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Nuova Ionia

Gli affari della mafia sui rifiuti
43 le richieste di rinvio a giudizio

Venerdì 06 Dicembre 2013 - 06:00
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E' stata fissata per il prossimo 13 dicembre l’udienza preliminare. Tra gli indagati dirigenti di società, amministratori e funzionari pubblici. LE FOTO - IL VIDEO - INTERCETTAZIONE 1 - 2- 3 - 4

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CATANIA. La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e 43 gli indagati dell’inchiesta “Nuova Ionia”. Il provvedimento porta la firma del procuratore aggiunto Amedeo Bertone e del sostituto procuratore Giovannella Scaminaci. Dall’indagine, coordinata dalla Procura e dalla Direzione investigativa antimafia di Catania, erano emerse inquietanti infiltrazioni della criminalità organizzata sul ciclo dei rifiuti in ben 14 comuni della fascia ionico etnea. I reati contestati a vario titolo variano dal traffico di rifiuti alla truffa aggravata ai danni degli enti pubblici, dall’associazione mafiosa al traffico di sostanze stupefacenti e di armi, dalla corruzione aggravata al trasferimento fraudolento di beni.

Tra gli imputati dirigenti di società, amministratori e funzionari pubblici ed alcuni presunti affiliati alla cosca Cintorino di Calatabiano. L’udienza preliminare, davanti al gup Alessandro Ricciardolo, è stata fissata per il 13 dicembre nell’aula bunker del carcere Bicocca di Catania.

L’OPERAZIONE. Il 10 gennaio gli uomini della Dia di Catania eseguono 27 ordinanze di custodia cautelare, 22 in carcere e 5 ai domiciliari, emesse dal gip Marina Rizza. L’operazione, denominata “Nuova Ionia”, scuote dalle fondamenta palazzi comunali, aziende e società pubbliche sull’asse Catania, Enna e Milano. Al centro dell’indagine il servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni facenti parte dell’Ato Ct 1, in appalto all’Aimeri Ambiente, azienda controllata da una società di Milano. Dalle numerose intercettazioni sarebbe emersa una sistematica falsificazione dei formulari di carico e scarico dei rifiuti. Ai comuni della Joniambiente sarebbero stati addebitati anche rifiuti provenienti da Acireale e Giardini Naxos, con un aggravio dei costi per i cittadini dei 14 paesi. Oltre ai dati sulla provenienza, secondo l’accusa, sarebbero stati truccati anche quelli relativi alla quantità, maggiorati per aumentare le percentuali di raccolta differenziata. Tra gli arresti eccellenti, Alfio Agrifoglio, 59 anni, a lungo direttore dell’Aimeri Ambiente per la Sicilia Orientale. Svariate le accuse a suo carico, dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata, fino al traffico illecito di rifiuti. In manette anche altri due dipendenti della ditta, il 60enne Alfio Acquino e il 48enne Francesco Caruso. Nell’inchiesta entra anche la discarica Sicilia Ambiente di Enna. Raggiunti da provvedimento cautelare il responsabile tecnico Roberto Palumbo ed il dipendente Gaetano La Spina. Sottoposto agli arresti domiciliari anche Giuseppe Grasso, dipendente comunale a Fiumefreddo di Sicilia e impiegato per un periodo anche nella società d’ambito Joniambiente. Altre ordinanze vengono notificate in carcere. Tra i destinatari numerosi presunti esponenti del clan Cintorino, operante a Calatabiano e legato alla cosca catanese dei Cappello. Tra loro c’è Roberto Russo, ex responsabile del personale della ditta Aimeri, ritenuto dagli inquirenti figura di spicco del clan.


GLI ALTRI INDAGATI. La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio anche per gli altri 16 indagati, le cui richieste di applicazione di misura cautelare sono state respinte prima dal gip Marina Rizza e poi in sede di appello dal Tribunale del riesame. Tra loro l’ex sindaco di Mascali Filippo Monforte e con lui l’ex assessore ai Lavori Pubblici e l’ex responsabile dell’area tecnica dei Lavori Pubblici dello stesso comune, Rosario Tropea e Bruno Cardillo. Tutti e tre sono imputati per corruzione aggravata in concorso. Dello stesso reato è accusato l’ex assessore all’Ecologia del comune di Giarre Piero Mangano. Sono imputati tra gli altri per frode in pubbliche forniture, truffa aggravata e traffico illecito di rifiuti Gianfranco Claudio Del Tufo, nella qualità di funzionario interregionale dell’Aimeri Ambiente, Giuseppe Arcolia, all’epoca dei fatti sorvegliante dell’Amia Spa, società aggiudicataria dell’appalto della raccolta dei rifiuti nei comuni dell’Ato Me 4, ed Antonino Germanà, responsabile della raccolta differenziata per la Joniambiente.

PARTI OFFESE. Citate come persone offese il legale rappresentante e presidente dell’Aimeri Ambiente, il legale rappresentante della Joniambiente ed i sindaci dei 14 comuni dell’ex Ato Ct 1: Bronte, Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maletto, Maniace, Mascali, Milo, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto e Sant’Alfio. L’Aimeri Ambiente lo scorso gennaio aveva già preannunciato la propria costituzione in giudizio come parte civile. Oggi lo stesso annuncio lo ha fatto il rappresentante del Collegio dei Liquidatori della Joniambiente, Francesco Rubbino. Quasi tutti i sindaci si dicono pronti a seguire la stessa strada, valutando la possibilità di procedere tutti insieme.

 
Ultima modifica: 06 Dicembre 2013 ore 14:35
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