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il retroscena dell'arresto di pulvirenti

I colletti bianchi del sistema Windjet
“Così è stato camuffato il buco”


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Non solo Nino Pulvirenti e Stefano Rantuccio, dietro il crack Windjet ci sarebbe il ruolo di avvocati e commercialisti di grido. Ecco cosa dicono le carte della magistratura. NOMI, ACCUSE, REPLICHE

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CATANIA- Dietro il crack Windjet ci sarebbe -secondo la magistratura- l'ombra di professionisti eccellenti catanesi, avvocati e commercialisti di grido, che avrebbero consentito a una società in grave deficit di apparire florida e con i bilanci in regola. Si tratta di colletti bianchi che avrebbero sostanzialmente consentito a Nino Pulvirenti e Stefano Rantuccio, “privi di competenze specifiche -si legge nell'ordinanza- sia per formazione che per provenienza lavorativa e di studio”, di “imbastire le articolate operazioni di camuffamento contabile nel corso degli anni”.

Un camuffamento che avrebbe prodotto una voragine milionaria, pagata da ignari passeggeri, che hanno acquistato, mentre Windjet portava i libri in tribunale, interi carnet di biglietti per 30milioni di euro.

Paola Santagati, commercialista della compagnia, avrebbe corretto “in prima persona” determinate voci di bilancio, “suggerendo – si legge nell'ordinanza di custodia cautelare- agli stessi revisori come attenuare i rilievi critici, al fine di occultare lo stato di dissesto della compagnia”.

I magistrati ritengono che la posizione della Santagati sia “strettamente connessa” con quella dei membri del collegio sindacale, cioè Vincenzo Patti, Sarah Patti e Gianmarco Abbadessa, “con cui l'indagata concorreva ad aggravare il dissesto della società”. I professionisti in questione “consapevolmente omettevano di esercitare sui bilanci alterati, grazie alla complicità della Santagati, il doveroso controllo di legalità, dei principi di buona amministrazione e correttezza complessiva delle rappresentazioni contabili e concorrevano con gli amministratori nell'occultamento delle perdite attraverso condotte dolosamente omissive e commissive”.

Gli inquirenti puntano l'attenzione “sull'indebita rivalutazione del marchio Wind Jet nell'esercizio 2005, marchio ceduto a Meridi Srl e poi ripreso in licenza, resa possibile innanzitutto -si legge nell'ordinanza- grazie alla perizia di comodo di Francesco Fiscella, dello Studio Vincenzo Patti e Associati, riferibile cioè allo stesso presidente del Collegio sindacale Vincenzo Patti, il quale era anche persidente del collegio sindacale di Meridi Srl, contraente nell'operazione”.

A questo si aggiunge che le relazioni del collegio sindacale sarebbero state “retrodatate”, “e la collusione -recita ancora l'ordinanza- con i controllati per eliminare o attenuare potenziali rilievi sulla contabilità risultava dai documenti e dalla corrispondenza informatica fra gli indagati successiva alla formale redazione delle relazioni”. Analizzando le email contenute nel server sequestrato dalla Guardia di Finanza, gli investigatori ritengono sia esistito un accordo sul contenuto delle relazioni. Il 4 giugno del 2012, per esempio Stefano Rantuccio chiede a una dipendente di farsi mandare la relazione da Patti, relazione che risulta emessa il 14 maggio del 2012, in realtà, quasi un mese dopo la data “formale”, la segretaria di Rantuccio spiega che “Il prof Patti non può fare la relazione se prima i revisori non mandano la loro”.

Il pool sui reati economici coordinato dal Pm Alessa Natale evidenzia il “lungo rapporto professionale che legava alla Wind Jet Spa e quindi ai suoi responsabili, sia la Santagati, commercialista bene a conoscenza dei dettagli dei bilanci e dell'effettiva situazione economica della compagnia, tanto da indicare gli artifizi contabili per mascherare le evidenti criticità, sia dei membri del Collegio sindacale, professionisti esperti del settore che seguivano da anni la compagnia e le sue strategie contabili e commerciali”.

Vincenzo Patti, in particolare, ricostruisce la Finanza, è stato membro dei Collegi sindacali di Wind Jet Spa e di Meridi Srl, delle controllate Finaria Spa e di una trentina di altre società, così come gli altri coindagati erano e sono commercialisti e liquidatori di società”.

