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La retrocessione

Fine di una stagione maledetta
Adesso servono risposte


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calcio catania, Catania, nino pulvirenti, serie a, serie b, Cronaca, Sport
CATANIA. Adesso, per favore, non cominciamo col disfattismo. Non cominciamo col dire che la squadra merita la Serie B perché la città è da serie cadetta. Oppure che, per chissà quale non meglio precisato complotto, conveniva che la squadra retrocedesse. O, ancora, che la fortuna economica della società dipendeva dalla mancata permanenza in A. In tutto il chiacchiericcio da bar di questa stagione manca infatti il tassello più importante. Il risultato scientifico che deve confermare il teorema: ebbene, a scanso di equivoci, con la retrocessione di ieri il sodalizio rossoazzurro il deficit  non è solo in termini di prestigio ed immagine ma con la svalutazione dei suoi calciatori la perdita si fa di milioni e milioni di euro. Per cui, sul serio, niente disfattismo, please.

Una cosa, però, è certamente vera. Ovvero, che è finita male. Alla fine non c’è stato alcun miracolo, alcun sogno. A materializzarsi è stato solo un incubo col quale si conviveva ormai da mesi a causa - anche - di una gestione societaria apparsa sin troppo sbadata ed alla quale non eravamo più abituati da tempo immemore: un errore dopo l’altro, una venatura di presunzione e l’incapacità di “correggere” il progetto in corsa. Alla fine il conto (salatissimo) è stato presentato nella maniera più spietata: nella domenica in cui il Catania ha colto il suo primo successo esterno del campionato. Guarda tu.

Ma si arriva a questo punto perché hanno sbagliato tutti. Allenatori (non si tratta di un plurale maestatis), presidente e giocatori. Questi ultimi più di qualsiasi altro: sono loro che scendono in campo. E sono loro che per almeno una trentina di partite hanno dato la sensazione che alla fine dei novanta minuti non avessero bisogno nemmeno di una doccia negli spogliatoi. Sull’aspetto dirigenziale possiamo stare a parlarne quanto volete ma finirà con l'essere sempre inevitabile che si punti il dito contro il patron e contro quel Cosentino che - davvero - in pochi hanno compreso quale ruolo abbia ricoperto. Non c’è da prendersela. Perché per tutto il durare della stagione non si è capito chi trattava gli acquisti della rosa o chi facesse da filtro tra lo spogliatoio e la società. E’ sembrato che tutto e tutti andassero a briglia sciolte.

Per il resto, confermiamo: quest’anno è andato tutto male. Una serie di infortuni a caterva; una preparazione estiva che è stata probabilmente il peccato originale di una stagione sciagurata; un allenatore Maran che dopo il record dell’anno passato ha, all’improvviso, perso il timone della nave non prima di vedersi spodestare da tale Gigi De Canio da Matera mai entrato nemmeno in sintonia con la squadra prima ancora che con l’ambiente. Nè l’uno, né l’altro hanno avuto il polso fermo per svegliare la squadra. Entrambi sono stati, però, capaci di far rimpiangere il fatto che il loro successore, Maurizio Pellegrino, non sia stato chiamato prima al loro posto.

Ancora una volta gli unici che non hanno mai mollato sono stati i tifosi. Mai abbattuti, sin troppo pazienti e calorosi. E adesso, per spazzare via quel chiacchiericcio da bar, vogliono risposte. Vogliono il conforto di una società che deve prima di ogni cosa recuperare il suo rapporto con l’ambiente. Non vogliono nemmeno lo stadio nuovo. Vogliono una dirigenza ed una squadra pronte a riappropriarsi immediatamente della Serie A. E lo diciamo perché se è vero che le cose belle si apprezzano quando le perdi, allora da ieri alla città di Catania manca qualcosa che nessun sabato pomeriggio di trionfi potrà mai riempire. Questa è l'unica certezza. Tutto il resto è noia.


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