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Operazione Enigma

Duro colpo ai Mazzei, 29 arresti
Imprenditori "ingaggiano" picciotti

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I NOMI DEGLI ARRESTATI. LE FOTO Le accuse (IL VIDEO DEGLI ARRESTI) sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, rapina e reati in materia di armi. LE REAZIONI IL VIDEO DEL PIZZO IN DIRETTA

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CATANIA. Sventrato il potere della cosca Mazzei. La polizia, dopo aver assicurato alla giustizia il capo clan Sebastiano Nuccio Mazzei, latitante per quasi un anno, ha eseguito un'ordinanza nei confronti di 30 persone ritenute persone affiliate o vicine all'organizzazione criminale che fu diretta per anni da Santo Mazzei U Carcagnusu, uomo d'onore riconosciuto alla "corte" palermitana di Leoluca Bagarella.

Libro mastro sequestrato



L'inchiesta parte dal sequestro di un libro mastro a casa di Costantino Grasso, ritenuto ai vertici del gruppo di Lineri. Era la fine del 2012. "Cercavamo della droga - afferma il dirigente della Squadra Mobile, Antonio Salvago - e abbiamo trovato questo block notes dove erano appuntate entrate e uscite di cassa con alcune iniziali". La polizia riesce a decriptare lo scritto e "in maniera chirurgica" scopre 13 estorsioni. In alcune circostanze potevano arrivare anche "all'appropriazione dell'azienda" presa di mira. "Abbiamo chiamato questa inchiesta Enigma - spiega il pm Rocco Liguori - ispirati dal macchinario utilizzato dagli inglesi nella seconda Guerra Mondiale per decriptare i messaggi di attacco dei tedeschi.  Con la stessa capacità gli investigatori della Mobile hanno prima decodificato quanto scritto nel libro mastro e poi sono intervenuti, in maniera chirurgica, senza mai far capire ai criminali che avevano in mano il block notes". Nel libro mastro erano comprese anche le spese sostenute dalla famiglia nel periodo natalizio del 2010: furono comprati panettoni per 400 euro da distribuire ai "familiari"

Ai vertici del gruppo Nuccio Mazzei e Costantino Grasso (responsabile anche della "pignata", cioè la cassa comune) che tenevano le redini delle squadre di Lineri e del Traforo. I trenta indagati (uno è latitante) sono accusati a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, rapina e reati in materia di armi. Tra le entrate e le uscite, oltre alle estorsioni erano state segnati conti relativi al narcotraffico: in questo settore i Mazzei avrebbero avuto contatti con esponenti di altre organizzzioni mafiose. Una joint venture con i Cappello e con i Santapaola. Guido Acciarito, Carmelo Di Mauro e Gaetano Bellia sono i soggetti vicini ai Cappello, anzi quest'ultimo è fratello di Attilio, molto legato al padre del capomafia Sebastiano Lo Giudice, Carmelo. Alfio Cavallaro, invece, sarebbe il contatto con il clan Santapaola.

Una lunga inchiesta quella della Squadra Mobile, nel corso della quale sono stati disvelati diversi meccanismi di intimidazione ed estorsione. Sono stati arrestati (durante le indagini) in flagranza di reato alcuni affiliati mentre ritiravano il “pizzo” in diverse attività commerciali. Uno di questi è Domenico Grasso, pizzicato con 1050 euro in tasca che aveva appena incassato: vittima il titolare di un'impresa pedemontana. La polizia, sotto il coordinamento della Dda di Catania, ha proceduto anche al sequestro di droga e di armi da fuoco nella bottega di Alfio Grazioso, ex Malpassotu legato a Pippo Grazioso, ora nelle file dei Mazzei. Furono trovati il 30 aprile 2013 8 kg di marijuana divisi in 8 panetti e un fucile a canne mozze. Quando questa partita di droga fu sequestrata, il gruppo si trovò in difficoltà perchè doveva pagare il rifornimento ai Cappello. Fu deciso di rateizzare il pagamento in diverse tranche. Grazioso era il "collante" con la cosca dei Carateddi per il reperimento di "erba" e cocaina.

In manette anche diversi imprenditori (precisamente sono nove quelli finiti ai domiciliari) che avrebbero "contattato" i Mazzei per farli diventare i loro "esattori". "Gli imprenditori offrono servizi alla mafia" - afferma il procuratore Giovanni Salvi. Ai diversi titolari d'azienda e commercianti della zona di Misterbianco è contestato il reato di concorso in estorsione (attuata con metodi mafiosi) per essersi rivolti ad esponenti della famiglia dei "Carcagnusi" per recuperare i propri crediti da commercianti in difficoltà e che non riescono a saldare il debito. Una nuova prassi, che era già emersa in altre inchieste, ma che in questo gruppo sarebbe diventata la principale fonte di guadagno, in quanto anche meno rischiosa del tradizionale pizzo di 200 o 300 euro da incassare mensilmente. "Questo metodo potrebbe di fatto soppiantare i metodi tradizionali delle estorsioni - evidenzia il pm Rocco Liguori - in quanto meno rischioso perchè con un solo colpo permette di guadagnare ingenti somme. Perchè si parla di debiti di migliaia di euro". La provvigione da versare ai Mazzei è del 50% della somma totale che si riesce a recuperare. Altro vantaggio di questa nuova forma è che la vittima, essendo debitore, si sente in torto e per questo più difficilmente denuncia i fatti alle forze di polizia.

Gente senza "scrupoli". Pur di ottenere il pagamento delle somme erano pronti a usare la violenza. Durante una telefonata Costantino Grasso, che era ai domiciliari, ordina a un sodale di "pestare" una delle vittime. "Mpare, ammazzatelo a botte" - dice.


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