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Sangue e fango, il "vizietto" di Cosa Nostra


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La cupola festeggia il primo maggio attaccando Pippo Fava ed elogiando i "cavalieri".

 

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CATANIA- “Facevano sfilate antimafia. Ora voglio vedere tutte quelle persone che facevano le sfilate antimafia che ora crepano dalla fame. Ma fanno bene...fanno bene...non c'era persona più schifosa di Fava a Catania”.

Fango e sangue, omicidi e insinuazioni, calunnie e depistaggi. Cosa Nostra non perde il “vizietto” alle falde dell'Etna, tanto che tra agrumi e olivi, il capomafia catanese Vincenzo Aiello -per il quale gli aggettivi si sprecherebbero- allieta i commensali attaccando Pippo Fava. E' il primo maggio del 2007. I picciotti del boss hanno mangiato fino a sazietà e gli investigatori del Ros trascrivono tre pagine di insulti e insinuazioni impubblicabili, offese ai familiari di Fava e ai catanesi, non tanti per la verità, che nel 1984 hanno compreso l'esistenza di una linea invalicabile segnata col sangue dei direttore dei Siciliani, colpevole di raccontare la verità in una città dominata -ieri come oggi- da un livello mafioso-imprenditoriale quasi inespugnabile.

Alle 14.16, 23 anni dopo l'omicidio di Pippo Fava, i boss prendono il caffè in contrada Margherito, nella casa del militante della corrente santapaoliana del Mpa Giovanni Barbagallo. Seduti attorno a un tavolo i mafiosi festeggiano banchettando con l'unica cosa che non sono riusciti a strappare a un pugno di catanesi: la memoria di Pippo Fava. Sullo stesso tavolo, un anno dopo, si terrà il summit per brindare all'elezione al parlamento di Angelo Lombardo a base di vino rosè. Ma in quel momento Cosa Nostra sente ancora nostalgia dei “cavalieri dell'apocalisse mafiosa”, come li chiamava Fava prima di essere ammazzato (per questo) dalla mafia.

“Graci, Finocchiaro...”dice la cognata di Barbagallo col tono composto di chi recita il rosario. “Finocchiaro...Rendo...Parasiliti...quanto lavoro davano?”, aggiunge il boss Vinceno Aiello che, dopo un attacco delirante nei confronti di Fava, continua nella difesa d'ufficio dei cavalieri: “Ci sono delle porcherie assurde a Catania, delle cose da fare schifo! Hanno...hanno distrutto l'imprenditoria catanese, l'hanno distrutta...distrutta!”.

 

 


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