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L'ultimo summit della cupola
Le intercettazioni integrali del Ros


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La riunione della cupola catanese prima degli arresti. IL VIDEO INTEGRALE

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CATANIA – E’ l’ultimo summit della nuova cupola di Cosa nostra catanese prima degli arresti. E’ il 15 aprile 2016, pochi giorni dopo la scure del Ros colpirà 28 indagati. Nella cucina della Masseria dei fratelli Antonio e Paolo Galioto ci sono le cimici del Raggruppamento Operativo Speciale e fuori ci sono le telecamere. I boss mangiano la pizza, parlano di religione e di malasanità: ma tra un boccone e l’altro si discute anche di affari da “100 mila euro”. L’uomo d’onore di Paternò Francesco Amantea è chiaro: “Gli devi dire all'imprenditore che prima mette mano ai suoi progetti… pigli centomila euro e ci bagniamo...ci bagniamo la bocca".

Uno degli ultimi tasselli dell’inchiesta Kronos,
a cui il mensile S in edicola ha dedicato uno speciale, sono le oltre sessanta pagine di trascrizioni delle conversazioni captate durante l’appuntamento richiesto da Salvatore Seminara (U Zu Turiddu) per chiarire alcune “vicende”. All’incontro c’è il capo dei Nardo, Pippo Floridia e Franco Amantea, secondo solo al nuovo capomafia Francesco Santapaola. Il video integrale del Ros (GUARDA) mostra l’arrivo del boss di Cosa nostra ennese (indicato dagli inquirenti come il nuovo reggente della famiglia di Caltagiorne). Si parla della spartizione delle estorsioni. Dell’agguato (fallito) avvenuto pochi giorni prima nei confronti di Giovanni Pappalardo e Salvatore Di Benedetto, due tra gli uomini di fiducia dello Zu Turiddu.

Prima dell’entrata in scena del boss Seminara le orecchie telematiche del Ros captano quella che il Gup Rosa Alba Recupido nell’ordinanza di custodia cautelare definisce “la preoccupazione di trovare una versione concordata” circa l’appuntamento correlato all’attentato dei due boss. Perché Spampinato e Di Benedetto stavano andando a un incontro mentre stavano quasi per essere ammazzati. E’ sempre Amantea che spiega: “quello era venuto all'appuntamento solo che è stato seguito dalla speciale...se n'è scappato e ha buttato pure il telefono, ha buttato tutte cose..”. La cosa importante è comunque, come dice Antonio Galioto rivolgendosi a Pippo Floridia: “Dobbiamo intanto…dobbiamo negare... l'evidenza stessa tra noi stessi…la dobbiamo negare, Pippo, oggi…”. Alla fine il boss dei Nardo incarica l’uomo d’onore di Paternò di parlare con Seminara e di risolvere, in un modo o nell’altro la questione: “Franco…per questa discussione parlagli tu..hai capito?”

A mezzogiorno arriva Seminara. La discussione prima di entrare nel cuore delle questioni “incombenti” è una sorta di salto nel passato. Si commentano i vari periodi di detenzione: si parla di nomi importanti della famiglia di Cosa nostra catanese. Come Angelo Santapaola (cugino di Nitto ammazzato nel 2007) e Santo La Causa (ex reggente e oggi superpentito). Poi Seminara va dritto al problema. All’accusa di appropriazione indebita. “Dovevano venire con questo signore che avrebbe portato a me questi soldi, quindi, un'accusa di questa, a parte tutto il resto, come si fa a portarla?!”. Zu Turiddu, settant’anni, si lamenta dell’ultimo incontro dove alcuni sarebbero arrivati accompagnati da una scorta armata: “Noialtri per incontrarci che abbiamo bisogno dell'esercito appresso?”. I toni sono altalenanti, soprattutto tra Pippo Floridia e Turi Seminara. E’ sulla spartizione dei proventi che inizia la registrazione video di sei minuti del Ros (GUARDA), le parole del boss calatino sono precise. I soldi vanno alla cassa di Palermo. Alla cupola. “Intanto metti la zona di Palermo che deve portare i soldi a noialtri? Ti deve portare i soldi a te? Ma io penso di no!" "Oppure c'è una nuova legge che Palermo li porta a Catania?"

Seminara chiede di poter incontrare chi lo ha accusato di aver preso i soldi. “E glielo spiego io, io non ho preso nè una lira, nè conosco questo fitusu che gli ha detto che ha portato questi soldi a me, non ho avuto mai rapporti, quindi lo prendono, mi deve fare la cortesia che io non mi posso muovere, e me lo portano in presenza mia e me lo fanno dire nella faccia a me che questo mi ha portato questi soldi!". La situazione sembra chiarirsi da questo punto di vista, ma Seminara torna sull’attentato ai due uomini di fiducia di Palagonia. Pippo Floridia fa spallucce e dice di non “poter dire nulla” sul fatto. A quel punto lo Zu Turiddo solleva interrogativi: “Solo che noialtri gli mettiamo scompiglio a Palagonia oooo ci mettiamo pace? Perchè in un momento non è che chi si alza prima la mattina, o parte uno di fuori e da ordini ad un altro di là! Io penso che non è bello...”.

Ma discutendo di Giovanni Pallardo e di U Sciarrotu (Salvatore Di Benedetto, ndr) la discussione va a finire su una vicenda di una estorsione (Pippo Floridia si fa scappare “estor” e poi si ferma) in alcuni magazzini per i trasporti. A un certo punto i due sarebbero andati dall’imprenditore a proporre di alzare l’ammontare delle fatture per poter pagare loro. Pippo non ci ha visto più, perché in quell’azienda” c'è un paesano mio e quello che fa lavorare”. Per Floridia non ci si può fidare. “Perchè ora sto capendo che quelli si sono venduti. Questi qua arrivati a questo punto è dal primo giorno che camminano sempre con la menzogna e continuano sempre a dire menzogne!”. Anche l’agguato per il boss dei Nardo sarebbe un’invenzione.

Il summit, l’ultimo appunto, finisce con l’attestazione di Seminara che "erano tutti una famiglia" e che i "confini", pure esistenti – scrive il Gip - non erano determinanti. I boss riconfermano – si legge ancora nell’ordinanza – la stima reciproca e sollevano ancora dubbi sull’affidabilità di Di Benedetto e Pappalardo. Seminara, però, dopo questo incontro avrebbe incontrato i due picciotti. E lo scopo sarebbe stato quello di mettere tutti contro tutti. E in una guerra U Zu Turiddu poteva, forse, far scappare i Nardo e diventare il “re” incontrastato del calatino.

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