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La rivelazione dopo gli arresti

Scandalo al Cara di Mineo
Usato come "casa di appuntamenti"


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Un nigeriano torna dall'Austria, contatta una prostituta, entra da un foro nella rete e va a "consumare" nel Cara di Mineo. Paga 50 euro e gliene rubano 700. Subisce un'estorsione e poi viene accusato "falsamente" di stupro.

 

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CALTAGIRONE - Casa d'appuntamento per migranti provenienti dall'estero, che entrano attraverso un foro praticato sulla recinzione e "consumano" rapporti sessuali con prostitute del posto. Tutto all'interno del "blindatissimo" e costosissimo Cara di Mineo, dove lo sfruttamento della prostituzione è stato accertato durante una nota inchiesta giudiziaria. Tutto inizia con l’infamante accusa di stupro a carico di un gruppo di immigrati. La vicenda giudiziaria dei quattro uomini ospiti del Cara di Mineo finiti in carcere nei mesi scorsi per violenza sessuale di gruppo nascondeva infatti dei clamorosi retroscena. La ricostruzione, risultata credibile da parte del Gip, sentiti gli accusati, difesi dagli avvocati di fiducia Giacomo Pulvirenti e Annalisa Gugliuzza del foro di Caltagirone infatti, verte attorno al furto di 700 euro da parte della presunta vittima dello stupro dopo una notte di sesso a pagamento all’interno di uno degli alloggi del Cara di Mineo, per l’occasione divenuto una casa di tolleranza, per un extracomunitario in transito nella provincia di Catania per rinnovare il suo passaporto.

Fredrik Jonson, sarebbe tornato dall’Austria, per rinnovare i suoi documenti, in quest’occasione, l’uomo dopo aver avvisato alcuni suoi amici dell’imminente arrivo avrebbe chiesto loro, come da sua stessa ammissione, ospitalità e contestualmente, che gli venisse procurato il numero di telefono di una prostituta con cui potersi intrattenere la notte del suo arrivo. Il giovane, già dimesso dal Cara, vi sarebbe rientrato per potervi dormire, grazie all’aiuto degli altri arrestati senza quindi alcun documento e grazie ad uno dei tanti fori della rete perimetrale utilizzati dai non aventi diritto per entrare ed uscire a qualsiasi ora del giorno e della notte e far transitare merci di dubbia provenienza. L’approccio con la donna, sarebbe avvenuto telefonicamente e anche il prezzo di 50 euro sarebbe stato pattuito per telefono concordando la durata del servizio per la totalità della notte.

Uno degli arrestati avrebbe offerto il suo alloggio come alcova tanto che dalla villetta 1043 si sarebbero allontanati gli ospiti per “rispetto” all’intimità dell’incontro notturno fra i due.
 Il risveglio per Fredrik Jonson è stato amaro, solo, nudo nel letto di quell’appartamento ma soprattutto spogliato dei suoi averi. Insieme alla giovane da quel giaciglio scompariva anche il suo portafoglio con dentro 700 euro. Scoperto il furto, Jonson e i suoi amici si mettono alla ricerca della donna che si era ritirata nell’alloggio dove vive con la sorella, per farsi restituire il maltolto. 
Trovata la donna il malcapitato riusciva a recuperare 500€ della somma totale insieme alla promessa che il giorno seguente avrebbe ottenuto anche i rimanenti 200 euro. La condizione “pacifica” dell’accordo muta bruscamente giorno 16 dicembre quando la stessa donna per mezzo del rappresentante dei nigeriani all’interno del Cara, fa sapere che non avrebbe riconsegnato la restante somma perché non essendo l’uomo ospite del Cara avrebbe trattenuto la somma presumibilmente per garantire il suo silenzio. In questa circostanza fra gli accusati di stupro, il rappresentante dei nigeriani e la presunta vittima sarebbe scoppiata una rissa comprovata da ecchimosi di poco conto sul corpo di tutti i partecipanti alla stessa. La donna, raggiunta da un ceffone decide di denunciare il cliente e i suoi amici per violenza sessuale piuttosto che riconsegnare i 200 euro.
 Per lo stesso Gip “la versione fornita dagli indagati appare convincente” e “appare maggiormente credibile che i fatti vertano tutti intorno ai 700 euro”

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Intanto Solomon Obuh, 21 anni, Michael Okowa, 25 anni, Fedricic Johnson, 23 anni,  Godswift Chukuma, 25 anni, sono diventati per l’opinione pubblica i mostri del Cara di Mineo. Ad avvalorare la tesi della difesa anche l’esame sulla persona offesa che non ha consentito di individuare segni di lesioni e traumi recenti e i test tossicologici che hanno escluso la presenza di qualsivoglia droga nel corpo della “vittima”. 
Un accusa infamante per i quattro uomini, colpevoli e non innocenti sino a prova contraria, per i quali è stata chiesta la scarcerazione e che al momento rimangono in carcere per il solo reato di rissa.

 


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