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Start up, Catania fulcro
dell'acceleratore d'impresa


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Catania, start up, working capital, Economia
CATANIA - Il lavoro infatti non si cerca, si crea. È questo il leit motiv del Working Capital di Telecom Italia a Catania, il grande incubatore di imprese tecnologiche che si chiuderà il prossimo 30 settembre e all'interno del quale, ogni giorno, tanti giovani con un'idea imprenditoriale si confrontano. Il prossimo 30 settembre si chiude infatti la chiamata per presentare un progetto d’impresa, per start up già in crescita o ancora da sviluppare, che potrà essere finanziato da con un “grant” da 25.000 euro. Sono 15 in tutto i premi messi a disposizione che saranno assegnati ai progetti innovativi presentati rigorosamente online sul sito http://www.workingcapital.telecomitalia.it e selezionati da una commissione di esperti high tech.

"Qui a Catania ci impegniamo a fare "matching" - spiega Mario Scuderi, uno dei mentor dell'acceleratore di Telecom Italia. Gradualmente stiamo diventando punto di riferimento nel territorio siciliano, specie in quello catanese, principalmente per i giovani laureati che hanno idee innovative e che hanno bisogno di esperti per definire meglio le caratteristiche del business, con investitori che hanno gli strumenti finanziari per far prendere il volo a queste idee. Creare nuove imprese significa dare nuova linfa imprenditoriale a questa città, creare nuova occupazione e lavorare per il benessere della società. La prima operazione di matching che abbiamo fatto è stata quella tra Confindustria Giovani diretta da Antonio Perdichizzi e il mondo delle associazioni studentesche d'ingegneria internazionali. Insieme anche con Peppe Sirchia, già consulente digital, siamo riusciti a creare a Catania un acceleratore d'impresa che oggi viene preso ad esempio da altre città siciliane e calabresi. Fare "matching" è la formula giusta di contrasto alla crisi che attanaglia ogni settore della nostra economia, dal commercio, alla produzione di beni materiali. Una formula che è ovviamente focalizzata sulla creazione di nuove Start Up".

Dal 2009 a oggi Working Capital ha finanziato numerose imprese in Sicilia. Secondo un’indagine condotta dal progetto "Genome" effettuata su circa 32.000 nuove aziende molte start up falliscono nelle fasi di vita iniziali. Il principale fattore che stronca l’avvio è il cosiddetto "ampliamento prematuro", cioè la diffusione su larga scala del prodotto, troppo in anticipo rispetto alle reali possibilità. In questa fattispecie rientrano tutte quelle aziende che riscontrando un immediato primo successo spesso non sono dotate di capacità adeguate a gestirlo, rischiando seriamente il fallimento.

Invece le Start up caratterizzate da una attività più moderata nelle fasi iniziali e da dimensioni (in termini di team, economiche e di clienti) riescono a entrare nel mercato in maniera più proporzionale alle loro possibilità, registrando performance positive durature. In Sicilia i casi di successo non sono comunque isolati. Tra le start up nostrane che stanno riscontrando ottimi risultati affermandosi sul mercato c'è sicuramente Reclog che è una piccola realtà creata da due ricercatori catanesi Giovanni Cantamessa e Biagio Teseo. La loro App ha superato brillantemente il periodo di incubazione, incassando una performance di registrazione utenti molto alta. Si pensi che ha avuto oltre 20.000 download nei primi mesi di vita, con tassi di ritorno sulla piattaforma di oltre il 60%.

Tra le altre imprese giovanili catanesi più innovative troviamo "Flazio", che sta cambiando il modo di creare i siti internet grazie ad una interfaccia semplicissima per l’utente. Un posto d'eccezione va riservato alla palermitana Mosaicoon. Questa azienda, ha inventato una piattaforma per la condivisione di video online, ed è stata premiata come migliore start up del 2012 dal magazine Wired e, nel 2013, in occasione della Giornata Nazionale dell’Innovazione, è stata insignita del Premio Nazionale per l’Innovazione, il cosidetto “Premio dei Premi” consegnato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad Ugo Parodi Giusino - Executive Chairman and CEO di Mosaicoon.

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La normativa di riferimento è contenuta nella legge 17 dicembre 2012 n. 121, modificata dal Decreto-legge del 28 giugno 2013 n. 76 art. 9 convertito a sua volta dalla legge 9 agosto 2013 n. 99. Da questo disposto normativo si prevede che la start up deve svolgere attività d'impresa da non più di quarantotto mesi, deve avere la sede principale dei propri affari in Italia; il totale del valore della produzione annua, scritta in bilancio dal secondo anno, non deve essere superiore a 5 milioni di euro; non deve aver distribuito utili e deve avere quale oggetto sociale la produzione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Un altro requisito richiesto dalla legge è che una start up debba impiegare personale in possesso di laurea o di dottorato di ricerca ed essere titolare di un programma o in caso di aziende informatiche di un "software" innovativo che sia afferente all'oggetto sociale e all'attività di impresa. Solo così una società "innovativa" e i suoi investitori potranno godere dei vantaggi previsti dalla legge, tra cui l’esonero dei diritti di bollo per l’iscrizione al Registro Imprese della Camere di Commercio, il sostegno all'internazionalizzazione, incentivi di natura fiscale sia sul costo del lavoro sia sugli investimenti aziendali. Per quanto riguarda l’accesso al credito, le start-up possono usufruire gratuitamente ed in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, con condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito. Infine, tra i vantaggi più innovativi, il legislatore ha introdotto anche la possibilità di raccogliere capitale di rischio attraverso portali online, avviando anche in Italia il cosiddetto crowfunding per la raccolta di fondi aziendali anche dalla rete.

 

 

 


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