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IL PROCESSO

Iblis, l'ex deputato Fagone
davanti ai magistrati


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CATANIA – Faccia a faccia tra Fagone e i magistrati della Dda di Catania. La carriera politica ereditata dal padre, i voti, ma anche i rapporti con il boss calatino Rosario Di Dio, una cena elettorale, oltre agli appalti a Palagonia e i versamenti a cinque zeri sul proprio conto corrente. Fausto Fagone, ex deputato regionale, sospeso dall’Ars nel 2010 quando era quota Pid, nell’orbita di Totò Cuffaro e Calogero Mannino, è tornato nell’aula bunker numero 2 del penitenziario di Bicocca per essere sentito nel processo “Iblis” in cui è imputato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa insieme a una sfilza di imprenditori, ex uomini delle istituzioni e un drappello di presunti personaggi di primo piano della famiglia dei Santapaola-Ercolano.

Fagone, formatosi in un collegio svizzero e laureatosi in economia, venne immortalato a Roma nel 1989 con la bond-girl Ursula Andress. Di professione consulente finanziario, l’ex politico, spesso di base nella Capitale, ha ripercorso in aula parte della sua carriere nelle istituzioni siciliane. Un amore, quello per la politica, ereditato dal padre Salvino, capace di trasformare il Comune agrumicolo di Palagonia in un “feudo” di famiglia in una sorta di staffetta con il figlio a cui lo “consegnò” dopo una decennale legislatura conclusasi nel 2003. “Ho iniziato nel 1991 con il partito socialista – spiega Fagone  ai Pm Santonocito e Fanara – nel 1998 sono stato eletto alle provinciali, nel 2001 alle regionali mi candidai con Forza Italia senza riuscire a salire, nel 2003 sono stato eletto sindaco di Palagonia, nel 2006 e nel 2008 sono stato eletto deputato regionale”.

Ad accomunare i Fagone, non c’è però solo la politica ma anche i problemi giudiziari. Il padre, Salvino, venne infatti arrestato, salvo poi essere rimesso in libertà, nell’ambito del procedimento “Dionisio”. La Dda di Catania lo accusava di aver incontrato nel 2001 il boss di San Michele di Ganzaria, Francesco La Rocca per ottenere sostegno elettorale per il figlio Fausto. Tra i rapporti pieni di ombre di cui viene accusato Fagone jr nell’indagine “Iblis”, c’è quello con l'allora sorvegliato speciale Rosario Di Dio, i due vennero immortalati insieme al consigliere provinciale Antonino Sangiorgi (condannato in primo grado nel rito abbreviato), nel distributore Agip sulla Catania- Gela.

“Ho saputo dei suoi problemi con la giustizia solo successivamente – spiega l’ex deputato regionale- era un interlocutore sporadico a cui non chiesi voti, solo in carcere mi disse che lui e la sua famiglia mi avevano aiutato. C’erano rarissimi incontri nella sua stazione di carburante, dove mi fermavo solitamente per prendere una Coca Cola o altro. Lo incontrai anche a Roma dove io avevo un appuntamento politico con Sangiorgi”. Quest’ultimo, insieme a Di Dio, stando a quanto dichiarato, erano diretti al congresso nazionale dell’Udc a Chianciano Terme. Tra gli incontri romani, documentati dal Ros nell’ambito dell’indagine, ci fu anche quello per “una fantomatica proposta finanziaria per un investimento di 200 mila euro” ma “essendo per natura un consulente finanziario capii che era un qualcosa che non poteva andare, restai soltanto dieci minuti”. A chiedere la presenza in quell’incontro sarebbe stato lo stesso Sangiorgi, perché “pensava di ricevere da me un suggerimento”. Tra i due, stando a quanto spiegato da Fagone, c’era un’amicizia datata risalente agli anni ‘70. “Politicamente è stato sempre vicino a me. Aveva un ascendente sulla comunità essendo sempre il primo degli eletti”.

La foto inserite nel sito del Comune di Palagonia per l'inaugurazione dei lavori in contrada "Altarello". Al centro l'ex Sindaco Fagone all'estrema dx Franco Costanzo "pagnotta"



Al centro del processo è finita anche una foto che immortala Fagone insieme a un gruppo persone, tra cui Franco “pagnotta” Costanzo, condannato nell’abbreviato a 20 anni perché ritenuto il referente di Cosa Nostra a Palagonia, intenti ad inaugurare i lavori di una strada in contrada “Altarello” nel comune calatino alla vigilia delle elezioni regionali del 2008. “Ricordo quei lavori – spiega Fagone – Costanzo era in subappalto ma quella foto non l’ho vista nonostante fosse nel sito del Comune, evidentemente lui era presente”. Di Costanzo si parla anche in relazione alla presenza a una cena elettorale organizzata dagli elettori di Fagone a Palagonia “C’erano 100, 150 persone ma Costanzo non c’era perché non c’era la ragione che lui partecipasse a una mia manifestazione elettorale. L’avrei – conclude – notato perché sarebbe stata una persona non invitata”.

Nel lungo esame sono finiti anche due affidamenti con trattativa privata. Quello delle coste dell'eremo di Santa Febronia a Palagonia concesso ai suoceri di Alfonso Fiammetta (già condannato nel processo in abbreviato) e quello riguardante una cooperativa sociale di cui era titolare Sara Conti, nipote dello storico fondatore della “famiglia” mafiosa di Ramacca. “Non venne fatto nessun bando – risponde Fagone riferendosi alla cooperativa – perché venne offerto a un costo minore dopo una verifica territoriale su una serie di persone disponibili a fare questo servizio. Di Dio – conclude – non mi parlò mai di questa vicenda”.

L’attenzione della Procura di Catania non ha riguardato soltanto l’azione amministrativa e le frequentazioni di Fagone ma anche i movimenti di denaro sui suoi conti correnti. In particolare un maxi versamento in contanti da 50 mila euro effettuato il 24 luglio del 2008. “Fu mio fratello, che fa il consulente finanziario a Ginevra in Svizzera a venire a Palermo di persona. Erano – precisa – per l’acquisto di una Porsche in comune che poi ho utilizzato sporadicamente”. Tra i contanti finiti sotto la lente d’ingrandimento anche un altro versamento in contanti, questa volta di 10 mila euro : “Erano per una polizza sulla vita offertami da mia madre che la pagava direttamente. La scadenza era il 30 novembre di ogni anno, lei i soldi li dava in contanti”.

Nella lunga giornata in aula a sfilare sono stati anche diversi testimoni su invito delle difese dei vari imputati: Oliva, Tomasello e dell’ex deputato regionale Fagone. Impiegati del comune con svariati ruoli, il Responsabile unico del procedimento  di contrada “Altarello” fino a un ex assessore e attuale consigliere comunale a Palagonia. Quest'ultimo si è soffermato sulla cena elettorale “Quello fu - racconta alla Santonocito - un “arrusti e mangia” fatto con i cinghiali di mio suocero, l’unica mia spesa furono i panini e 100 euro per il macellaio”.

 

 


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