Live Sicilia

l'operazione Dirty money

Racket, commerciante "taglieggiato" per 15 anni
Retata della polizia, otto arresti

catania racket estorsione, estorsione, mafia, Cronaca

Di Laura Distefano - Gli indagati avrebbero utilizzato la loro vicinanza alla cosca Santapaola Ercolano per assicurarsi il pagamento del pizzo e del prestito usuraio. Le reazioni dell'antiracket. IL VIDEO LE FOTO 

VOTA
3/5
9 voti

CATANIA - Quindici anni nella morsa dei taglieggiatori: una condizione che lo ha portato a un certo punto alla scelta di chiudere la saracinesca e lasciare il suo paese. Una decisione sofferta quella del proprietario di un bar tabacchi di una città catanese (nella zona pedemontana) che non ha visto altre alternative se non la fuga. Questo fin quando non ha deciso di raccontare il suo dramma alla polizia. E' luglio dello scorso anno. Grazie anche all'appoggio di un'associazione antiracket la sua storia è entrata in un fascicolo della Procura di Catania che ha coordinato l'inchiesta Dirty Money condotta dalla Squadra Mobile. E così che grazie alle intercettazioni ambientali e telefoniche la polizia è riuscita a ricostruire il giro di usura in cui la vittima è rimasta incastrata. Dal 2000 il commerciante è stato "costretto" a pagare interessi su un prestito - in attesa di restituire il capitale - secondo un piano di rientro con tassi in alcuni casi del 120%. "A livello settimanale il tasso applicato - entra nel dettaglio Antonio Salvago della Mobile - era anche del 10%". Sono cinque gli episodi di usura che sono  "cristallizzati" dagli investigatori.

La Squadra Mobile oggi ha assicurato alla giustizia otto persone, tra cui un albanese. Alcuni sono volti noti alle forze di polizia perchè soggetti che "militano" negli ambienti vicini alla consorteria mafiosa dei Santapaola. Angelo Provvidenti, Antonino Varisco (già detenuto), Avdyl Cucka (alias Gucka), Fabio Cantone, Francesco Di Modica, Salvatore Maurizio Buzza, Carmelo Scuderi e Salvatore Tiralongo, arrestato a Pavia e genero di Piero Puglisi, u Malpassotu transitato nelle file dei Santapaola Ercolano.

Le indagini hanno fatto rilevare tre richieste di estorsione: gli intermediari hanno fatto leva sulla forza di intimidazione della cosca Santapaola per "sollecitare" il pagamento del debito residuo agli usurai. Una vicinanza a Cosa nostra appurata dagli inquirenti, che parla di "avamposto" al circuito criminale.  Gli indagati, a parte qualche caso di concorrenza nel reato, hanno agito in "autonomia".

La posizione di Varisco è precisa: conosceva le rapine che si erano ripetute nel tempo al bar e si era presentato come "l'amico buono" che poteva assicurare la protezione. Per questa sorta di "servizio" il commerciante doveva versare 500 euro al mese in contanti o tramite ricariche postepay. Gli altri due tentativi di estorsione sono addebitati a Buzza e Tiralongo che sono arrivati a minacciare legate all'incolumità della vittima. Se non avesse pagato sarebbero partite le ritorsioni da parte dei "picciotti" dei Santapaola: tutto questo al fine di farsi pagare i prestiti usurai di 20.600 euro e di 4.350 euro.

Gli indagati - inseriti nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip - sono accusati a vario titolo dei reati di usura ed estorsione, con l’aggravante mafiosa. "Dalle intercettazioni è emerso l'approccio tipico delle estorsioni mafiose - ha detto il Pm Alfio Fragalà - la vittima prima viene rassicurata e dopo viene pesantemente minacciata, con toni e registri di chiara matrice intimidatoria dovuta alla contiguità con i Santapaola Ercolano".


"Questo risultato fa capire quanto sia importante la denuncia" - spiega il procuratore Michelangelo Patanè che lancia un appello alle vittime di usura ed estorsione affinche collaborino con le forze di polizia.

 

 


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php


Segnala il commento