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lotta alla mafia

Inchiesta Ippocampo, 21 indagati
I nomi e le accuse della Procura


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21 INDAGATI, Carcagnusi, INCHIESTA IPPOCAMPO, mazzei, Catania, Cronaca
CATANIA- Tra le fila dei Carcagnusi potere e affari sono stati gestiti da famigliari e uomini fidatissimi, in grado di “uccidere” (VIDEO), non appena il boss latitante Nuccio lo avesse ordinato.

L'inchiesta Ippocampo ha un lato inedito, che viene fuori dagli atti della Dia guidata da Renato Panvino e dall'inchiesta coordinata dal procuratore Capo Giovanni Salvi e affidata al Pm Jole Boscarino, specialista della lotta alla mafia.

Dalle carte -di cui LivesiciliaCatania è venuta in possesso- emerge il “salto di qualità” della mafia, rigorosamente documentato dagli investigatori, che si fa impresa e gestisce attività legali attraverso prestanome.

Il lavoro congiunto di Dia, carabinieri e magistrati è stato poderoso, Salvi lo ha sottolineato pochi minuti dopo gli arresti (VIDEO) che hanno segnato una nuova meta nel contrasto a Cosa nostra.

QUESTIONI DI FAMIGLIA. Il sistema retto dal boss dei boss Santo Mazzei, recluso e dal figlio Nuccio, latitante, poteva contare, secondo le ipotesi della magistratura su Rosa Morace, moglie di Santo, sul cognato Gioacchino Intravaia e sul figlio di Nuccio, che porta il nome del nonno, Santo, appunto. Tutti impegnati a gestire floride attività che non conoscono crisi. Agriturismi, bar, internet cafè, per fare qualche esempio.

TUTTE I NOMI DEGLI INDAGATI E LE ACCUSE
Il capo A, è quello relativo all'accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso e vede indagati Sebastiano Mazzei, Michele Di Grazia, Carmelo Grasso, Gioacchino Intravaia, Rosa Morace, Camillo Pappalardo, Mario Pappalardo, Gaetano Pellegrino e Lucio Stella. Tutti sono accusati di “aver fatto parte dell'associazione di tipo mafioso denominata clan dei Carcagnusi, facente capo a Santo Mazzei, che si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere una serie indeterminata di delitti contro la persona, il patrimonio e traffico di sostanze stupefacenti, nonché per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche e per conseguire, comunque, profitti e vantaggi ingiusti”.

Sebastiano Mazzei, Mario Pappalardo, Giovanni Galati Massaro, Prospero Riccombeni, Michele Maiolino e Daniele Sgroi sono accusati di favoreggiamento per essersi “associati tra loro e con soggetti allo stato non identificati, allo scopo di commettere più delitti, quali distribuzione, commercio, trasporto, detenzione, offerta in vendita e cessione di sostanze stupefacenti tipo cocaina e marijuana.

Sebastiano Mazzei, Mario Pappalardo, Giovanni Galati Massaro, Prospero Riccombeni, Michele Maiolino e Daniele Sgroi sono accusati di aver acquistato e posto in commercio cocaina, haschish e marijuana.

L'ordinanza di custodia cautelare -di cui LivesiciliaCatania è in possesso- contiene anche un capo che vede indagati Silvana Aulino, Mario D'Antoni, Gioacchino Intravaia, Sebastiano Mazzei, Simona Mazzei e Rosa Morace. In particolare Gioacchino Intravaia, Sebastiano Mazzei, Simona Mazzei e Rosa Morace avrebbero attribuito a Silvana Aulino la titolarità delle loro quote dell'associazione Giomar, società conduttrice della ristorazione della struttura turistica denominata Agribagnara di S.Giorgio, con lo scopo di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali. Mario D'Antoni e Gioacchino Intravaia avrebbero agito in concorso “contribuendo a realizzare la difformità tra titolarità effettiva e titolarità reale della società”.

Gioacchino Intravaia, Sebastiano Mazzei, Simona Mazzei e Rosa Morace avrebbero attribuito “fittiziamente” a Nerina D'Antoni e Mario D'Antoni, “la titolarità dello loro quote dell'associazione M&G Turismo Club, società conduttrice della ristorazione della struttura turistica denominata Agribagnara. Pier Giuseppe Pennisi e Gioacchino Intravaia avrebbero agito in concorso “contribuendo a realizzare la difformità tra titolarità effettiva e titolarità reale della società”.

Sebastiano Mazzei avrebbe attribuito “fittiziamente” a Camillo Pappalardo la titolarità delle sue quote della Play and Coffee di Tomasello Nello Pasqualino S.a.s., società costituita per la gestione del chiosco di via Filocomo.

Nuccio Mazzei avrebbe attribuito “fittiziamente” al figlio Santo Mazzei, la titolarità delle quote dell'Internet Cafè di Mazzei Santo, società costituita per la gestione del Bar Chiosco di via Filocomo, e ancora, Gioacchino Intravaia avrebbe attribuito fittiziamente a Giuseppe Scammacca “la titolarità -scrivono i magistrati- delle sue quote della società cooperativa Scammacca” aventi in subappalto il carico-scarico merci e servizi relativi alla distribuzione della ditta Jonica Trasporti per conto della Bartolini”. Con Intravaia avrebbe agito in concorso Enrico Zappalà.

Sebastiano Mazzei, Camillo e Mario Pappalardo sono indagati anche per aver minacciato e costretto Giusy Messina a “cedere loro la propria quota della società Play and coffee di Tomasello Nello Pasqualino”, minaccia aggravata dall'essere appartenenti ai Carcagnusi.


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