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Oliviero Forti, Caritas Italia:
"Il Cara di Mineo è insostenibile"


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"Nei prossimi anni - spiega - dobbiamo aspettarci uno standard di arrivi da settantamila persone l’anno. Bisogna adeguarci."

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CATANIA - “Quella del Cara di Mineo è una realtà insostenibile. Ha dei costi eccessivi rispetto ad una situazione che è evidentemente fuori controllo”. Mette subito le cose in chiaro Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas Italiana. Parole riferite a LiveSicilia a margine della conferenza che si è svolta al Museo Diocesano dal titolo “Immigrazione, cosa fare? Riflessioni e proposte pastorali”. L'incontro è stato promosso da don Piero Galvano, responsabile della Caritas catanese, in collaborazione con l'Ufficio Migrantes, diretto dal diacono Giuseppe Cannizzo. “Insomma – ha spiegato ancora Forti – è il centro di accoglienza più grande d’Europa. Non se n’è mai visto uno con quattromila persone dentro. L’integrazione può funzionare solo quando è sui piccoli numeri, venti-trenta unità. In Sicilia bisogna trovare un equilibrio”.

C’entrano i grandi numeri  della Mare Nostrum?

“Non bisogna intaccare la bontà dell’operazione. Anzi, chiediamo che si continui, nonostante le parole del ministro Alfano che ne hanno decretato la fine. Noi crediamo che sia stato l’unico dispositivo umanitario, ad oggi, realmente sostenibile. L’Italia ha avuto questa opportunità. L’ha colta, ma l’Europa non è stata all’altezza dei suoi trattati fondativi. È stata un po’ ostile. Al punto di arrivare a convincere il nostro paese a chiudere l’operazione, sostituendola con un’altra, Frontex, che non avrà assolutamente la stessa efficacia. E nonostante i morti che non sono mancati, centocinquantamila persone sono giunte nel nostro paese, il valore di questa operazione va conosciuto nella sua complessità”.

Parlando di fenomeno migratorio, cosa prevedete di qui in avanti?

“Nei prossimi anni dobbiamo aspettarci uno standard di arrivi da settantamila persone l’anno. Bisogna adeguarci. Si attivi, inoltre, una grande riflessione a livello europeo, affinché gli altri ventisette paesi si sentano responsabili. Mi riferisco in particolare a Ungheria, Croazia e Gran Bretagna. Se si sta in una casa comune, bisogna condividere assieme gioie e dolori”.

Non crede, come pensa parte del mondo politico, che con Mare Nustrum gli scafisti abbiano avuto vita facile?

Affatto, non ha favorito la tratta. Certo, i migranti sanno ora che c’è qualcuno che può salvarli. E quindi si va dove si può essere salvati. È chiaro. Dove non ci sono altri mezzi, l’unica possibilità restano i trafficanti. Solo loro sono gli unici in grado di portarli qui.

Si spieghi meglio.

I trafficanti sono giustamente da criminalizzare. Però, nessun paese ha avuto finora il coraggio di andare a prendere queste persone nei paesi di guerra.

Si sarebbe dovuto fare questo?

Guardi, c’è da fare una precisazione. In molti casi si tratta più precisamente di richiedenti della protezione internazionale. Una categoria diversa dai semplici migranti. Gente che non decide di lasciare il proprio paese: sono costretti a farlo. Penso soprattutto ai milioni di siriani riversati ai confini del paese, nei campi. Lì la Caritas è già molto presente. Tutta l’area del mediterraneo, diciamo, é stata sollecitata negli anni da innumerevoli conflitti. Penso alla Palestina e alla Libia. È evidente che questa situazione internazionale non poteva non avere un riverbero sul fenomeno delle migrazioni.

Perché venire in Italia, in Europa, questa in fondo è la terra della crisi economica?

L’Europa resta per loro un forte motivo di attrazione e non solo dal punto di vista economico. La nostra, nel bene o nel male, è l’Europa delle tutele. Chi fugge lo sa bene. È evidente. In Svezia, ad esempio, c’è uno stato sociale molto forte, ma ci si arriva passando dall’Italia.

Appunto, si passa da qui.

Il nostro è comunque un paese che ha fatto male i conti. Ha costruito l’idea di un’operazione umanitaria senza precedenti, ma non ha considerato quale impatto avrebbe avuto in termini di accoglienza.

Si riferisce alle strutture insufficienti?

Bastava semplicemente fare una valutazione complessiva, sapendo che la stessa avrebbe determinato un flusso straordinario. In Italia ci sono le strutture. Abbiamo collocato tutti. Ma con la solita fatica dell’improvvisazione. Tutti errori pagati dai migranti e dai territori. Catania, ad esempio, è stata una delle realtà in Sicilia tra le più sollecitate. Insieme ad Augusta e Palermo. Tutto ciò poteva essere gestito in modo differente. Con il senno di poi è tutto diverso.

Tutto ciò si risolverà con l’iniezione di nuove risorse?

Non è un problema economico. Quando è così lo si supera come lo si è sempre superato. Nel 2011 abbiamo sostenuto una spesa straordinaria. Un miliardo e più di euro per accogliere sessantamila persone. Una cosa fuori dalla grazia di Dio. Bastava un terzo, anche un quarto, per accoglierli tutti. L’impreparazione determina anche un’esplosione dei costi.

 


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