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Parentele che scottano al Comune
I nomi al centro del dossier


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, Cronaca

Livesicilia è venuta in possesso degli atti della commissione Antimafia regionale, già trasmessi al Parlamento. In esclusiva tutti i particolari

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CATANIA- L'ombra della mafia sui rapporti di parentela di alcuni consiglieri comunali di Catania. Livesicilia è venuta in possesso della relazione della Commissione Antimafia regionale presieduta da Nello Musumeci. Una relazione della quale, in esclusiva, siamo in grado di rivelare il contenuto. L'Antimafia regionale ha preso le mosse da un esposto anonimo che segnalava presunte parentele a carico di alcuni consiglieri sia di maggioranza che d'opposizione.

“Abbiamo ricevuto -si legge nella relazione dell'Antimafia- tre quattro segnalazioni su consiglieri comunali che in campagna elettorale, da candidati, avrebbero ottenuto il sostegno di determinati ambienti malavitosi. Alcuni addirittura parenti e familiari di pregiudicati condannati per reati associativi. Non posso dire altro, dico questo, senza configurare questa fattispecie in nessuna area politica, per dire che in questa città il voto non è sempre frutto di serena meditazione e riflessione, ma anche di piccoli interessi”.

Il primo caso analizzato è quello del consigliere comunale Riccardo Pellegrino del Pdl, pupillo di Silvio Berlusconi a Catania, suo fratello, Gaetano, è stato arrestato con l'accusa di “aver fatto parte dell’associazione di tipo mafioso denominata clan dei “Carcagnusi”, facente capo a Santo Mazzei, che si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere una serie indeterminata di delitti contro la persona, il patrimonio e traffico di sostanze stupefacenti, nonché per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche e per conseguire, comunque, profitti e vantaggi ingiusti”.

Recita l'ordinanza cautelare: «Ebbene, tutti i sopra rassegnati elementi consentono di ritenere Pellegrino Gaetano indubbiamente partecipe del gruppo mafioso di cui al capo A della rubrica. Lo stesso, invero, è risultato essere uno dei più stretti collaboratori del Mazzei con il quale discuteva di dinamiche associative e, oltre a dimostrargli la totale e incondizionata subordinazione, operava curando e disciplinando i rapporti tra i sodali così assicurandogli la corretta esecuzione delle sue disposizioni al fine del raggiungimento delle finalità associative”.

La Commissione sottolinea però che Riccardo Pellegrino non ha mentito al momento della presentazione della candidatura al consiglio comunale, attestando la mancanza di parentele mafiose, visto che il fratello è stato arrestato successivamente, nel 2014.

Altro caso è quello di Lorenzo Leone “presidente (eletto con meccanismo di elezione diretta) della sesta Circoscrizione del Comune di Catania, nella quale ricadono i quartieri di Librino, San Giuseppe La Rena, Zia Lisa e Villaggio Sant’Agata. È stato candidato per la coalizione di centrosinistra, guidata per la prima carica cittadina dall’attuale sindaco Enzo Bianco, ed è stato indicato dalla formazione allora denominata “Articolo 4”, alla quale aderiva”. Leone non è nuovo alle esperienze amministrative, avendo partecipato al consiglio della Municipalità (prima della odierna esperienza si trattava della Nona Municipalità, con territorio comprendente il popoloso rione di Librino) quale esponente di diverse forze politiche: Alleanza Nazionale, Pdl ed Mpa.

Anche nel caso dell’odierno amministratore locale la Commissione ha acquisito l’autocertificazione antimafia, dalla quale non risulta alcuna dichiarazione positiva, cioè non risultano parentele. Tuttavia, dal certificato dello stato di famiglia, anch’esso acquisito agli atti, risulta che il Leone è effettivamente fratello di Leone Gaetano, nato a Catania il 26 maggio 1958, “il cui casellario giudiziale -scrive l'Antimafia regionale- evidenzia numerosissimi procedimenti penali tra i quali si evidenzia, con sentenza della Corte di Appello di Catania divenuta irrevocabile il 25 marzo 2011 la condanna per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., nonché per un numero significativo di estorsioni tutte compite negli anni 2000.

La Commissione ha, da ultimo, “constatato che l’appartenenza del Leone Gaetano all’associazione mafiosa “clan Santapaola” è stata accertata dalla magistratura con riferimento alla sua appartenenza ad un gruppo territoriale operante proprio nel territorio di Librino. E cioè un quartiere ricadente nella Circoscrizione di cui il Leone Lorenzo è presidente”.

Altro caso segnalato all'Antimafia è quello di Erika Marco - nata a Catania il 12 novembre 1984 - è stata eletta con 1.460 preferenze nella lista Il Megafono-Lista Crocetta. Alla sua seconda esperienza amministrativa al Comune di Catania, alle elezioni del 2008 era stata candidata ed eletta nella lista Mpa-Movimento per l’Autonomia, partito che l’aveva indicata anche quale vice-capogruppo in Consiglio Comunale.

L'istruttoria dell'Antimafia doveva verificare “se esistano rapporti di vicinanza politica tra la Marco e il Pantellaro Rosario, fratello di Pantellaro Giovanni, già condannato per il reato di associazione mafiosa e poi divenuto collaboratore di giustizia”.

L'Antimafia analizza la società denominata ICOMIT s.r.l., società riconducibile a Marco Fabio, padre della consigliere comunale.

“Dalla visura si è appreso non solo che la detta società sia amministrata da Marco Francesco, ma che tra i soci della stessa vi è, appunto la Gulisano Anna, moglie del Pantellaro. La Commissione, pertanto, si è rivolta alla Prefettura di Catania per appurare se la detta società fosse in possesso del nulla-osta antimafia. L’Ufficio territoriale del Governo ha risposto in un primo momento che era in corso una procedura e che la Prefettura aveva segnalato la società negandole il nulla-osta; in un secondo momento, il medesimo Ufficio ha informato questa Commissione che il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia-sede di Catania ha annullato cautelarmente (in attesa del giudizio di merito) il procedimento prefettizio”.

“Va detto -conclude l'Antimafia- che il padre della consigliere, Marco Fabio, è stato indagato e condannato in primo grado per reati aggravati dall’art. 7 del D.L. 152/91. Gli stessi reati si sono poi estinti per intervenuta prescrizione”.

GLI ALTRI DUE CONSIGLIERI STRALCIATI

REPLICHE: LEONE, PELLEGRINO E MARCO

I CONSIGLIERI CHE "PREOCCUPANO"


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