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Mafia

Scatta l'operazione The End:
14 arresti dei carabinieri


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Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di droga: gli arrestati sono ritenuti appartenenti al clan Assinnata, articolazione operante nel territorio di Paternò della famiglia catanese di cosa nostra dei Santapaola. VIDEO - INTERCETTAZIONI  L'EVOLUZIONE DELL'INDAGINE

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CATANIA. L’inchiesta è scattata sulla scorta della denuncia di un imprenditore palermitano che stava ristrutturando un immobile nella zona nord di Paternò. Una intimidazione in piena regola con una tanica di benzina ed un accendino fatti ritrovare sul posto. 
E’ da qui che è scattata l’inchiesta dei carabinieri del Comando provinciale di Catania del Colonnello Francesco Gargaro e della Compagnia di Paternò guidata dal Capitano Lorenzo Provenzano che ha portato all’arresto di 14 persone ritenute appartenenti al clan Assinnata di Paternò affiliata alla famiglia catanese dei Santapaola. Il clan si è storicamente sviluppato in seno al gruppo mafioso degli Alleruzzo. 
All’alba, un dispiegamento di cento carabinieri ed un elicottero assieme al Nucleo Cinofili hanno portato agli arresti di un blitz denominato “The End”. Dei 14 soggetti indagati, 13 sono finiti in carcere e uno posto, invece, agli arresti domiciliari.

La “squadra” in questione si era interamente dedicata al racket delle estorsioni (quelle riconosciute sono tre ai danni di altrettanti imprenditori e una nei confronti di un esercente) e dello spaccio. In particolare, la droga veniva smerciata principalmente in piazza Purgatorio: ma anche per le vie della città all’interno delle automobili.

IL RACCONTO DEGLI INQUIRENTI. “Le indagini hanno delineato una organizzazione mafiosa, di tipo verticistico - piramidale, con una chiara e nitida suddivisione dei compiti, tutti finalizzati al conseguimento di illeciti proventi scaturenti da diversificate attività criminali. ASSINNATA Salvatore era coadiuvato dai suoi “fedelissimi”, MESSINA Giovanni, suo storico braccio destro e tratto in arresto nell’ambito dell’indagine in quanto trovato in possesso di 600 grammi di cocaina purissima, PUGLISI Pietro, responsabile di custodire l’arsenale del clan sequestrato nel maggio del 2013, il cognato GIACOPONELLO Andrea, tratto in arresto per la detenzione di una pistola con matricola abrasa, BEATO Benedetto, PARENTI Giuseppe, VESPUCCI Luca e FIORETTO Giuseppe, con i compiti di gestire le altre attività illecite. ASSINNATA Salvatore utilizzava i soggetti suddetti, unitamente ad altri, come gregari attraverso i quali recapitava messaggi, recuperava somme di denaro, consegnava e spacciava lo stupefacente. Le indagine hanno consentito di accertare l’esistenza di una “piazza di spaccio” a Piazza Purgatorio di Paternò gestita da BEATO Daniele, FUSTO Giuseppe, LEONARDI Mario e OLIVERI Rosario. Altri soggetti, quali PELLEGRITI Cinzia, i fratelli DI FAZIO Angelo e Andrea, erano incaricati dello spaccio dello stupefacente. Tra le varie azioni estorsive documentate, anche di recupero crediti, particolarmente efferata e sfacciata quella ai danni di un’ottica paternese, ove i sodali, approfittando della minaccia implicita dell’appartenenza al clan, si recavano frequentemente per prelevare costosi occhiali senza versare il corrispettivo. L’indagine ha anche dimostrato come tutti i accoliti fossero tenuti a versare i proventi delle varie attività illecite in una cd. cassa comune, dalla quale venivano ricavati gli “stipendi degli affiliati” e i costi del mantenimento dei familiari di coloro che erano detenuti”.

LE INTERCETTAZIONI. “Emblematico è l’episodio in cui BEATO Daniele, avendo sentore che da lì a poco gli sarebbe arrivata una condanna definitiva, dialogava con VESPUCCI Luca al quale diceva che sarebbe dovuto avvenire “il passaggio del testimone” e che “ora doveva iniziare a lavorare al posto suo”. Singolari le conversazioni captate tra alcuni affiliati relative al ruolo indiscusso di leader di ASSINNATA Salvatore, “iddu quannu u talii sulu nda facci … pigghi e ti pisci incoddu…minchia… iddu è il top dei top…iddu cumanna è u capu…io sugnu suddatu” e ancora una conversazione che evidenziava la cultura mafiosa degli associati “iu sugnu mafiusu….’mbare iu macari ca m’attaccunu …iu mi fazzu a galera mutu mutu” ed infine una conversazione che testimoniava il nuovo ingresso di un affiliato che confermava di essere entrato a far parte del clan Assinnata: “A: ma gia' t'associaru?...t'associasti?...ti dichiarasti vero? B:si… A: si?...apposto...””. E’ uno stesso appartenente all’organizzazione che, in una intercettazione, diceva del proprio capo ASSINNATA Salvatore “ha statu pi sempri” e “lui è il top del top”.

Tra i soggetti arrestati c’è il padre del ragazzo al quale il 3 dicembre 2015, durante i festeggiamenti di Santa Barbara, alcuni portatori dei cerei votivi fecero “l’inchino reverenziale”.

Ecco i nomi:

Salvatore Assinnata, 43enne di Paternò, già detenuto
Benedetto Beato, 33enne di Paternò;
Daniele Beato, 30enne di Paternò;
Andrea Di Fazio, 28enne di Paternò, già detenuto;
Angelo Di Fazio, 25enne, di Paternò, già detenuto;
Giuseppe Fioretto, 34enne di Paternò, già detenuto;
Giuseppe Fusto, 49enne di Paternò, già detenuto;
Andrea Giacoponello, 43enne di Paternò, già detenuto;
Mario Leonardi, 33enne di Paternò;
Salvatore Mannino, 29enne di Paternò;
Rosario Oliveri, 28enne di Paternò;
Giuseppe Parenti, 33enne di Paternò, già detenuto;
Maria Cinzia Pellegriti, 43enne di Paternò;
Luca Vespucci, 32enne di Paternò.


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