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Omar Scaravilli
Il "clone" di Iano il grande


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Omar Scaravilli



CATANIA – I Laudani cercano di affondare gli artigli in una delle roccaforti di Cosa nostra catanese. A Picanello nel 2004-2005 nasce un gruppo che doveva contrapporsi al dominio dei Santapaola Ercolano. Figura chiave di questo progetto criminale sarebbe stato Omar Scaravilli, anche se formalmente la responsabilità era affidata a Orazio Di Grazia, scarpa pulita. Omar però vista la sua vicinanza con Sebastiano Laudani, Ianu Il Grande, sarebbe stato operativo anche a Canalicchio e San Giovanni La Punta.

L’AFFILIAZIONE. Omar Scaravilli sarebbe stato presentato da Andrea Catti alla famiglia Laudani. Il pentito Giuseppe Laudani, in diversi interrogatori, parla della sua storia criminale all’interno del clan. Non sarebbe stata una decisione facile quella dell’affiliazione, perché tra i suoi parenti vi era stato uno sbirro. Lo zio di Omar Scaravilli, infatti, era stato collaboratore di giustizia. Giuseppe però era ormai deceduto. Non è finita. Il padre Orazio (detto Mussitto) faceva parte dei Cursoti. Insomma, la questione sarebbe stata delicata. Omar comunque sarebbe riuscito a conquistare la fiducia di Iano il Grande. Dopo due riunioni sarebbe entrato a far parte dei Mussi I Ficurinia. I due summit – racconta il collaborante – sarebbero stati convocati dai massimi vertici della famiglia. La prima riunione si sarebbe svolta nel deposito di mobili di Salvatore Orazio Di Mauro (Turi U Biondo) ad Aci Platani, nell’acese. “Voglio un po’ di tempo per valutare la situazione” – avrebbe detto il collaboratore. Il secondo incontro (decisivo) sarebbe avvenuto a casa dei fratelli Matteo, Alfio e Emiliano Fiaschetta (cognati di Giuseppe Di Giacomo e Giuseppe Laudani) a Canalicchio.

IL CLONE DI IANO IL GRANDE. Omar Scaravilli godeva quindi della stima e fiducia di Iano Il Grande. Era definito il suo “clone”. In molti summit infatti sarebbe stato inviato come rappresentante del boss dei Laudani e avrebbe partecipato anche ai confronti con i vertici degli altri clan. Il suo ruolo però sarebbe stato di “esterno”. Non aveva facoltà di interloquire, solo alla fine degli incontri poteva chiedere lumi agli affiliati. Pippo Laudani, il collaboratore, racconta che avrebbe partecipato anche alle riunioni nel 2006-2007 dove si sarebbe discusso del centro commerciale I Portali, che i Laudani avrebbero voluto accaparrarsi. In una di queste riunioni sarebbe stato convocato l’imprenditore dello shopping center. In un secondo incontro sarebbero arrivati i vertici del clan Santapaola “titolari” dell’estorsione. Tra i presenti - racconta il pentito - Angelo Santapaola (vittima di lupara bianca nel 2007) ed Enzo Aiello.

 


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