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Abolizione delle Province

L'assessore Patrizia Valenti:
"Ci voleva il coraggio di farlo"


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Assieme all'istituzione delle città metropolitane di Catania, Palermo e Messina, la dismissione delle province è uno dei momenti principali dell'azione amministrativa di Crocetta. LiveSicilia ne ha parlato con l'assessore regionali agli Enti Locali, Patrizia Valenti, che ne ha spiegato i dettagli.

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CATANIA - “Non c'è cambiamento senza democrazia”. Lo ha detto l'assessore regionale agli Enti Locali, Patrizia Valenti, durante la tavola rotonda su 'Abolizione delle Province, città metropolitane e consorzi di comuni' svolta ieri all'interno della tappa catanese del Megaforum, la festa del movimento politico di Rosario Crocetta. Un confronto serrato, a cui hanno partecipato inoltre il presidente della commissione affari istituzionali dell'Ars, Marco Forzese, e il deputato del Megafono Antonio Malafarina, su quello che al momento è sicuramente il progetto istituzionale più ambizioso varato dal giunta di centrosinistra. Ma anche uno dei più discussi. Ed è proprio il dialogo con i territori una delle teppe fondamentali che la Valenti ha messo in agenda come momento conclusivo del progetto di riordino degli enti locali in Sicilia. Un disegno che si concluderà appunto con un referendum da svolgersi in ogni singolo comune chiamato a decidere se aderire o no alle future città metropolitane. “ Il territorio – spiega l'assessore- deve decidere per sé cosa deve fare. Ma lo deve fare con coscienza, senza emotività. É cambiato infatti il regime finanziario degli enti locali. Ciò che prima era consentito, oggi non lo è più. Dobbiamo dunque -sottolinea la Valenti- cambiare, dialogando magari, ma con coraggio. Noi dobbiamo dare delle risposte ai nostri figli costretti ad andare via dalla nostra terra. Ogni piagnisteo non è più tollerabile”.

Sulla abolizione delle Province e sul loro commissariamento pesa al momento un ricorso al Tar che ne potrebbe annullare l'efficacia. Una azione giudiziaria che potrebbe interessare, nel merito, la Corte Costituzionale, e che potrebbe addirittura inverare il contenuto dell'articolo 15 dello statuto siciliano. Un rilievo di costituzionalità che non preoccupa affatto i piani riformisti della Valenti: “Io credo – spiega a LiveSicilia- che da un punto di vista costituzionale sia più opportuna una abolizione delle Province che una loro persistenza in vita. Nel nostro statuto prevediamo l'esistenza dei liberi consorzi tra comuni e non delle province. Quando nacquero -spiega l'assessore- si era, come oggi, in un momento di difficoltà economica non indifferente e lo Stato, a fronte della nascita delle provincie nazionali, stava destinando incenti somme di denaro ad esse. Diciamo che, non avendo noi la parola di provincia nel nostro ordinamento, ne saremmo rimasti fuori. E così nacquero le Province regionali. Adesso però -chiosa la Valenti- questo modello non funziona più e ci voleva il coraggio di cambiare. Ora bisogna definire il modello migliore di questo cambiamento, perché sicuramente l'operazione che abbiamo deciso di varare non sarà indolore. Nel senso che ci sono miriadi di problematiche aperte, ognuna delle quali dovrà essere affrontata con molta attenzione e con un elevato grado di analisi. Bisogna evitare quindi che sfugga qualcosa. Piano, piano, però, questa riforma potrà prendere corpo per passi successivi, all'interno di un processo graduale su cui abbiamo deciso di non avere alcuna fretta”.

Anche a livello nazionale si sta lavorando ad un complessivo riassetto del sistema Stato, attraverso il tentativo, fortemente voluto dal premier Enrico Letta, di riformare la seconda parte della Costituzione. Una fase che rischia di avere un percorso divergente, se non addirittura antitetico, con quanto sta avvenendo a Palermo: “Stiamo seguendo da vicino – spiega ancora la Valenti- il processo in corso. Stiamo avanzando anche delle proposte che salvaguardino la nostra autonomia. È chiaro che su alcuni temi abbiamo delle priorità esclusive. Però non possiamo pensare di essere totalmente avulsi rispetto a quello che accade nel resto d'Italia. Noi dobbiamo dialogare con il sistema-Italia. Dobbiamo evitare che alcuni principi che non sono confacenti al nostro territorio e alla nostra cultura possano essere imposti dall'alto. Infondo, il progetto di fondazione delle città metropolitane disegnato da Delrio è molto analogo al nostro. Anche se non in tutto. L'idea perimetrale delle aree che loro stanno individuando ricalca il medesimo delle province già esistenti. Su questo non siamo assolutamente d'accordo”. Una divergenza di vedute che si scontra con la metodica che gli enti locali in Sicilia stanno adottando: “Noi – riferisce l'assessore- abbiamo lavorato partendo dalle necessità e le esigenze dei vari territori. Noi abbiamo una serie di dati reali sulle esigenze degli stessi per quanto concerne i servizi essenziali. È chiaro, poi, che essendo una proposta che incide enormemente sul tessuto territeriale, possiamo pensare di vararla partendo pure da un numero minore di comuni, usando modelli ristretti. Io sono fiduciosa, perché essendo stato pensato, quello della città metropolitana, come un modello di sviluppo, se abbiamo una interlocuzione con i territori adeguata, credo che tutto ciò possa funzionare. Siamo pronti – conclude- a discutere con tutto il territorio ma anche con tutte le forze politiche interessate a dare un contributo significativo a questa fase per trovare il modello ideale”.


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