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Il processo d'appello

Omicidio Santapaola - Sedici
Ergastolo per Enzo Aiello


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Catania, catania omicidio santapaola sedici, Cronaca

Confermata la sentenza di primo grado.

 

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CATANIA - Ergastolo confermato per il boss Vincenzo Aiello accusato del duplice omicidio di Angelo Santapaola e del guardaspalle Nicola Sedici, uccisi in un macello dismesso della Catania - Gela. La Corte d'Appello d'Assise di Catania, presieduta dal giudice Dorotea Quartararo, ha confermato la sentenza di condanna di primo grado per il rappresentante provinciale di Cosa nostra catanese e per Salvatore Di Bennardo, proprietario del lavaggio auto di Palagonia che avrebbe fornito l'auto per sbarazzarsi dei cadaveri. I giudici dunque hanno pienamente accolto la richiesta della Pg Mariella Ledda che aveva chiesto la conferma del verdetto della Corte d'Assise presieduta da Rosario Cuteri emesso ad aprile del 2014.

E' durato meno di sei mesi il processo d'appello: nel corso del dibattimento sono stati ascoltati nuovi testi, che hanno allargato l'apparato probatorio dell'accusa. Fabrizio Nizza è il collaboratore di giustizia che chiude il cerchio: l'omicidio del cugino di Nitto nasce dalla volontà dei vertici santapaoliani. Insomma di lupara bianca si tratterebbe. Angelo Santapaola avrebbe voluto - secondo il pentito - ritagliarsi il suo centro di potere lasciando fuori dagli affari illeciti i fratelli Nizza, trafficanti esperti di droga. Le ambizioni criminali e anche l'atteggiamento di Santapaola non sarebbe piaciuto. A quel punto la decisione di ammazzarlo.

Le indagini sul duplice omicidio erano rimaste impantanate per alcuni anni, anche perchè i cadaveri (irriconoscibili) furono trovati in un casolare abbandonato a Ramacca. Per il riconoscimento furono decisive le fedi nuziali con incisi i nomi delle mogli delle vittime, Grazia Corra e Claudia Crisafulli. A dare una svolta all'inchiesta sono state le rivelazioni del collaboratore di giustizia Santo La Causa. L'ex reggente della cosca indica il luogo preciso dell'omicidio. Sul posto i carabinieri trovarono i tre bossoli con cui furono ammazzate le due vittime e anche due tracce ematiche. Per i Ris quel sangue apparteneva con “certezza ad Angelo Santapaola” e al “90% a Nicola Sedici”. Oltre al materiale biologico anche un frammento osseo finisce nei microscopi dei Ris: anche questo attribuibile al cugino del capomafia Nitto.

Enzo Aiello non avrebbe approvato l'“allegra” gestione delle estorsioni di Angelo Santapaola. Il boss sarebbe stato un "cane sciolto" che sfruttando il suo cognome si sarebbe accreditato anche alla cupola palermitana. Comportamenti che - secondo La Causa -  avrebbero provocato forti contrasti con Vincenzo Aiello. Santapaola sarebbe stato ucciso  perché “non aveva la convinta adesione dei componenti della sua stessa organizzazione”. I Santapaola sono pronti ad uccidere, senza possibilità d'appello, anche uomini "dello stesso sangue" se questi non rispettano le regole della famiglia.

La conferma che "Aiello si trovasse nel luogo dell’omicidio quando questo venne commesso” arriva anche dai controlli incrociati delle celle telefoniche e dalle intercettazioni prima e dopo l'ora del delitto sull'utenza del boss detenuto a Parma. A sparare al cugino di Nitto Santapaola sarebbe stato - sempre secondo Santo La Causa - Orazio Magrì, lo spietato killer arrestato in Romania qualche anno fa dopo un lungo periodo di latitanza.


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