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I dati del 2014

Confische per oltre un miliardo:
36 imprese e 16 società


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carovana della legalità, Catania, cgil, Cronaca
CATANIA. Cgil, la carovana della legalità arriva in città. La prima tappa siciliana ha toccato la Camera del Lavoro dove si è svolta una conferenza stampa sulle cifre enormi relative ai beni e alle aziende confiscate nella provincia etnea. Sono 5513 i beni confiscati in Sicilia fino al 2013: 537 nella sola provincia etnea, 93 le aziede. L'azione delle forze dell'ordine, durante l'anno che si è appena concluso, invece, ha prodotto la confisca di 36 imprese e 16 società. Aziende edili e sale gioco, imprese di costruzioni e realtà agricole che in termini di denaro equivalgono svariati milioni di euro. “Dall'analisi dei dati relativi al 2014, emergono confische in euro per 1 miliardo e 400 milioni circa. Se pensiamo che i lavoratori coinvolti sono quasi 700, ci rendiamo conto che la sola provincia di Catania con queste entrate potrebbe avere ben due finanziarie a disposizione”, argomenta la sindacalista Pina Palella. “La legalità: una svolta per tutte”, così si chiama la campagna nazionale del sindacato, nasce per accendere i riflettori sui temi delle aziende confiscate e sul problema occupazionale che a questi si accompagna. Se da un lato c'è la necessità di reinvestire le somme sequestrate (il fatturato delle mafie si aggira intorno ai 200 miliardi annui) e combattere l'illegalità, una vera e propria zavorra per l'economia del paese (la sola corruzione costa circa 60 miliardi di euro, l'evasione 135), dall'altro lato servono iniziative finalizzate a velocizzare le procedure burocratiche che paradossalmente penalizzano i lavoratori delle aziende confiscate.

Un esempio tutto catanese, la La.Ra., una delle tappe della carovana catanese, racconta esattamente questa difficoltà. L'azienda confiscata in via definitiva nel 2001, ha dovuto affrontare un cammino lastricato da svariate criticità: lo smembramento dei beni in modo non funzionale per la ripresa delle attività, difficoltà con il sistema bancario, la scarsa fiducia dei fornitori, la difficoltà a richiedere prestiti. I tentativi di rilancio dell'azienda, infatti, si sono scontrati con ostacoli insormontabili tanto che oggi l'impresa rischia di chiudere. La seconda tappa della carovana catanese, infatti, ha visto protagonisti i lavoratori dell'azienda riuniti in presidio davanti alla prefettura, prima, e a Motta Sant'Anastasia davanti l'azienda, dopo. “L'esempio della Lara è l'esempio lampante di come quando non agendo si determinano conseguenze pesanti sull'occupazione, questi lavoratori hanno perso il lavoro pur avendo le condizioni per lavorare”, dice Gianna Fracassi della segreteria nazionale della Cgil. La sindacalista indica nell'“inerzia dell'agenzia nazionale e del parlamento” i freni principali. “Noi abbiamo presentato una legge di iniziativa popolare che dà degli strumenti per fare una operazione di salvaguardia del lavoro e delle aziende.”, continua. Il messaggio è chiaro: non c'è tempo da perdere. “In un paese pieno di disoccupazione non si possono non fare tutti gli sforzi possibili per salvaguardare il lavoro che c'è. Questo chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali”, dice la sindacalista. Tra i lavoratori presenti all'iniziativa, ci sono i protagosti di un'altra storia legata alle difficoltà post confisca.

Sono i dipendenti della Riela. “I lavoratori, che hanno formato una cooperativa, non hanno potuto iniziare le attività perchè l'agenzia non aveva ancora firmato la cessione dei capannoni e non è stato ancora erogato il tfr per mancanza di liquidità”, ricorda Palella che insiste sulla necessità di “sbloccare fondi e risorse per fare ripartire le aziende che potrebbero avere le commesse, ma hanno un problema di liquidità”. Del resto “le risorse econoniche ci sono: si tratta dei soldi che la malavita ha sottratto alla città per cui vanno restituiti alla comunità”. La carovana, prima di raggiungere il Lido dei Ciclopi (ultima tappa prevista), dovrebbe passare da Misterbianco, teatro di una vertenza “che pur riguardando un piccolo numero di lavoratori assume valore emblematico”. Si tratta della vicenda legata ai licenziamenti degli ex dipendenti di Bingo Family in seguito all'insediamento della nuova proprietà. Quattordici lavoratori storici che, dopo un periodo di prova, non sono stati richiamati o riconfermati e un'azienda che rifuta le varie ipotesi paventate dai sindacati che non escludono possibili campagne di boicottaggio.


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