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al teatro machiavelli

Al via la mostra dedicata a Giussani
"Don Ciccio ne sarebbe felice"


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, Cronaca

“Si tratta di una persona che grazie alla sua esperienza di fede sa parlare ancora oggi a tanti”, ha detto il rettore Giacomo Pignataro.

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CATANIA – Suggestivo, avvolgente. Un’Ave Maria russa e le sonorità gospel del canto natalizio come Go tell it on the mountain, cantate dal coro polifonico amatoriale diretto da Fabio Nastasi, hanno accolto i visitatori che ieri hanno partecipato all'inaugurazione della mostra “Dalla mia vita alla vostra” dedicata a don Luigi Giussani, il fondatore, scomparso nel 2005, del movimento Comunione  e Liberazione. “Si tratta di una persona che grazie alla sua esperienza di fede sa parlare ancora oggi a tanti”, ha detto il rettore Giacomo Pignataro, presente nella veste anche di padrone di casa. L’allestimento è stato realizzato, infatti, in piazza Università nel locali del Teatro Machiavelli di proprietà dell’Ateneo.

Il cuore della mostra è nel pannello numero 8. Ne è convinto l’arcivescovo di Catania Salvatore Gristina. “Un mistero da cui partire e da cui trarre conoscenza, quella cioè  della tenera potenza di Dio che s’irradia in un abbraccio”, ha detto il prelato commentando Donna, non piangere. “A dieci anni dalla sua morte, l’esperienza di don Giussani è più viva che mai – riferisce Massimo Palumbo di Cl Catania – e traspare dalla commozione che leggi negli occhi di chi guarda queste foto e nel carisma che ha saputo trasmettere a chi ha raccolto la sua eredità per trasmetterla agli altri”.

Dieci anni, sì, dalla morte di Giussani, ma anche pochi mesi dalla dipartita di don Francesco Ventorino, storica guida dei ciellini etnei. “Stasera sarebbe stato sicuramente contento. In fondo, dalla sua amicizia con il nostro fondatore, è nato un popolo che è ancora in marcia”, ha detto a LiveSicilia Massimo Palumbo. “Il nostro movimento a Catania continua, con fatica ma anche con grande letizia. Giussani – sottolinea – la chiamava ingenua baldanza. Quello di oggi è un contesto dove crollano le certezze più evidenti. Nonostante ciò, c’è tante gente innamorata di Cristo e che nell’esperienza di Cl trova uno strumento per vivere nella quotidianità la propria fede”.


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