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Scatta l'occupazione

Bellini, i lavoratori:
"Gari e Diliberto dimettetevi"

Mercoledì 06 Novembre 2013 - 15:54
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I dipendenti senza stipendio da quattro mesi decidono di occupare il teatro. “La nostra pazienza e finita” - affermano. In tanti lamentano l’assenza della politica. Uno striscione fuori dal teatro recita: “Crocetta, Stancheris, Bianco dove siete?”.

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CATANIA - Massimo Bellini: i lavoratori decidono di occupare. Le tasche dei dipendenti rimangono vuote e la stagione lirica è a rischio. Le peggiori previsioni sull’epilogo dell’affaire Bellini sembrano essersi materializzate. Dei soldi della Regione non c’è traccia. Mancano ancora all’appello parte della prima semestralità e l’intero secondo semestre. Conti alla mano la stagione lirica è a un passo dalla cancellazione. Il sipario potrebbe dunque calare in modo definitivo sul teatro dedicato a Vincenzo Bellini.

Una situazione che lavoratori e sindacalisti considerano intollerabile tanto da mettere in soffitta le proteste soft e annunciare forme di lotta più incisive. E’ amaro costatare che la lotta in questione è quella per la sopravvivenza. Un‘assemblea fiume quella che stamattina ha votato in modo favorevole la proposta di chiedere le dimissioni della sovrintendente Gari e del commissario Diliberto. Quest’ultima, del resto, è stata protagonista, nel pomeriggio di ieri, di un episodio “molto spiacevole”. Dai racconti dei lavoratori, presenti all’incontro con il commissario, emerge un atteggiamento di chiusura nei confronti dei dipendenti del teatro. “Prego, cosa volete? “ così Diliberto avrebbe accolto la delegazione, abbandonando poco dopo il tavolo e interrompendo, nei fatti, le relazioni sindacali. A conti fatti mancano dieci milioni di euro. I vertici regionali avrebbero ribadito, in diverse occasioni, che il limite invalicabile sarebbe il Patto di Stabilità, “stringente e vincolante”. A farne le spese i dipendenti del teatro ma non quelli di altri enti.

Il motivo è presto spiegato. Sono “contributi” e non “finanziamenti” quelli che spettano al Bellini. Un puntiglio che lascia l’amaro in bocca ai lavoratori che, regolamento alla mano, sono comunque dipendenti regionali nella misura in cui il Bellini vive di fondi che arrivano esclusivamente da Palermo. La platea è gremita. In tanti rumoreggiano. “Che fina ha fatto il sindaco Bianco?” oppure “tutti devono sapere che stiamo morendo di fame”. Quattro mesi di arretrati pesano, eccome. Ancor di più alla luce del fatto che in tanti, troppi, paventano uno stallo della situazione fino a dicembre.

Un’eternità. Qualcuno ipotizza che sarebbero in arrivo ottocentomila euro; briciole in confronto ai 10 milioni necessari. “E’ una dichiarazione di chiusura non ammessa”, dice un dipendente che prende la parola in assemblea. Un’ipotesi che raccoglie applausi scroscianti. “La nostra pazienza è finita”, tuona qualcuno in sala. E alla fine l’assemblea opta per l’occupazione. O per meglio dire: assemblea permanente. Ventiquattro ore su ventiquattro. Quando, per scrupolo, qualcuno spiega che le ore di occupazione non sono retribuite, la risposta dei dipendenti in sala è praticamente unanime: “Non ci pagano già da quattro mesi”.


 

 

 

 
Ultima modifica: 07 Novembre 2013 ore 07:19
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