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L'analisi dei sindacati

Disoccupazione alle stelle
"Il tempo degli annunci è finito"


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nella foto Villari, Rotolo e Mattone

Per Catania e provincia si conclude un anno disastroso per l'occupazione. I segretari di Cgil, Cisl e Uil provano a fare il punto della situazione. E il governo regionale colleziona l’ennesima bocciatura.

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CATANIA. E’ emergenza lavoro. Gli strascichi delle festività natalizie, dal via vai dei passanti per le strade principali agli addobbi sfarzosi, non raccontano la “città reale”. La fotografia più autentica di quella che fu la Milano del sud è quella dei presidi in prefettura, dei lavoratori che salgono sui tetti in segno di disperazione, che protestano davanti ai cancelli delle aziende. Un’immagine che non sbiadisce tra le luci e i festoni. A Catania e provincia, infatti, si registra un tasso di disoccupazione elevatissimo, tra il 22% e il 25%, destinato a toccare cifre stratosferiche in riferimento alla situazione occupazionale di giovani e donne: uno su due è senza lavoro.

La crisi c’è, e morde. Catania si ritaglia pure qualche triste record, come il numero di ricorsi alla cassa integrazione. La città etnea sale sul podio delle dieci province italiane con gli aumenti più alti di Cassa integrazione guadagni: più 27.4 per cento rispetto allo scorso anno.. E’ pieno inverno altro che primavera. Eppure, si deve ripartire. I segretari dei sindacati confederali, Angelo Villari (Cgil), Angelo Mattone(Uil) e Rosaria Rotolo (Cisl), che pure non celano la gravità della situazione, provano a fare il punto sul “Che fare?”, consapevoli che “il tempo degli annunci è finito”. Dall’analisi complessiva emergono proposte simili per ripartire e un’uniformità nel giudizio relativo all’operato del governo Crocetta e della giunta Bianco.

La pagella del presidente Crocetta non brilla, almeno rispetto all’impegno sui temi del lavoro.

Angelo Villari: Non ci sono dubbi sul fatto che il governo regionale abbia svolto un ottimo lavoro dando priorità alla legalità e alla trasparenza del sistema Sicilia. Penso alla lotta contro la mafia e il malaffare. Su questo il governo regionale ha fatto veramente un buon lavoro, ma è chiaro che i problemi della Sicilia non si esauriscono qui. Sul tema dello sviluppo ad esempio ancora non ci siamo, anzi non ci siamo affatto. Non siamo ancora riusciti a mettere in piedi un confronto serio tra governo regionale, forze sociali e produttive per affrontare le questioni portate avanti dalla piattaforma messa in campo dai sindacati il primo marzo del 2012. Quella piattaforma di sviluppo puntava sulle eccellenze, i settori produttivi, l’agroalimentare e il turismo. Su questi temi non riscontriamo un’interlocuzione con l’esecutivo regionale. Certo, è necessario affrontare i temi dell’emergenza, ma dobbiamo di pari passo rafforzare le eccellenze presenti nell’isola.

Angelo Mattone: Siamo sempre in attesa che partano realmente le Zone Franche Urbane di Librino, Acicatena, Acireale e Giarre. Non basta investire in legalità, come avevano chiesto e come il governo Crocetta sta facendo, ma servono strumenti operativi e concreti per contrastare la desertificazione produttiva. E questi non si vedono ancora.

Rosaria Rotolo: Purtroppo dobbiamo registrare il grave ritardo del governo Crocetta sia nei confronti dei lavoratori che delle imprese, per l’assenza, ancora adesso, di un confronto vero, trasparente, non episodico né estemporaneo, sui temi della crisi, del riequilibrio dei conti, del taglio a privilegi e sprechi, dello sviluppo produttivo. Né vediamo misure significative a favore del mondo del lavoro e contro la crisi che strangola economia e società. Lo abbiamo osservato anche in occasione dell’atteggiamento contraddittorio nella vertenza dei teatri o della situazione della microelettronica etnea, dove il governo regionale non ha certamente brillato per presenza.

