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L'inchiesta i vicerè

Escort, il legale intercettato:
"Vuole i tacchi a spillo"


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Anche un civilista al centro dell'inchiesta i Vicerè, che ha azzerato il clan Laudani. L'avvocato a differenza dei due penalisti non è stato arrestato: il Gip ha ritenuto non ci fossero le esigenze cautelari. L'accusa è favoreggiamento alla prostituzione. Le intercettazioni. 

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CATANIA - Sono quasi duecento gli indagati dell'inchiesta i Vicerè: i 109 in manette solo solo una parte dei nomi finiti al centro della mega inchiesta che ha decapitato la cosca Laudani.  Tra i nomi degli indagati (non arrestati) è finito un avvocato accusato di favoreggiamento della prostituzione. Il civilista sarebbe stato coinvolto in un giro di escort: in particolare due donne straniere che "vendevano" le loro prestazioni attraverso forum e siti internet "specializzati". L'avvocato si sarebbe personalmente occupato di inserire "le foto" delle squillo. La scoperta è stata fatta dagli inquirenti che cercavano "prove" su presunti favori dell'avvocato diretti al clan dei Laudani. Invece le intercettazioni - seguite in diretta dai carabinieri - li hanno portati a scoprire il giro di prostituzione.

Le ipotesi accusatorie per il Gip sono "di indubbia gravità". Ma le condotte sarebbero riferite al 2010. Per il Giudice, dunque, non vi sarebbero le esigenze per una misura di custodia cautelare nei confronti dell'avvocato, visto che non vi sono spazi di prova sull'attualità della reiterazione del reato. In caso di rinvio a giudizio: il legale affronterà il processo a piede libero.

Come abbiamo detto l'avvocato curava direttamente l'immagine "virtuale" delle escort messe in vetrina su internet. Una di queste aveva il nome d'arte Ailine. Nome cambiato personalmente dal legale indagato. E' lui stesso a comunicarglielo al telefono, anzi le aggiunge che ha appena un po' di tempo si sarebbe occupato anche della foto. Anzi sarebbe stato utile "farne delle nuove".

Nella conversazione il "caro avvocato" inoltre si informava di un appuntamento fissato con un cliente particolarmente feticista. "Era per stamattina, che voleva fare un'ora e mezza quello", diceva l'avvocato che poi continuava "che voleva i tacchi a spillo".

"Gioia, bimba". Questi alcuni dei modi in cui l'avvocato chiamava le donne con cui parlava al telefono. Personaggi femminili, che secondo gli investigatori, altri non erano che "professioniste del sesso a pagamento".

Non solo telefonate, ma anche sms dai toni particolarmente amorosi si scambiava l'avvocato con le due squillo. Una di queste ad un certo punto manifestava preoccupazione sul funzionamento degli annunci (aggiornati) dal legale perchè il lavoro era fermo. "Non ho ricevuto nemmeno una telefonata dal escort. Sei sicuro che è attivato". L'avvocato assicurava che tutto "era funzionante". Tra le "favorite" dell'avvocato vi era una terza donna, che nel periodo in cui l'indagato era "monitorato" dai carabinieri, - da quello che emerge dalle intercettazioni - avrebbe subito un intervento alla bocca dove gli avrebbero praticato dei punti di sutura. L'avvocato nel corso di una chiamata chiedeva se in queste condizioni "potesse lavorare", e in caso di assenso consigliava "di prendere delle precauzioni".

Controlli incrociati degli investigatori permettevano di rintracciare gli annunci caricati sul web. E' bastato far coincidere Catania con il numero di cellulare della donna. I link erano in diverse lingue: quello in italiano riguardava Ailine: accompagnatrice, Ailine: escort a Catania. In particolare nel "forum escort" si trovavano anche le descrizioni fisiche delle donna e il relativo tariffario.


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