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l'appello di un padre

Condannato a pagare gli alimenti
“Hanno portato via mia figlia”


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Alex Aleo non si dà pace, la ex moglie è scappata con un imprenditore a Panama da un anno, ha portato con sé Sofia, dolcissima bambina di 4 anni. Deve pagare gli alimenti, ma vorrebbe soltanto riabbracciare la sua piccola. VIDEO.

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CATANIA- Alex Aleo non vede la sua bambina da più di un anno, il Tribunale dei Minori di Catania ha certificato che è stata portata all'estero dalla madre senza il consenso del padre, che nel frattempo è stato condannato a pagare gli alimenti.

Con la nascita della piccola Sofia, tutto sembrava andare per il meglio. Alex Aleo e la moglie erano felici, vivevano il presente pensando al futuro.

Poi qualcosa è andato storto, come accade in molte giovani coppie, i due non andavano più d'accordo.

“Lei -ricostruisce Aleo- conosce un altro uomo, imprenditore facoltoso che fa affari all'estero, a Panama per la precisione”.

“Da un giorno all'altro -spiega Alex Aleo- mia moglie è sparita con la bambina e da quel momento è trascorso più di un anno”.

Il padre è entrato in un vortice che sembra non avere fine.

“Stiamo avendo difficoltà di comunicazione con Panama, con i miei legali ci siamo rivolti al dipartimento per la giustizia minorile attuando tutte le procedure di localizzazione della minore.

Abbiamo chiesto il rientro immediato della bambina. La signora ha falsificato probabilmente la mia firma e in questo modo è riuscita a espatriare con la bambina”.

Il tribunale dei Minorenni di Catania ha confermato che la madre ha deciso “autonomamente”, senza il consenso dell'Aleo, “di trasferire la residenza della figlia in altro lontano Stato”.

“Nè -si legge ancora- questo tribunale, né il giudice di secondo grado hanno autorizzato in alcun modo la madre al trasferimento in discorso, la madre non era e non è legittimata, in mancanza di consenso espresso dell'altro genitore o dell'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, a trasferire la residenza della minore addirittura in altro distante continente, dovendosi tutelare l'interesse preminente della figlia che era ed è quello di permanere nell'ambiente in cui aveva stabilmente vissuto prima del trasferimento”.

La moglie di Di Leo, sottolinea il Tribunale per i Minorenni, “oltre a impedire in concreto la realizzazione del predetto interesse, ha violato il fondamentale principio che impone ai genitori di assumere congiuntamente le decisioni più importanti relative alla prole minorenne, senza sottovalutare il fatto che con il comportamento in esame sta precludendo alla figlia di incontrare il padre...questa decisione unilaterale non potrà che provocare, tenuto conto della distanza, l'affrancamento della vita della figlia dal padre e dai suoi affetti, nonché l'interruzione del processo di formazione della personalità della minore, con nocumento nella propria crescita equilibrata, attraverso un improvviso trasferimento in uno Stato, non solo diverso dal punto di vista linguistico, scolastico ed economico, ma soprattutto a lei del tutto sconosciuto per non averlo in pratica mai frequentato, ed in cui dovrebbe ricostruire tutta le rete dei riferimenti affettivi, amicali e, in definitiva, educativi”.

Fatte queste premesse, il Tribunale ha condannato Alex Aleo al pagamento di un assegno mensile.

L'APPELLO- Alex Aleo “Non vedo mia figlia da un anno, non l'ho sentita in alcun modo, non so quale scuola frequenta, chi siano i suoi amici, i compagnetti, soprattutto non so chi è il suo amichetto di giochi preferito, fino a prima che venisse rapita ero io.

Chiedo a tutte le persone che sono state complici del rapimento di Sofia di farsi un esame di coscienza, hanno agito con cattiveria e hanno privato a mia figlia di avere un padre”.


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