Di segno opposto il giudizio dei sindacati sull’operato della giunta guidata da Enzo Bianco

Villari: Con Bianco l’interlocuzione è stata aperta e positiva. Abbiamo affrontato tante vertenze dalla Stm alla Myrmex, in più c’è stato un confronto serio e forte sulle politiche sociali. Quello che manca però è un confronto su tutti i temi che riguardano lo sviluppo di Catania. Va colmato l’impegno preso in campagna elettorale e rilanciato pochi giorni fa: un confronto con le forze sociali e produttive della città per capire come intervenire per affrontare le emergenze e le difficoltà e tracciare il disegno complessivo della Catania del futuro. E’ chiaro che non è il Comune che può risolvere tutti i problemi, ma se noi mettiamo in campo un progetto condiviso tra forze sociali e istituzioni saremo più forti nell’interlocuzione con il governo regionale e nazionale.

Mattone: I sindaci, le amministrazioni comunali, dispongono oggi di poche risorse. Devono supplire con la fantasia e questa non manca a Enzo Bianco che, peraltro, ha accolto la richiesta di confronto e collaborazione fatta dalle parti sociali già in campagna elettorale.

Rotolo: Alla giunta Bianco dobbiamo riconoscere che su alcune nostre proposte ha aperto un confronto che certamente può essere migliorato e che continueremo ad alimentare con le nostre proposte. Lo abbiamo visto in occasione degli asili nido che ha messo le basi per un confronto più complessivo che dovrà avvenire sull’intero sistema dei servizi sociali, per evitare sprechi e duplicazioni, avere certezza delle disponibilità e affrontare i temi dei servizi da garantire e della tassazione da ridurre alle fasce più deboli e ai pensionati. Ci sembra importante la disponibilità al dialogo e alla costituzione di quel fronte comune istituzioni-forze sociali che abbiamo sempre richiesto per affrontare i temi più delicati sul fronte dello sviluppo e dell’occupazione, come infrastrutture, industria e mobilità.

Le proposte dei sindacati per rilanciare l’economia e l’occupazione

Villari: Bisogna fare ripartire l’economia in provincia di Catania. I comuni possono fare poco, anche alla luce dei tagli di risorse che li penalizzano, ma se sostenuti possono diventare protagonisti di un progetto di sviluppo. Servono più risorse e tempi celeri per fare diventare cantieri i progetti già in campo: lo sviluppo del sistema viario, ferroviario e aeroportuale in primis. E’ inoltre necessario mettere in sicurezza le città e i territori, rispetto al rischio sismico e idrogeologico e allo stesso tempo recuperare i centri storici. Se si investono risorse sufficienti, Catania diventa un cantiere permanente di opere utili e in grado di mettere in moto il comparto edile, che è il volano principale per fare ripartire l’economia. Un altro settore strategico è quello del marketing territoriale, dobbiamo valorizzare l’Etna, un brand importantissimo per recuperare il deficit turistico e tramutarlo in eccellenza da sostenere.

Mattone: La riduzione della pressione fiscale per incentivare i consumi interni e un piano straordinario, soprattutto a Catania che è locomotiva della produzione in Sicilia, utilizzando non solo tutte le risorse comunitarie e statali, ma anche i soldi risparmiati con i tagli ai costi della mala politica e della mala burocrazia. Abbiamo bisogno di opere pubbliche vere, realmente utili, per colmare il ritardo nelle infrastrutture, mettere in sicurezza edifici pubblici e privati, contrastare il dissesto idrogeologico, avviare la ripresa.

Rotolo: Abbiamo già sottolineato come sui temi più cogenti, come microelettronica e mobilità, sia necessario costituire e mantenere tavoli permanenti per un continuo confronto tra istituzioni, forze sociali e imprenditoriali. Tutti devono concorrere a perseguire il bene comune, nel quadro di obiettivi condivisi e assunzioni di responsabilità nei confronti della società. Catania, il suo territorio con buona parte della Sicilia orientale, possiedono dei driver di sviluppo che possono e debbono essere promossi e rivalutati per aumentarne la competitività: lo sviluppo delle aree interne, con la riqualificazione urbanistica, la costruzione di filiere produttive, di ricerca, culturali e turistiche, l’infrastrutturazione con una rete di porti, aeroporti e interporti possono costituire elementi di valore aggiunto alla competitività e quindi all’attrazione di investimenti per produrre occupazione e sviluppo.

 

 


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