Live Sicilia

OPERAZIONE “MUMMY”

Tratta e prostituzione, 6 fermi
Gruppo con base a Catania


Articolo letto 10.261 volte
, Cronaca

Blitz della Polizia su delega della Procura della Repubblica. TUTTI I NOMI LE INTERCETTAZIONI IL VIDEO

VOTA
1/5
2 voti

CATANIA. Schiave del sesso. Costrette a prostituirsi per pagare il debito di almeno 20 mila euro 'contrattualizzato' attraverso il rito magico-esoterico 'JoJo'. Giovanissime nigeriane, alcune minorenni, sono le vittime di un'organizzazione disarticolata questa mattina dalla Squadra Mobile di Catania. Le indagini e le intercettazioni hanno permesso di ricostruire la rete criminale che aveva come base operativa e logistica Catania, nel quartiere di San Cristoforo, e altre due 'filiali' a Roma e Genova. Il gruppo inoltre poteva avvalersi del supporto di sodali in Libia e in Nigeria, qui in particolare operava una donna, la "Mummy" che reclutava le ragazze da far arrivare in Italia. Il viaggio dell'orrore poteva durare settimane: dalla Nigeria arrivavano il Libia dove prima di essere imbarcate nei gommoni, diretti nelle coste siciliane, venivano sorvegliate da 'soldati' armati.

La polizia ha eseguito sei fermi questa mattina nelle tre città dove operava l'organizzazione criminale. Al vertice della piramide Sandra Johnson, classe 1992, arrestata a Catania. Gli altri cinque sono: Friday Igbinosun, classe 1992, arrestato a Genova, Kelvin Aigbedion, classe 1993, arrestato a Roma, Emmanuel Asewo, classe 1989, arrestato a Catania, Jennifer Ekhator, classe 1985, arrestata a Roma, e Faith Owamagbe, classe 1985, arrestata a Genova. Jennifer e Emmanuel avevano ruoli di 'leadership' anche se erano subordinati alle direttive di Sandra, chiamata la 'madame'. Era lei che teneva i contatti diretti con la Mammy in Libia. Dalle intercettazioni emerge che sarebbe figlia della Mammy nigeriana che l'aveva sottoposta al rito 'jojo'.

Per tutti, tranne Owamagbe, l'accusa è  di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di giovani nigeriane e sfruttamento della prostituzione, anche minorile. "Un reato orrendo" - ha evidenziato il Procuratore Michelangelo Patanè, che ha coordinato le indagini insieme alle pm Lina Trovato e Rosaria Molè.

L'inchiesta parte dalla testimonianza di una minore nigeriana contattata durante un controllo su strada, e precisamente sulla Catania- Gela. “Dorina” (nome di fantasia) ha raccontato il suo lungo viaggio dalla Nigeria all'Italia, organizzata dalla "madame Mummy" dopo avere "contrattualizzato" un debito di decine di migliaia di euro con il rito “JuJu”. La "stregoneria" o "magia nera" prevedeva, in caso di mancato pagamento, disgrazie di ogni genere per la giovane e i suoi familiari. Un "Boga" (responsabile del trasferimento) ha controllato la sua traversata fino in Sicilia, a bordo di un gommone. Era arrivata in Sicilia ad agosto nel 2015, un mese dopo già si prostituiva sulla Catania- Gela. In un primo momento era stata trasferita in un centro nel nord Italia, poi con il contributo dei sodali operativi al nord è stata “presa in consegna” e accompagnat a Catania dove la attendeva la sua “madame”, che dopo un periodo di "training" l'ha costretta a prostituirsi.

La storia è stata fondamentale per sviluppare le indagini. Ogni nuovo elemento permetteva di ricostruire una catena "terrificante" che congiungeva Catania alla Libia. Le ragazze, dopo l'arrivo in Italia, sarebbero state "prelevate" dai centri d'accoglienza e riportate dagli sfruttatori. Molte le giovani che scappavano: il rito "juju" è molto forte nelle credenze di queste donne incapaci di "scegliere". Come "Dorina" anche le altre, dopo un breve tirocinio, vengono costrette al meretricio. Ogni prestazione serviva a raccogliere i soldi necessari a pagare il debito.

Sono solo otto le vittime che la magistratura è riuscita a identificare, due sono minorenni. Ascoltate "per sommarie" informazioni hanno ammesso - tranne qualche eccezione - di essere vittime di tratta. "Durante le perquisizioni di oggi - ha spiegato Antonio Salvago della Squadra Mobile - abbiamo trovato alcune vittime, una a Catania e altre due tra Roma e Genova".

L'organizzazione criminale non lasciava nulla al caso. Le giovani future "schiave del sesso" erano istruite su cosa dovevano dichiarare appena arrivavano in Italia. Dovevano dire di essere maggiorenni e che erano accompagnati da qualche parente. Bugie che dovevano servire a sottrarsi all'intervento dello Stato italiano. Ma, come già detto, in caso fossero state inviate in qualche struttura, le giovani sapevano già che dovevano scappare. E una volta arrivate in strada dovevano anche stare attente ai controlli delle forze dell'ordine: e qualora avessero visto persone in divisa dovevano immediatamente avvertire la "madame".

Alcune vittime sarebbero arrivate in Italia con la falsa promessa di un lavoro. Ma in altri casi le giovanissime sapevano benissimo cosa avrebbero fatto una volta arrivate in Italia. La realtà non era mai detta esplicitamente, ma con la complicità della famiglia (anche loro ricattati dal rito "juju") riuscivano a convincere le ragazze non solo a partire ma anche a continuare a farlo. L'organizzazione, infatti, manteneva i contatti con la famiglia d'origine, in modo che i parenti "esortavano" la donna a non abbandonare la strada della prostituzione. In un'intercettazione una ragazza aveva palesato la sua voglia di smettere, ma dall'altra parte della cornetta i familiari la spingevano a "resistere" almeno per un altro anno. Dopo infatti sarebbe state lei a fare la "madame". In realtà loro stessi temevano che la maledizione "juju" sarebbe stata trasmessa dalla giovane a loro. "Questo è uno degli elementi nuovi che emerge da questo tipo di indagini"- ha spiegato la pm Lina Trovato.

L'operazione Mummy dimostra ancora una volta quanto sia drammaticamente diffuso il fenomeno delle "tratte delle schiave del sesso". Dai dati dell'OIM, osservatorio mondiale dei fenomeni migratori, il numero di donne nigeriane sbarcate in Italia è cresciuto a livello esponenziale negli ultimi tre anni. Se nel 2013 erano poco più di 400, nel 2014 sono state 1454 e quasi 5000 nel 2015. Di questi ultimi numeri oltre 2000 sono quelle arrivate nelle coste siciliane.

I sei fermati saranno ascoltati dai Gip (anche di Roma e Genova) nel corso dell'udienza di convalida. La decisione arriverà nei prossimi giorni.


 


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php


Segnala il commento