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Sviluppo e Legalità, Vancheri:
"Impresa patrimonio di tutti"


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antonino bartolotta, gaetano vecchio, gianni villari, linda vancheri, Politica

Imprenditoria, sindacati e potere politico assieme al Megaforum per discutere  di produttività in una Sicilia che non può più contare sul sistema pubblico. Spiega Antonio Bartolotta, assessore regionale alle Infrastrutture: "La nostra politica è mediare e ascoltare le imprese".

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CATANIA - Un lungo applauso ha accolto Gaetano Vecchio, amministratore delegato della Cosedil, prima di prendere la parola alla tavola rotonda 'Sviluppo nella Legalità', moderata dalla giornalista Valeria Maglia, all'interno del Megaforum, la festa del movimento di Rosario Crocetta in corso a Catania. Quella di Vecchio è la storia di un imprenditore costretto a vivere, negli ultimi cinque anni, sotto scorta: “Lo Stato ha fatto tantissimo nel contrasto alle mafie, lo si deve riconoscere, ma bisogna passare ora alla fase della proposta. Bisogna propagandare una nuova filosofia, quella cioè che denunciare deve diventare vantaggioso anche in termini economici”. Una prospettiva dunque che guarda alla concretezza dei risultati raggiunti finora nella lotta al malaffare, ma che in parte ha rivelato tutti i suoi limiti: “Non è un caso – sottolinea l'imprenditore- se buona parte delle aziende commissariate siano fallite. È chiaro che lo Stato non può fare anche l'impresa, non è nella sua missione. Bisogna creare dunque – spiega ancora Vecchio- una whit list di società pronte ad affittare le aziende commissariate, con la possibilità finale di esercitare il diritto di prelazione per l'acquisizione delle stesse. Deve valere su tutto -conclude- il principio della convenienza”.

 

Da sinistra: Claudio Barone, Gaetano Vecchio, Giuseppe Spampinato



Anche dal mondo sindacale c'è la percezione di come qualcosa nel tessuto economico isolano debba necessariamente mutare e nel breve tempo possibile. “La legalità c'è, ma manca lo sviluppo”, la sentenza di Claudio Barone, segretario denerale della Uil Sicilia toglie il fiato. “La realtà è che nella nostra regione, finora, non c'è stata la necessità di procedere con lo sviluppo produttivo. Ogni processo economico ha visto al centro il Pubblico. Il contesto generale però -sentenzia Barone- è mutato e deve mutare pure la mentalità di tutti. Al momento, la legalità rischia di non essere percepita come una opportunità. Si guardi -sottolinea il segretario della Uil- il caso della Riela”. Gianni Villari, storico esponente della Cgil isolana e figura di riferimento del Magafono etneo, non nasconde l'apprezzamento per lo sforzo di rinnovamento messo in opera dagli imprenditori locali: “Confindustria ci sta aiutando a venir fuori dalla logica delle pressioni mafiose. Va riconosciuto però - chiosa- che qui la Pubblica amministrazione è dannosa tanto quanto la Mafia. Crocetta ha potuto verificare come alla Regione ci siano ancora oggi dirigenti negli assessorati che prendono tangenti. Noi del Megafono – tuona Villari- vogliamo la riforma del 416 bis, pretendiamo che i corrotti vadano in galera”.

Linda Vancheri, assessore regionale attività produttive



“Prima di Crocetta – spiega l'assessore regionale alle attività produttive, Linda Vancheri- nessuna amministrazione aveva messo in discussione i dirigenti, nessuno aveva mai pensato che si potessero licenziare. Come primo atto di governo – continua- abbiamo puntato su di un vero e proprio spoil system. É impossibile -sottolinea la Vancheri- che un persona possa dirigere per vent'anni consecutivamente un settore che non funziona. Vuol dire semplicemente che lui non era la persona giusta, lo dice il buon senso. Ecco – sottolinea ancora- per noi legalità è anche innamorasi del proprio lavoro, portando a compimento i propri compiti. Insomma, in un sistema competitivo – conclude la Vancheri- le aziende dovrebbero evitare il supporto pubblico e chi fa impresa dovrebbe essere riconosciuto come patrimonio della società civile e non ostacolato dalla burocrazia”. Una filosofia politica condivisa da Antonino Bartolotta, assessore regionale alle Infrastrutture: “Noi abbiamo preferito, prima di decidere, ascoltare le aziende. L'idea di una politica che, anziché accompagnare le imprese, ne indichi soltanto la strada, è superata. I problemi di ogni settore si risolvono ascoltando gli stessi chi vi operano all'interno. Per varare un prodotto ottimale -conclude- ci vuole mediazione”.


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