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L'indagine

Colpo in gioielleria, due feriti
Fermata banda di paternesi


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Catania, catanua rapina, rapina, Cronaca

Le indagini della Squadra Mobile hanno consentito di individuare gli autori della tentata rapina ai danni della gioielleria Lanzafame dello scorso 10 febbraio. Coinvolta una giovane 15enne. IL VIDEO DELLA RAPINA E DELLA FUGA

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Roccia Salvatore Nicola



CATANIA - Quindici giorni sono bastati per chiudere il cerchio e mettere le manette ai polsi a due dei malviventi che il 10 genniao scorso hanno tentato di rapinare la gioielleria Lanzafame a pochi passi dal Duomo di Catania. Quella mattina il rumore dello sparo ha destato panico e ansia tra i passanti e i residenti del centro storico. In un primo momento, infatti, si era diffusa la notizia che uno dei titolari era stato ferito dal colpo di pistola. Ma dopo il sopralluogo della scientifica si scoprì che il bossolo era a salve e che il giovane gioielliere era svenuto ed aveva battuto la testa a causa della caduta. L'indagine ha portato la Squadra Mobile a Paternò: ieri sono stati eseguiti due fermi nei confronti di Salvatore Marano, 24 anni, e Salvatore Nicola Roccia, 22 anni (nipote del noto boss Salvatore Rapisarda, referente dei Laudani a Paternò). Nella tentata rapina è coinvolta anche una giovane 15enne, che è stata segnalata al Tribunale dei Minorenni di Catania.

La rapina. L'indagine è partita immediatamente dopo la tentata rapina. La Squadra Mobile ha immediatamente cercato di ricostruire la dimanica del colpo attraverso il racconto dei due titolari: padre e figlio. L'anziano gioiellieri che si trovava dietro il bancone è stato colpito violentemente al volto. Il figlio, invece, che era nel retrobottega, ha raggiunto il padre ed ha visto Roccia che armato gli intimava di consegnargli le chiavi della cassaforte. A un certo punto vedendo arrivare l'altro gioielliere Rocca ha esploso il colpo di pistola. Il figlio è svenuto ed è rimasto ferito. I tre rapinatori a qual punto sono scappati. Il figlio è stato trasportato al Garibaldi dove gli veniva diagnosticata una ferita lacero contusa e un trauma cranico con perdita di coscienza. Il padre invece fortunatamente delle ferite superficiali e delle escoriazioni.

Marano Salvatore



LA FUGA I tre rapinatori sono fuggiti percorrendo la via San Giuseppe al Duomo. Dall'esame delle immagini dei vari impianti di  videosorveglianza della zona, gli agenti della  Sezione Reati contro il Patrimonio - “Squadra Antirapina”, coordianati dalla Procura della Repubblica di Catania, è riuscita a ricostruire la via dei fuga dei malviventi. Il terzetto, come detto, è stato individuato in via San Giuseppe al Duomo: la donna che indossava un giubbotto rosso procedeva di corsa, mentre gli altri due procedevano a passo d'uomo e si sono avvicinati a una macchina che avevano lasciato parcheggiata poco distante.  Il terzetto era stato notato anche da un Brigadiere della Guardia di Finanza che vi notava salire a bordo di una Polo. Della vettura di colore grigio metalizzato, caratterizzata dalla presenza di barra in acciaio sul tetto e fascioni laterali, però gli agenti non riescono a rilevare la targa. Altri filmati però permettono di localizzarla anche in direzione via Alessi. Un'auto con le stesse caratteristiche è stata notota anche in piazza Alcalà, al faro Biscari e allo svincolo con l'Asse dei servizi.

L'INDAGINE. Il fiuto investigativo dei poliziotti fa pensare che la rapina in pieno giorno e in pieno centro storico era opera di rapinatori non catanesi. Un'intuizione che si rivelerà giusta: un'attività certosina di carattere tecnico permette di individuare la targa che era di proprietà di un paternese. Gli accertamenti portano a capire che il mezzo era utilizzato da Salvatore Marano, il figlio del proprietario. A quel punto scattane le intercettazioni telefoniche: Marano sparisce per un po' da Paternò. Forse per paura di essere identificato. Ma dai tabulati telefonici gli agenti riescono a risalire ai componenti della banda composta da altri due paternesi: Rocca e la ragazzina di 15 anni. Passati alcuni giorni Marano torna in paese. A quel punto la Procura dispone i fermi eseguiti ieri sera: Roccia, fermato vicino la sua abitazione, aveva addosso la semiautomatica a salve (che ha tentato di disfarsene), mentre Marano è stato fermato a casa. La pistola è risultata essere quella della tentata rapina.

L'AMMISSIONE. I due sono stati fermati e una volta accompagnati in via Ventimiglia hanno ammesso di essere gli autori della tentata rapina. La giovane ha avuto solo un ruolo marginale. Marano e Roccia sono detenuti nel carcere di Piazza Lanza, in attesa della convalida del fermo da parte del Gip.

 

 

 

 


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