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IL CASO

Scandalo al cimitero:
migranti "congelati" da 8 mesi


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CATANIA- Carne da macello. Diciassette migranti morti durante la tragica traversata del 12 maggio 2014 sono “congelati” nelle celle del cimitero etneo da 8 mesi perché non c'è dove seppellirli. Il loro corpo, martoriato dal sole e dal mare, non ha ancora trovato pace. Uomini, donne e due bambine, una delle quali non identificata, giacciono nelle celle frigorifere dell'obitorio dal giorno dei funerali, celebrati in pompa magna, nel Cortile Platamone.

A testimoniare la loro presenza, c'è solo un numero, scritto su un foglietto verde. Diciassette talloncini indicano - come spiega il custode del cimitero ripreso con una telecamera nascosta - che si tratta delle salme dei migranti.

I funerali al Palazzo Platamone



POLITICA E BUROCRAZIA. Il sindaco Enzo Bianco, al cospetto di tutte le autorità istituzionali e religiose, aveva lanciato un grido: “L'Europa davanti a queste bare deve scegliere, e deve farlo oggi, se seppellire con loro anche la nostra coscienza di uomini civilizzati” (LEGGI ). Pochi giorni prima l'amministrazione aveva annunciato che si sarebbe fatta carico “anche della tumulazione in un'area centrale, pienamente adeguata e dignitosa, del cimitero di Catania”.

Novembre 2014: inaugurazione del cartellone del momunento ai migranti mai realizzato.



Enzo Bianco sottolineava (LEGGI) che i funerali al Cortile Platamone avrebbero rappresentato “l’ultimo, commosso gesto di solidarietà nei confronti di queste persone spinte verso le nostre coste dalla disperazione, da parte di una città che in questi mesi terribili non si è mai sottratta a quel dovere dell’accoglienza, insito nella nostra stessa umanità”.

Adesso, però, a distanza di 8 mesi, i migranti non hanno ancora trovato pace, la Procura ha subito dissequestrato le salme, ma la sepoltura non è mai avvenuta.

Le celle frigorifere nell'obitorio del Cimitero



L'assessore ai lavori Pubblici Luigi Bosco, confida che il Comune ha iniziato una battaglia contro la burocrazia per realizzare i loculi per la sepoltura dei migranti. “E' incredibile -ha detto Bosco a Livesicilia- cosa imponga la burocrazia, abbiamo anche dovuto fare i sondaggi geologici oltre a richiedere numerose autorizzazioni”.

UNA MONTAGNA DI CARTE. Il 15 luglio 2014 viene formulato, con deliberazione di giunta, atto di indirizzo politico "per destinare un'area all'interno del cimitero, per la sepoltura di defunti che professavano in vita dottrine religiose diverse da quella cattolica e la realizzazione di un monumento commemorativo predisposto dall'Accademia delle Belle arti di Catania". Il Rup è stato nominato il 2 ottobre, 5 mesi dopo la tragedia. Ma non è finita. Il 6 ottobre è stato costituito il "gruppo di lavoro" dal direttore dei Lavori Pubblici. Poi sono stati necessari numerosi pareri, quello dell'Asp è arrivato nel novembre 2011, stesso discorso per l'autorizzazione del genio civile, il progetto quindi è stato "verificato" e "validato" dal Rup e successivamente "approvato in linea amministrativa con un provvedimento dirigenziale". E ancora: il 29 dicembre è stata esperita la gara d'appalto per la realizzazione dei loculi, gara vinta dalla Gregoli di San Gregorio. Il 5 gennaio il direttore dei lavori pubblici ha autorizzato la consegna dei lavori (cioè l'inizio della costruzione), in via d'urgenza. A questo punto è intervenuto il Genio civile di Catania che, nell'autorizzare i lavori, ha prescritto la nomina del collaudatore statico. La palla è ripassata al Comune che, ha appena nominato il l'architetto Patrizia Centamore collaudatore statico.

Ma ancora non è detta l'ultima parola e quei migranti, uccisi dalla speranza, continuano ad essere umiliati dalla burocrazia che li costringe all'interno di una cella frigorifera.

 


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