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racket - inchiesta dei carabinieri

Killer ordina pestaggio
Arrestate otto persone


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Imprenditore pestato a sangue, col bacino fratturato, sotto estorsione da un gruppo guidato dal killer del clan Malpassotu Aldo Carmelo Navarria. Tutti i particolari. I nomi degli arrestati. FOTO - Intervista procuratore Patanè - LA NOTA DI ADDIOPIZZO

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CATANIA - Un imprenditore pestato a sangue, col bacino fratturato, costretto a pagare il pizzo a un gruppo capeggiato dal mafioso Aldo Navarria, noto esponente dei Malpassotu, uscito di galera dopo aver scontato 26 anni per omicidio e associazione mafiosa. Un pestaggio frutto di un sistema di estorsioni portato alla luce dai carabinieri del Comando Provinciale di Catania sotto il coordinamento del procuratore Michelangelo Patanè, che ha affidato l'inchiesta al Pm Alessandra Tasciotti, nota per le numerose operazioni condotte negli ultimi anni.

Una cricca del malaffare senza scrupoli, una squadra di presunti estortori pronti a massacrare l'imprenditore, originario di Belpasso, per costringerlo a pagare 1.000 euro al mese, poi ridotti a 600 per la crisi che già strangola le imprese. L'imprenditore doveva, tassatisvamente, ogni 15 giorni, consegnare 300 euro ai picciotti del mafioso affiliato al clan Ercolano-Santapaola.

I NOMI Gli arrestati sono Mirko Presti, 28 anni, Antonino Bonaccorsi, 61 anni, Francesco Carmeci, 50 anni, Gaetano Doria, 46 anni, Rosario La Rosa, 37 anni, Aldo Carmelo Navarria, 53 anni, Gianluca Presti, 34 anni, Antonino Prezzavento, 45 anni. CLICCA E GUARDA LE FOTO DEGLI ARRESTATI

L'ESTORSIONE "IN DIRETTA"- Il 19 novembre del 2005 Mirko Presti a bordo della sua autovettura, fa un'incursione nell'impresa monitorata dai carabinieri, che filmano la consegna di 300 euro da parte della vittima di estorsione. I militari dell'Arma intervengono e arrestato Presti. Inizialmente l'imprenditore nega di essere sottoposto ad estorsione, ma i carabinieri esibiscono il referto medico della frattura al bacino riportata che lui aveva riportato dopo essere stato pestato a sangue dagli uomini vicini al clan. A questo punto l'imprenditore ammette di essere costretto a pagare 600 euro al mese a Aldo Navarria.

Dopo il pestaggio l'imprenditore non ha denunciato l'episodio per paura.

PARLA IL PROCURATORE  VIDEO- Michelangelo Patanè, procuratore capo di catania sottolinea che "l'attività d'indagine ha consentito l'arresto di questo gruppetto capeggiato da Navarria, che dopo aver scontato 26 anni per omicidio volontario, ha continuato la sua attività illecita, ma i carabinieri lo hanno seguito con attenzione. L'estorsione è stata portata avanti da un gruppo ben organizzato, ci saranno altre vittime, del gruppo, l'invito che facciamo agli imprenditori di Belpasso -conclude Patanè- è quello di avere fiducia nelle istituzioni, di collaborare".

INTERVIENE IL COMANDANTE DEI CARABINIERI- Francesco Gargaro, nuovo comandante dei carabinieri, interviene sottolineando che i carabinieri hanno seguito sin dal nascere "il gruppo molto violento che si è costituito con l'uscita dal carcere di Navarria. Le indagini sono state molto serrate, abbiamo individuato alcune estorsioni portate avanti ai danni di un'impresa edile".

Anche Gargaro invita i cittadini a denunciare: "Gli strumenti di tutela e di sostegno per le vittime ci sono e vanno utilizzati nei confronti di coloro che denunciano"

ADDIOPIZZO - Addiopizzo rilancia "con forza l’invito a denunciare rivolto agli imprenditori dal Procuratore della Repubblica di Catania e dal Comandante Provinciale dei Carabinieri, con i quali ci complimentiamo per la brillante operazione che ha consentito l’arresto di 8 persone appartenenti al clan del Malpassotu.
E’ superfluo sottolineare come la denuncia oggi costituisca l’unico strumento che può essere efficacemente utilizzato da commercianti ed imprenditori per affrancarsi dal giogo mafioso ed evitare deplorevoli episodi come quello occorso all’imprenditore di Belpasso.
Riteniamo inoltre che la nostra classe politica, senza distinzione alcuna, sempre pronta in occasioni come questa, a complimentarsi con la Magistratura e le Forze dell’ordine , abbia il dovere di farsi portavoce presso il governo nazionale delle istanze dei cittadini che sempre più numerosi chiedono, inascoltati, maggiore certezza della pena. Per i mafiosi la funzione rieducativa della pena è solo una facile scappatoia per beneficiare degli sconti di pena previsti da nostro ordinamento".


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