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Disabilità, "Economia off-limits"
Così Nino rinuncia all'iscrizione


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Nino Spampinato



Catania - “Entrare in facoltà di Economia per un disabile è come andare in guerra e oltrepassare le mura nemiche”. A dichiararlo, senza troppi ma e troppi se, è Nino Spampinato, 31enne di Mascalucia sulla sedia a rotelle dal 2003 a causa di lesioni spinali a seguito di un incidente stradale. È ironico ed altamente allergico ai toni patetici quando si parla di “disabilità”. “Piangersi addosso non serve a nulla – esordisce il giovane a Live Sicilia Catania – preferisco affrontare l’argomento con criticità, ammettendo i punti di debolezza della nostra città dal punto di vista dei servizi per disabili ma, anche, prendendo le distanze da chi nella mia stessa condizione preferisce puntare il dito sempre sugli altri, trasformando le difficoltà in alibi per non uscire più da casa”.

Ma ieri qualcosa non gli è proprio andata giù. “In questi anni – racconta - ho sempre cercato di vivere la mia vita in maniera autonoma perché appartiene al mio modo di essere. Abito da solo e gestisco con la mia famiglia alcune attività commerciale, ragion per cui spinto anche dai miei amici ho deciso, per puro sfizio personale, di intraprendere un percorso universitario”.

Una nuova avventura da cominciare dopo un’estate trascorsa a riflettere sulla facoltà più giusta. Quella che fosse più consona alle sue corde. La scelta, caduta su Economia, però ha fatto presto a mitigare un po’ gli entusiasmi iniziali del 31enne che, sempre munito di una doppia dose di ironia, non ha rinunciato a condividere con i suoi amici virtuali la disavventura.

“Ieri – racconta – mi ero recato in facoltà per fare l’iscrizione e il tutto si è trasformato in un vero e proprio percorso ad ostacoli. In primis – spiega - convincere la portinaia a farti entrare con la macchina nonostante fossi munito di carrozzina. Sarà perché non mi aveva mai visto fino ad ora ma è stato un susseguirsi di domande prima di poter varcare quell’ingresso. Da qui è bastato poco a capire che i posti auto riservati ai disabili in una facoltà con centinaia di iscritti fossero appena due”.

Ma nonostante tutto Nino non demorde e, superato il primo ostacolo, prova ad introdursi in facoltà. “Chiedo ad alcuni ragazzi informazioni per salire le scale, mi dicono che l’ingresso principale è dotato di montacarichi - continua - ma per poter farlo devo necessariamente chiedere aiuto al personale. Con molta sincerità alcuni studenti mi fanno capire che, però, è un’impresa complicata. Avrei dovuto chiamare qualcuno in portineria o affidarmi magari ad un uomo di mezza età chiedendo cortesemente di aiutarmi a salire delle scale di cui sicuramente non era pratico? Rinuncio all’idea e provo ad informarmi sulla situazione delle aule non collocate nell’edificio principale. Ma non cambia nulla. Scambio ancora quattro chiacchiere con chi quella facoltà la vive quotidianamente e insieme ci rendiamo conto che la maggior parte dei locali che ospitano Economia rimangono per me impraticabili”.

Per chi come Nino ama l’indipendenza, questa pagina appena raccontata non può non essere un piccolo grande attentato alla sua libertà. Per chi come lui si mette nei panni dei piccoli imprenditori che, non per mancata sensibilità ma per cause di natura economica, non gli fanno trovare la scivola all’ingresso del negozio. Per chi come lui è consapevole che per comprendere i bisogni altrui occorre essere dall’altra parte della barricata. Per chi come lui non ha scelto di abbandonare il sogno universitario ma di realizzarlo in una facoltà meno piena di problemi strutturali.

 


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