I colletti bianchi del sistema Wind Jet avrebbero “omesso il dovuto controllo o la dovuta attivazione dei poteri loro riconosciuti dalla legge e ponevano in essere condotte attive e dolose come l'approvazione di bilanci alterati e l'aggravamento del dissesto”.

I giudici si concentrano anche su altri componenti del Collegio sindacale; Marco Abbadessa e Sarah Patti sottolineando che “non emergeva alcuna loro dissociazione dall'operato del presidente”.

A loro carico la Procura ipotizza l'esistenza del dolo eventuale, “inteso come accettazione del rischio che la propria condotta poteva avere le conseguenze contestate. In ogni caso il loro suolo sarebbe “minore”.

Tutti gli indagati- La Procura ha indagato per bancarotta fraudolenta Stefano Rantuccio quale amministratore delegato di Windjet, Antonino Pulvirenti, presidente del consiglio di amministrazione, Angelo Vitaliti, componente Cda di Windjet, Gianni Cominu, Mantenence Pd di Windjet, Giuseppe D'Amico, engineering manager di Windjet, Karl >Rickard chief executive officer di Powerjet aviation services, Vincenzo Patti, presidente del collegio sindacale di Windjet, Paola Santagati, commercialista di Windjet, Remo Simonetti, amministratore della Bompani Audit Srl, società di revisione contabile iscritta all'albo Consob, Giulio Marchetti, associate partner della Bompani Audit, Luciano di Fazio e Gianluca Cedro, senior partner di Emintad, società di consulenza strategica advisor di Windjet con l'incarico di supportare la compagnia aerea in un piano di sviluppo, avrebbero cagionato “per effetto di operazioni dolose, il dissesto della Windjet Spa, ammessa alla procedura di concordato preventivo con un passivo di 238.585,413 e un attivo stimato dal commissario giudiziale pari a 11.300.000”. Avrebbero omesso di convocare l'assemblea nonostante vi fosse, fin dal 31 dicembre 2005, “un deficit del patrimonio netto che invece veniva occultato, anche negli anni successivi, rappresentando nelle scritture contabili e nei bilanci, valori attivi fittizi, in tal modo aggravando il dissesto almeno per 164milioni di euro, di cui 30milioni per debiti verso l'erario, 20milioni circa di debiti verso passeggeri per biglietti venduti e non volati e la parte residua per debiti verso fornitori”.

I professionisti sono accusati di non aver convocato l'assemblea prevista dal codice civile in presenza di un forte debito di bilancio fin dal 2005 “e l'avere occultato da quella data fino al 2011 lo stato di dissesto attraverso una serie di condotte e artifici contabili: perizie di comodo apparentemente provenienti dalle società estere terze ma previamente concordate, sovrastime di poste attive di bilancio, retrodatazione di relazioni degli organi collegiali.

LE REPLICHE- I difensori dei signori Antonino Pulvirenti, Stefano Rantuccio e Angelo Vitaliti dichiarano che "il Gruppo Pulvirenti ha sostenuto l’attività della società Wind Jet s.p.a., negli anni in cui essa è stata operativa, sostenendo rilevanti esborsi economici.

È da escludere nel modo più assoluto che vi siano state condotte distrattive degli amministratori in danno della società Wind Jet.

Peraltro, con specifico riferimento alle ipotesi di bancarotta per distrazione contestate, dopo l’invito a presentarsi notificato nel mese di luglio 2015, i difensori avevano depositato una memoria corredata da numerosi allegati, al fine di dissipare ogni dubbio in ordine alla correttezza della condotta degli amministratori.

Quanto alle contestazioni contabili, già nei mesi scorsi questa difesa aveva depositato una relazione di consulenza tecnica a firma di un noto esperto del settore, nella quale si dimostrava la correttezza dei bilanci considerati e dell’operato degli amministratori di Wind Jet s.p.a. Su tutti tali fatti, gli indagati chiariranno ulteriormente la propria posizione dinanzi al GIP.

Si deve infine ricordare che il concordato preventivo di Wind Jet s.p.a. si è potuto realizzare solo grazie all’apporto economico determinante di Finaria s.p.a. e del sig. Antonino Pulvirenti.

La difesa degli indagati continua confidare, come sempre, nell’operato della magistratura".

 


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