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Incidente probatorio

Salamone, udienza davanti al Gip
Prova del dna, ascoltati i periti


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Nicola Mancuso prima di entrare in aula

Presente in aula anche Nicola Mancuso (nella foto). Si è discusso della perizia sulle macchie di sangue nelle scarpe di Valentina depositata dai periti nominati dal Giudice. Gli accertamenti confuterebbero le analisi del Ris. La difesa: "E' venuta meno la prova più grave". I legali della famiglia della vittima: "Siamo sereni".

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CATANIA - E' durata circa tre ore l'udienza a porte chiuse dell'incidente probatorio per il delitto di Valentina Salamone, la 19enne biancavillese trovata morta il 24 luglio 2010 in una villetta nelle campagne di Adrano. Presente in aula, oggi pomeriggio, anche Nicola Mancuso, indagato per omicidio in concorso. Il 30enne è in carcere dallo scorso marzo, da quando i carabinieri lo arrestarono su richiesta della Procura generale. Il Gip Francesca Cercone ha ascoltato le conclusioni dei tre consulenti, i professori Vittorio Fineschi, Cristoforo Pomara e Adriano Tagliabracci, che la scorsa settimana hanno depositato la perizia sulla scarpa di Valentina e su una calzatura di Mancuso. L'esito degli accertamenti non collima però con gli esami effettuati dal Ris di Messina. In poche parole secondo la perizia genetico-forense il materiale biologico sulla scarpa di Valentina è costituito da sangue, ma non si è in grado in maniera scientifica di stabilire se sia misto, e quindi appartenente o alla vittima o all'indagato. La prova più importante dell'intero apparato indiziario dunque si sgretolerebbe ma i biologi dei Ris hanno preparato una relazione consegnata al Gip. Oltre a questo, anche l'ispezione sulla scarpa di Mancuso sequestrata a casa dell'arrestato un anno fa non ha portato a risvolti positivi per l'accusa. I profili genetici, infatti secondo i periti non sarebbero compatibili con quelli di Valentina Salamone.

Il legale di Mancuso, Rosario Pennisi, prima di entrare in aula era agguerrito: "Questa è l’udienza nella quale il Gip - ha dichiarato a LiveSiciliaCatania -  ha chiamato periti e consulenti per dare dei chiarimenti su quanto è venuto fuori dalla perizia. Dalla perizia è venuta fuori una non attribuibilità di sangue all’indagato, questo era l’indizio grave per il quale è stata disposta la carcerazione. Ritengo che, anche all’esito di questa camera di consiglio dell’incidente probatorio, non potranno venire fuori circostanze diverse dalla quella che è stata scritta nella perizia".

Pennisi, a chiusura dell'udienza ha presentato un'istanza di scarcerazione per il suo il suo assistito. "La logica necessaria conseguenza - motiva l'avvocato -   è innanzitutto quella della scarcerazione di Nicola Mancuso (perché viene meno la piattaforma indiziaria su cui si reggeva l’accusa) e in un secondo momento anche una richiesta di archiviazione per quello che lo riguarda".

L'esito della perizia invece sembra non preoccupare il legale della famiglia Salamone, parte civile nel procedimento, l'avvocato Dario Pastore che prima di entrare in aula ha affermato: “Siamo assolutamente sereni. Noi abbiamo - afferma - le valutazioni dei nostri tecnici di parte. Siamo convinti che i periti siano arrivati a delle conclusioni per nulla condivisibili e crediamo che la verità scientifica emergerà”. Una posizione ribadita anche al termine dell'udienza: "I tre consulenti hanno ribadito le loro conclusioni ma in parte sono state anche limate. L'incidente probatorio comunque non si può dire concluso perché il Gip si è riservato di decidere se fissare una nuova udienza per ascoltare i consulenti di parte, sia quelli della difesa che della parte civile, così come richiesto dai legali dell'indagato e da me. La decisione sarà resa nota attraverso un'ordinanza del Giudice".

Per Pennisi questa perizia smonta completamente la tesi dell'accusa. "Oggi è stato ribadito quello che dicevamo sin dall'inizio e che evinceva anche dalla nostra perizia e cioè che non è possibile stabilisce scientificamente che il materiale genetico sia attribuibile a Nicola Mancuso". Intanto l'avvocato dell'indagato si prepara a partire per Roma. Un'altra puntata di questo caso diventato ormai nazionale si consumerà, infatti,  il prossimo 26 settembre quando la Corte di Cassazione si pronuncerà sulla richiesta di annullamento dell’ordinanza già rigettata dal tribunale del Riesame.

 


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