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Lungo la costa

Foti e la sua piccola Stonehenge
Ecco l'artista delle pietre in bilico


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Catania, catania stonehenge scogliera, stonehenge, Cronaca

Percorre la costa catanese componendo equilibri quasi impossibili a base di pietra lavica, sovvertendo geometrie e sollevando interrogativi.

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CATANIA - Un gruppo di sommozzatori riemerge, una mattina di questo Novembre, di fronte al litorale catanese. Fuori dall’acqua, sugli scogli, tutti sono colpiti da un improvviso stravolgimento di geometrie: tra le rocce spiccano in bilico alcune grosse pietre, curiosamente bilanciate sulle punte e gli angoli più instabili, quasi a costruire un anfiteatro megalitico in miniatura. Col passare dei minuti le “sculture” restano immobili, e qualcuna resisterà per giorni. Se tra Letojanni ed Aci Castello vi siete imbattuti in qualcuna di queste forme, decisamente oltre l’idea comune di equilibrio, probabilmente avete osservato una delle installazioni di Maurizio Foti.

Abbiamo avvicinato quest’artista dei piani instabili, dall’espressione meravigliata e aperta al sorriso, cercando di capire: l’invito è stato prima di tutto quello di osservarlo. Maurizio si muove in mezzo ai massi, li tocca e li osserva; c’è un cerchio di silenzio attorno alla sua persona, che impone di procedere con altrettanta cautela. Cerca punti d’appoggio apparentemente invisibili sulle superfici levigate da secoli di onde marine; crea un contatto evidente tra sguardo, mani e pietra, mentre sulla base l’equilibrio si fa sempre più fermo. I passanti si fermano, osservano, pronunciano la parola “Artista” con fare circospetto e poi vanno oltre; qualcuno filma con lo smartphone, chiedendo persino il permesso (“Ci sono anche i bambini che tirano sassi alle pietre in bilico”, dirà più tardi Maurizio, “ma in fondo anche questo è un tipo di relazione!”).

L’impressione di più d’uno è quella di un “dialogo” costante con la roccia, che dev’essere ben convincente visti i risultati. “Ogni punto di appoggio presenta tre punti di contatto”, spiega Foti con semplicità: raggiunti quelli, anche due curve possono incontrarsi in un bilanciamento quasi surreale. Ma poi, di fronte ad una piccola Stonehenge che le onde non riescono ad abbattere, gli interrogativi tornano: perché tutto questo? “Per un mutamento di prospettive”, ci risponde l’artista, arrotolandosi una sigaretta. “La sfida è costruire queste figure sfruttando meno superficie di appoggio possibile. E poi Acicastello la immagino diversa, più a misura d’uomo: mi piace renderla più bella”. Ma la sfida ha radici profonde. “Amo sentire le pietre sotto mani e piedi, mi comunicano una forma di energia: durante il lavoro si crea un campo energetico”, ammette Maurizio, che da otto anni si diletta in questa passione poco convenzionale. “La fotografia mi permette, una volta concluso il lavoro, di mostrare alla gente quel che io vedo nelle pietre, ma ciascuno può vederci qualcos’altro: come quando si osservano le nuvole”.

Nuvole di terra e di mare, viene da pensare, mentre il suono della risacca si fa strada nel discorso come a voler esprimere un parere. Perché il “mago” del bilico è anche un musicista sui generis: “Compongo su una chitarra accordata in La a 432 Hz: si tratta di una frequenza particolare, un’ottava più bassa della norma, [accordatura aurea, n.d.r.] impiegata anche da musicisti come Verdi. Sembra che tale frequenza sia la stessa del battito cardiaco”.

Una musica più affine alla vita umana, si direbbe, tanto da rendere l’espressione “corde dell’animo” ben più di una metafora. Ma nell’arte chiamata stone balancing rientra anche il contatto col pubblico: “Incontro continuamente nuove persone”, racconta Maurizio, “alcune restano impassibili, o si stupiscono, altre provano a emularmi e ognuno sperimenta un proprio stile secondo le proprie motivazioni. Allora le pietre smettono di essere oggetti materiali, per divenire tramite fra se stessi e la Terra”. Si tratta quindi di un’arte in continua evoluzione, ma di un dinamismo nel quale non possono mancare curiosità e divertimento. “Cerco di lavorare sull’equilibrio interiore utilizzando proprio quel che ho a disposizione; diffido invece di chi si fissa su discipline spiritualistiche –peraltro spesso buone, di per sé- fino a diventarne invasato. Non sono mai stato classificabile tra correnti politiche o di pensiero”, si racconta ancora l’artista, un po’ provato dopo l’ultima composizione (un’autentica beffa alla verticalità). Immagina installazioni anche al coperto, e seminari nei quali poter mostrare la sua abilità e far provare i più curiosi; pensa anche a perfezionarsi, sperimentando in luoghi diversi. Intanto le ombre meridiane si proiettano sulle “sculture” impassibili fino a confondere la vista. “L’idea di assurdo è tutta da rivedere”, dice un passante con gli occhi sgranati.


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