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Pizzo, colpo a Ceusi e Mazzei
Parla un testimone di giustizia


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Si chiama "Nero Infinito" il blitz della Squadra Mobile. Sono coinvolti esponenti della famiglia Piacenti, dell'organizzazione mafiosa Mazzei "Carcagnusi" e anche un affiliato della famiglia Laudani. L'indagine è scattata dopo le rivelazioni del testimone di giustizia Antonio Chiaramonte.

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CATANIA - Alla fine ha deciso di parlare. Antonio Chiaramonte, volto noto della produzione cinematografica made in Sicily, è entrato nel programma di protezione come "testimone di giustizia" ed ha vuotato il sacco alla polizia. Era il 2014. Un'intensa indagine, coordinata dal pm della Dda Rocco Liguori, ha portato a svelare il meccanismo perverso e drammatico di usura ed estorsioni in cui l'imprenditore era finito. Due i clan coinvolti nell'incubo di Chiaramonte: i "Ceusi" e i "Carcagnusi". Questi i nomi con cui sono conosciuti nella malavita i Piacenti di Picanello e i Mazzei di San Cristoforo. In manette sono finiti in sei: Rosario Piacenti, (U Ceusu di Picanello e capo ultras della Curva Sud), la madre Salvatrice Viola, Sebastiano Mazzei (già al 41 bis), Franco Raciti, Lucio Stella e Sebastiano D'Antona (già detenuto per l'operazione I Vicerè).


L'operazione - che prende il nome dal film horror prodotto da Chiaramonte "Nero Infinito" - ha permesso di ricostruire il sistema di usura e pizzo prima dei Ceusi e poi dei Mazzei di cui sarebbe stato vittima l'imprenditore. Per oltre un decennio (dal 2005 almeno) il produttore cinematografico avrebbe pagato a Rosario Piacenti e alla madre Salvatrice una somma di quasi 600 mila euro. Il prestito di partenza è stato di 200 mila euro: ma con interessi oscillanti tra il 5% e il 10% al mese, l'importo è lievitato fino a diventare 600 mila. La rata, dunque, sarebbe stata di 11.200 euro, pari a un debito di 134 mila euro ogni anno. L'accordo, inoltre, prevedeva il pagamento costante della rata e degli interessi ogni mese fino alla restituzione della somma capitale in una o due tranche. Piacenti e Viola sono rispettivamente il figlio e l'ex moglie di Giovanni Piacenti (classe 1947), al momento detenuto, considerato elemento di spicco dei Ceusi. Giovanni "l'elegante" è uno dei vertici della mafia di Picanello. Salvatrice Viola in un'occasione sarebbe stata chiara con Chiaramonte: "Anche se donna era comunque capace di incaricare qualcuno per ucciderlo". L'imprenditore inoltre avrebbe raccontato che l'ex moglie del boss avrebbe tentato di aggredirlo con un coltello da cucina per farsi pagare. Il figlio invece una volta lo avrebbe schiaffeggiato.

Nel 2007, ad un certo punto, Chiaramonte non sarebbe riuscito a pagare le somme dovute ai Ceusi e si rivolge a Franco Raciti, affiliato dei Mazzei, che avrebbe avuto lo scopo di "mediare" sul debito. "Cipudda" si presenta dai Piacenti e risolve la questione: l'imprenditore dovrà restituire solo la somma data in prestito (erano rimasti circa 140 mila euro) e si interrompe il versamento degli interessi.

Si chiude un incubo e se ne inizia un altro. L'imprenditore, all'epoca operativo nella ristorazione (prima era stato un fornitore di vernici e materiale edile), doveva pagare un pizzo di 500 euro a titolo di protezione e messa a posto per il suo club ristorante. Gli esattori sarebbero stati nel 2007 Raciti e D'Antona. Quest'ultimo da qualche anno avrebbe lasciato i Carcagnusi e si sarebbe associato ai Laudani, che intorno al 2008 hanno creato una cellula a Picanello.

Mazzei, Stella e Raciti avrebbero inoltre costretto Chiaramonte a pagare dal 2009 al 2014 centinaia di euro come "pizzo". Per l'uscita del suo film Nero Infinito inoltre i Mazzei avrebbero preteso il versamento di 5000 euro. L'imprenditore catanese è la "firma" di produzione anche del film Baci Salati.

Raciti avrebbe costretto l'imprenditore, all'inizio del 2007, a versare 500 euro (come cavallo di ritorno) per avere indietro una moto Bmw, che era stata rubata qualche giorno prima.

GLI ARRESTATI:

Rosario Piacenti, pregiudicato classe '65;
Salvatrice Viola, classe '50;
Sebastiano Mazzei, pregiudicato classe '72;
Franco Raciti, pregiudicato classe '67;
Lucio Stella, pregiudicato classe '75;
Sebastiano D'Antona, pregiudicato classe '72.

 


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