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La quattro giorni del Megafono

Per “La Sicilia dei saperi”
Scilabra e Sgarlata sul palco


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CATANIA. La Sicilia dei saperi di Nelli Scilabra e Maria Rita Sgarlata. La terza giornata di dibattiti targata Megafono si apre all’insegna della “cultura”, una scelta rivendicata dal coordinatore dei giovani del Movimento, Antonio Di Giovanni, in contro tendenza con “un dibattito stucchevole basato esclusivamente sul congresso del Pd”. A tal proposito ci pensa l’assessore alla formazione, Nelli Scilabra a sgombrare il campo dalle polemiche: “Per me non c’è distinzione tra Megano e Pd”. Poi un passaggio sulla formazione professionale. Un settore, nato per contrastare il fenomeno della disoccupazione e, diventato, in alcuni casi, uno “strumento di arricchimento di pochi e di clientele”. L’assessore rinnova il suo impegno nella denuncia di casi d’illegalità e precisa che ha trovato “forza” nei lavoratori del settore.

Scilabra precisa che il mancato pagamento degli stipendi dei lavoratori non dipende dalla Regione ma dagli enti stessi, prova ne sono “i mandati di pagamento pubblicati sul sito della Regione”. La colpa dunque sarebbe degli enti che hanno ricevuto le somme ma non hanno provveduto ai pagamenti dei lavoratori. Dopo la prima “fase di smantellamento del sistema” promette l’assessore avrà inizio quella di “ricostruzione”. I nuovi corsi, però, dovranno “tenere conto delle esigenze del territorio”. L’assessore strappa pure un sorriso del pubblico quando ricorda alcuni corsi poco ortodossi che si sono tenuti, tra tutti spicca quello di “esperto di abbronzatura artificiale”.

Un modello da prendere ad esempio è quello della “Piazza dei mestieri di Torino” illustrato da Emilio Romano. Si tratta di “un modello virtuoso di formazione” che ha permesso all’85% dei ragazzi (di quindici anni) che l’hanno frequentato di trovare lavoro. Si tratta di un percorso triennale all’interno di un’ antica conceria rimessa a nuovo una serie di corsi di antichi e nuovi mestieri valorizzando i talenti immediatamente spesi all’interno di strutture quali ristoranti e “botteghe” interne alla “Piazza”. Un esempio di sinergia positiva tra formazione e mondo del lavoro al quale Scilabra guarda con interesse. Tra i “successi” di cui andare fieri l’assessore alla formazione indica il progetto sui politecnici che prevede la realizzazione di quattrodici centri, circa due per provincia, che seguono quattro filiere: energia, nautica, agroalimentare e turismo. Tenuto conto della piaga della fuga di cervelli la Regione vorrebbe fornire borse di studio a patto che i giovani possano fare sì esperienze all’estero ma garantiscano di tornare, spendendo qui le competenze acquisite.

Un altro progetto rivolto agli under trentacinque è quello del “piano giovani” che prevede uno stanziamento di duecento milioni per finanziare start up e tirocini. Maria Rita Sgarlata pone l’accento sull’importanza di “valorizzare i nostri saperi e gli antichi mestieri”. L’assessore si dice orgogliosa di avere ripristinato la commissione REI (registro delle eredità immateriali) in cui potranno confluire percorsi enogastronomici come le strade del vino e del grano. Il rettore Giacomo Pignataro snocciola dati allarmanti: su cento ragazzi che si immatricolano all’università, venticinque scelgono un ateneo fuori dal territorio regionale. Il problema della fuga di cervelli, dunque, è a monte. Anche se il problema di ripropone dopo il triennio quando “una porzione significativa di studenti decide di frequentare la specialistica fuori dalla Sicilia”. Il fenomeno non dipende soltanto dalla qualità e dai servizi ma da una più concreta occasione di trovare occupazione. Per tali ragioni è necessario “creare opportunità per i giovani” magari istituendo un contatto più stretto tra imprese e Università e potenziando e rendendo veramente fruibili le borse di studio.

Un'altra nota dolente, come suggerisce Salvo Di Chiara, rappresentante del Cnsu, riguarda la didattica “spesso non al passo con le reali esigenze dei territori”. Secondo Daniele Sorelli, responsabile cultura del Gd, “il sapere è uno strumento di riscatto” mentre le generazioni più giovani (oppresse) hanno scarsa fiducia a causa di una società statica che ha perso la capacitò di garantire una adeguata mobilità sociale. Questo dovrebbe essere lo spunto di riflessione per un partito lacerato da guerre intestine, Sorelli vorrebbe che i giovani si discostassero da polemiche personali, e rispetto alla questione “Megafono” suggerisce di incalzare sui temi e sulle cose concrete, non sui nomi.

 

 


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