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Processo Fiori Bianchi

I boss dei Santapaola alla sbarra
Raffica di condanne in appello


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L'inchiesta che nel 2013 ha determinato un vero e proprio terremoto nella cosca. Aumento di condanna per Andrea Nizza.

 

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CATANIA – Condanne per vertici, soldati e manovalanza di Cosa nostra catanese. Il processo abbreviato Fiori Bianchi, l’inchiesta che nel febbraio 2013 creò un vero e proprio terremoto all’interno della cosca Santapaola, è arrivato al secondo capitolo giudiziario. E’ arrivata ieri sera alle 22 la sentenza della Corte d’Appello per l’esercito di imputati che avrebbe costituito (almeno fino al 2010) secondo l’accusa, rappresentata dai Pg Jole Boscarino e Giuseppe Lombardo, la cupola e le varie squadre militari della famiglia Santapaola- Ercolano. Un'organizzazione criminale che avrebbe messo radici in tutti i settori del crimine: tra cui estorsioni e appalti. E soprattutto avrebbe avuto ramificazioni in ogni quartiere e in ogni paese dell'hinterland etneo. A delineare i confini del potere della famiglia sarebbe stato il racket delle estorsioni. Sono state scoperte, anche grazie alle dichiarazioni del pentito Santo La Causa (condannato a 6 mesi), oltre venti estorsioni. La Corte ha condannato tutti gli imputati tranne Matteo Orlando che è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

Sono due gli aspetti più significativi di questa sentenza. La prima è la condanna per associazione mafiosa al latitante (tra i più pericolosi per il Viminale) Andrea Luca Nizza. La pena è stata aumentata da 6 anni a 8 anni. Questa condanna in appello significa che l’ultimo rampollo dei fratelli Nizza, storici trafficanti di droga di Librino, è stato già un soldato dei Santapaola fin da giovanissimo. In questa condanna – anche se bisognerà attendere le motivazioni della Corte – hanno avuto un peso determinante le dichiarazioni del fratello, ex uomo d’onore, Fabrizio Nizza e del suo ex autista Davide Seminara.

A proposito di collaboratori di giustizia, il riconoscimento dell’attenuante dell’articolo 8 a Mario Gaetano Vinciguerra (condanna a un anno) significa “sigillare” in un certo senso l’attendibilità delle sue dichiarazioni. L’ex boss dei Santapaola ha parlato per la prima volta nelle vesti di collaboratore proprio al processo d’Appello Fiori Bianchi. Vinciguerra è stato un affiliato di Cosa nostra per molti anni. Una lunga militanza che gli ha permesso di conoscere nomi e cognomi di chi "componeva" le squadre militari della mafia catanese. Il pentito, infatti durante l’esame dei Pg Boscarino e Lombardo, ha riconosciuto molti dei componenti (imputati) dei gruppi di Aci Catena e Acireale, ma ha saputo fornire lucidi dettagli sui personaggi delle squadre che operavano anche a Catania, in particolare per i gruppi di Picanello e del Villaggio Sant'Agata.

Per alcuni imputati “di peso”, considerati come i capi indiscussi dell’organizzazione criminale, la Corte d’Appello ha ridotto le pene rispetto a quelle del Gup: da 16 a 10 anni per il boss Angelo Mirabile, da 12 anni a 8 anni e 8 mesi per Salvatore Battaglia. Per molti degli imputati è stata riconosciuta la continuazione della pena con altre sentenze e questo ha determinato una riduzione degli anni di reclusione inflitti.

Sei anni per Giorgio Cannizzaro, il nome che avrebbe rappresentato la “cerniera” tra Santapaola, politica, massoneria, imprenditoria collusa, Vaticano e anche Camorra.

TUTTE LE CONDANNE. Andrea Luca Nizza è stato condannato per associazione mafiosa, la pena è stata rideterminata in 8 anni e 26 mila euro di multa. Angelo Mirabile, 10 anni, Salvatore Battaglia, 8 anni e 8 mesi, Armando Natale Angemi, 7 anni, 1 mese e 10 giorni (riconosciuta la continuazione con altre sentenze). 5 anni e 4 mesi per Alfio Brancato, Alessandro Lanzafame, Giuseppe Tringale, Francesco Leonardi e Orazio Carbonaro. 6 anni per Carmelo Scuderi, Salvatore Gerardo Marro, Giorgio Cannizzaro, Giuseppe Santonocito, Salvatore Zito, Salvatore Miano. 7 anni e 2 mesi per Mirko Pompeo Casesa e Elio Catania (riconosciuta la continuazione con altre sentenze). 3 anni per Salvatore Fiore quale aumento per la continuazione di un’altra sentenza. Due anni, sempre come aumento in continuazione, per Giuseppe Fioretto e Filippo Scalogna. Riconosciuto l’aumento di 1 anno e 6 mesi per Giovanni Messina. Aumento di pena anche per Carmelo Nizza determinato in due anni di reclusione. Lorenzo Pavone è stato condannato a 2 anni e sei mesi “quale aumento” per altra sentenza già definitiva. Giuseppe Puglisi, 4 anni e 8 mesi. Aumento determinato in 3 anni per Santo Tudisco. Gianfranco Faro, 5 anni e 4 mesi, Salvatore Aiasecca, 4 anni e 8 mesi, Ivan Natale Filloramo, 9 anni e 6 mesi (riconosciuta la continuazione di pena). 4 anni di reclusone per Davide Battiato, Vincenzo Dato, Antonino Meli, Tommaso Sciuto, Carmelo Orazio Stimoli, Gabriele Lo Bianco. Due anni e otto mesi per Ettore Scorciapino e Salvatore Sciacca. Antonino Botta, 8 anni e 6 mila euro di multa, Rosario Cantone, 3 anni e 8 mesi e 2 mila euro di multa, Mario Guarrera, 9 anni, 1 mese e 20 giorni e 6 mila euro di multa, Francesco Platania, 9 anni e 6 mila euro di multa, Carmelo Puglisi, 10 anni e 8 mesi e 3 mila euro di multa, Pietro Stimoli, 9 anni e 2 mila euro di multa, il collaboratore di giustizia Santo La Causa, 6 mesi di reclusione. Un anno di reclusione quale aumento con un’altra sentenza per Filippo Santo Pappalardo. Concessa l’attenuante dell’articolo 8 quale collaboratore di giustizia a Mario Gaetano Vinciguerra condannato a un anno di reclusione con riconoscimento della continuazione con altra condanna. Assolto, per non aver commesso il fatto, Matteo Orlando.

 


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