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La testimonianza

"Fiera di mio marito spacciatore,
prima facevo la vita da signora"

Venerdì 07 Marzo 2014 - 06:00
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Viaggio nella pericolosa esistenza della moglie di uno dei "picciotti" catanesi, arrestato nel corso di un'operazione antidroga.

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CATANIA – “Non vedo l’ora che esca”. Sono parole intrise di speranza quelle di una donna catanese che aspetta di poter riabbracciare il marito. Il suo consorte è lontano da casa, dalla famiglia, perché si trova in carcere. Diversi anni dietro le sbarre, però, non hanno portato nessuna goccia di “pentimento” nelle lacrime versate. Non c’è traccia di condanna nella sua voce e nemmeno nei gesti di questa giovane moglie che ogni giorno piange la distanza dal marito rinchiuso in un carcere di protezione speciale. E' stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti. "E' difficile – racconta– quando vado a trovarlo in carcere non possiamo nemmeno darci un bacio, posso soltanto sfiorargli le mani”.

Qualcuno, forse, di quell’esperienza avrebbe anche imbarazzo a parlarne. Il solo pensiero di sentirsi giudicati per lo sbaglio commesso potrebbe pesare più di un macigno. Invece lei si sente una donna colpita da un dramma. Non c’è mai la parola illegalità nelle frasi che pronuncia. Solo la sofferenza che trapela oltre che dalle parole anche dai gesti. Sfrega le mani, apre e chiude il cellulare. Si alza di scatto, prende una sigaretta e comincia a riempire di nicotina i suoi polmoni fino a riempire di fumo la piccola stanza. Da quando suo marito è stato arrestato ha dovuto trovarsi un lavoro. “Sono stanca di questo lavoro umiliante, rivoglio la mia vita, quando uscirà mio marito lascerò questo lavoro e sarò di nuovo una donna felice”.

Felicità. Una parola semplice, ma dal significato soltanto apparentemente univoco. Cos'è per lei la felicità? “Tornare a fare la vita di prima. Mio marito non vede l'ora di rimettersi in strada e farmi fare la vita da signora”. Soldi facili e ottenuti con il crimine. Nel futuro non c'è un piano per magari trovare un posto di lavoro, c'è solo il sogno a mandare indietro le lancette del tempo. Le sbarre, la prigione, la privazione della libertà non hanno corroso convinzioni e convincimenti. Non sono servite a far capire gli errori di quella vita da moglie di un criminale.

E’ fiera quando racconta: “Abbiamo una casa da fare invidia ad un castello. Pavimenti nuovi, mobili costosissimi, ho la cucina in muratura. Mangiavamo carne e pesce tutti i giorni, eravamo felici, mio marito tutte le sere al rientro dal suo lavoro portava a casa 300-400euro, non sai la contentezza. Il tavolo si riempiva di soldi e spesso uscivamo a festeggiare per tutta la notte, da quando è in arresto mangiamo pasta con l'olio a pranzo e a cena, perché con 1 euro puoi comprare al discount 2 kg di pasta, in macelleria a quella cifra non ti danno nemmeno gli scarti”.

Una testimonianza fredda, lucida. Ritorna indietro nel tempo: prima del carcere, prima delle manette, quando era felice della sua vita “da signora”. “Mio marito si alza a mezzogiorno – spiega - non deve dare conto a nessuno perché il suo capo è un membro della sua famiglia, quindi è libero di gestirsi come vuole il proprio tempo, può anche decidere di non lavorare per uno o più giorni. Non ci sono orari rigidi, pranziamo insieme, il pomeriggio usciamo, la sera poi scende sotto casa e lì comincia il via vai di clienti, anche prestigiosi”.

Un lavoro sotto casa. “Quando è pronta la cena mi affaccio dal balcone, lo chiamo e lui sale, dopo aver mangiato ritorna giù per un altro paio di ore fin quando poi termina la roba e rientra definitivamente”. La sigaretta è finita. Poi, forse inconsciamente, si rimprovera a voce alta. “Alcuni nostri parenti sono riusciti a mettere da parte oltre 500 mila euro, noi purtroppo non siamo riusciti a fare lo stesso. Quando hai molti soldi in mano – si giustifica - perdi la percezione della realtà e allora se vedi una bella automobile vai a comprarla anche se costa tanto, se devi comprare un paio di scarpe le prendi griffate, abbiamo trasformato casa nostra in un appartamento di lusso e adesso sono costretta a fare le pulizie per guadagnare in un mese quello che mio marito riusciva a guadagnare in poche ore”.


Non ha paura che possa ritornare in carcere? “E' un rischio che devo correre. Quando la sera scende a lavorare ho paura, sto col fiato sospeso, ma quando lo vedo rientrare con una montagna di soldi la gioia è così tanta che dimentico tutto”.

Le fonti di “guadagno”? “Beh.. marijuana in primis – spiega– ogni tanto gira tra loro anche cocaina. E poi... c'è l'extra. L'extra è la rapina. E' una botta di adrenalina allucinante, sono io stessa a mettere il passamontagna a mio marito facendo attenzione a non far intravedere alcun minimo particolare del suo volto. Bar, tabacchini e rientra a casa con altri soldi ancora”.

Ed i suoi occhi  a un certo punto si riempiono d’orgoglio: “Quando è stato arrestato e ne hanno parlato i giornali non sai la soddisfazione, anche perché lui non ha mai fatto del male a nessuno e lì i guadagni sarebbero molto più alti. Se sei nel giro e conosci determinate persone, oltre alla spaccio puoi trovarti di fronte ad un altro tipo di lavoro. Un lavoro un po' più difficile”.

Cioè? “L'omicidio – dice abbassando lo sguardo - BAM!!! Un colpo secco e toh: 30mila euro in contanti finiscono nelle tue tasche, ma in questi casi non puoi tirarti indietro se cominci, perché chi accetta e poi dice “No” rischia di poter essere lui il prossimo a finire a terra”.

Non pensa a un futuro diverso per i suoi figli? “Oggi la società va a pezzi – risponde - in cantiere un uomo deve rompersi la schiena per 14 ore al giorno per un misero guadagno, so che il lavoro di mio marito è illegale, ma con questo riesce a mantenere la famiglia, i soldi facili piacciono a tutti, è un lavoro semplice, il rischio c'è e ne sono consapevole per questo, essendo molto religiosi, preghiamo e ringraziamo ogni giorno il Signore”.

(Foto in copertina di repertorio)
Ultima modifica: 07 Marzo ore 11:49
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