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La frattura in casa Pd
Raia: "Rischiamo di smarrirci"

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Il primo, inconfutabile, responso delle urne è la scissione del Partito democratico etneo.

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CATANIA - Se non una sonora sconfitta, sicuramente una frattura profonda. In attesa dei risultati dei ballottaggi il primo, inconfutabile, responso delle urne è la scissione del Partito democratico etneo. Oltre la vittoria del Movimento 5 Stelle che a sorpresa ha conquistato Grammichele – patria di Concetta Raia (oltre che già fortino di Raffaele Lombardo – la notizia è che, nei grandi Comuni di Giarre e Caltagirone i democratici sono stati schiacciati e non dagli avversari. O almeno non solo. Nella cittadina ionica, la frattura tra le anime democratiche si è palesata ancor prima del voto, con due candidati di area democratica: Tania Spitaleri – che ha conquistato il ballottaggio forte del 33.44 per cento di preferenze – e Salvatore Vitale, fermo al 23.21 per cento e fuori dai giochi. La prima, candidata berrettiana del movimento Articolo 4 degli “ingombranti” Luca Sammartino e Valeria Sudano – e appoggiata anche dai “d’agostiniani” di Sicilia futura e dal Megafono – supera il candidato del Pd, appoggiato dal nocciolo duro dei democratici, area Cgil in testa. Una situazione che porterà, o almeno dovrebbe, i voti dei democratici verso la giovane esponente politica, per consentirle di vincere al prossimo scontro. Ma il condizionale resta d’obbligo: nonostante le pubbliche dichiarazioni dei segretario del Pd etneo, Enzo Napoli, che si appella a superare ogni divisione e appoggiare la Spitaleri, farlo significherebbe riconoscere la supremazia – e la forza politica – degli articolisti e un peso non indifferente alle altre correnti interne al partito di governo. Con le conseguenze a catena sugli altri comuni. Non è detto dunque che le cose vadano come il segretario spera.

Questo in quel di Giarre. Ma a Caltagirone le cose non sono poi tanto diverse: due candidati a sinistra, uno, Francesco Pignataro del Pd, al ballottaggio con il forte Gino Ioppolo – appoggiato da Sicilia Futura, forza al governo regionale decisamente in area democratica – e l’altro, Fabio Roccuzzo, candidato della sinistra più a sinistra. Quest’ultimo è riuscito a ottenere il 20.08 delle preferenze che, sommate alle 28.51 di Pignataro, potrebbero portare il fratello del rettore alla vittoria. Sempre che qualche voto non converga su Gino Ioppolo, candidato della destra, che con il 38.19 per cento delle preferenze è di gran lunga il più votato.

Infine Ramacca dove Pippo Limoli, ex Forza Italia oggi appoggiato da destra – Giovanni La Via in primis – ma anche da sinistra interna al Pd, riconquista la poltrona di sindaco, dopo l’esperienza di fine anni Novanta, con il 37.64 per cento di voti . Il candidato del Partito democratico, Franco Zappalà, si è fermato ad appena il 7.41 per cento. Insomma, è più che ipotizzabile che il voto amministrativo del 5 giungo – qualsiasi sarà il risultato dei ballottaggi – consegni un Partito democratico diviso, indebolito, lontano dagli exploit delle recenti regionali – e comunali. Una compagine sfilacciata che deve correre ai ripari. Come onestamente, e lucidamente, ammette Concetta Raia, deputata regionale e leader della corrente cigiellina dei democratici. “Il responso delle urne non è molto gratificante per il Pd . Questo partito, il mio partito , o recupera diversi mondi con politiche sociali diverse oppure rischiamo di smarrirci, evidentemente non basta spostarsi verso il centro - destra per recuperare voti se poi crei una voragine nella tua di sinistra .... Mi auguro che si ponga velocemente rimedio e non prevalga la tracotanza e la sufficienza , si ascoltino di più i territori e si dia più attenzione al mondo del lavoro”.

Ma c’è chi mormora che la frattura potrà essere sanata solo dopo che cambierà la guida del Pd cittadino.

 


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