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L'indagine

Agguato di mafia, ucciso Leonardo Previti
L'uomo è stato raggiunto da due proiettili


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La vittima, storico esponente del gruppo di Aci Catena, vicino al clan Santapaola, sembrava essersi allontanata dagli ambienti della criminalità organizzata. LA CRONACA DELLA NOTTE DI SANGUE

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FIUMEFREDDO DI SICILIA. E’ stato raggiunto da due colpi di pistola calibro 7, 65, uno alla testa e l'altro alla schiena, il 65enne Leonardo Previti, ucciso ieri sera poco dopo le 19 nel garage annesso alla propria abitazione, in via Ponte Minissale a Fiumefreddo di Sicilia. L’uomo era sceso dall’auto e aveva chiuso la saracinesca del garage quando è stato colpito dai proiettili, esplosi da distanza ravvicinata dal cortile interno, attraverso alcune feritoie nel muro. Non ha avuto scampo. L'omicida, giunto attraverso le campagne, ha atteso che scendesse dall'auto e ne ha esplosi in tutto sette, mentre la vittima era di spalle. Quest’ultima, quindi, non si sarebbe resa conto di quanto stava accadendo e non avrebbe visto in faccia il proprio carnefice.

La foto della vittima



A lanciare l'allarme è stata la compagna di Previti, affacciatasi nel garage dopo aver sentito i rumori. Sul posto sono giunti i carabinieri della Compagnia di Giarre e del Comando provinciale di Catania. A compiere i rilievi fino a tarda notte i militari del Sis, la Sezione Investigazioni Scientifiche, di Catania. I militari hanno ascoltato in Caserma il fratello ed altri parenti stretti della vittima. A coordinare le indagini il pubblico ministero Marco Bisogni, rimasto a lungo sulla scena del crimine. In nottata il corpo è stato trasferito all’obitorio dell'ospedale Garibaldi di Catania, dove nelle prossime ore sarà fissata l'autopsia.

L'omicidio sarebbe maturato negli ambienti della criminalità organizzata. In merito gli inquirenti avrebbero pochi dubbi. Leonardo Previti, in passato ritenuto esponente di spicco del gruppo di Aci Catena, legato al clan Santapaola, da alcuni anni sembrava essersi allontanato dagli ambienti della criminalità organizzata. L'agguato, tra l'altro, si inserisce in un particolare momento storico in cui il clan Brunetto, i cui vertici sono stati azzerati con le operazioni Gotha e Santa Barbara, è in fase di riorganizzazione sul territorio ionico etneo.

 

 


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