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L'inchiesta

Spese pazze alla provincia
Le repliche dei consiglieri


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CATANIA - Carmelo Giuffrida, già vicepresidente del Consiglio provinciale, dichiara: “Non mi è arrivato ancora nulla. Se dovrò restituire i soldi all’ente, bene, chiederò un prestito e restituirò la somma contestata. Non c’è alcun problema. Qualora venissi condannato e venisse dimostrato che non sono cifre dovute, sarò io il primo a chiedere un prestito per rimediare al danno commesso. La mia non è arroganza. Tutt’altro: credo che le sentenze non si discutano. C’è solo, dunque, da mettersi il cuore in pace. Dal canto mio non farò più politica. Mi spiace soltanto che la mia esperienza debba finire in questa brutta maniera”.

Gino Porrovecchio: “Ho speso quei soldi nel modo in cui i funzionari e l’ufficio mi hanno detto che potevano essere spesi. Tutto è stato approvato dagli stessi uffici. Non ho mai mandato auguri di natale o fatto calendari, perché -secondo me- non è attività istituzionale. Ad ogni modo, penso di poter dimostrare che ho speso molto meno rispetto a quanto era a mia disposizione”.

Fra i consiglieri non coinvolti risultano Orazio Manuele e Giuseppe Branciforte, entrambi subentrati negli ultimi scampoli di legislatura. Branciforte, eletto tra le fila di Rifondazione Comunista ha affidato a LiveSicilia un commento sull’intera vicenda: “Per quanto mi riguarda sono sereno ed estraneo alla vicenda. Sono subentrato al consigliere Marletta (eletto sindaco del comune di Palagonia) nel giugno del 2012 ed ho concluso il mio mandato nel giugno del 2013. Nell'arco di questo periodo – precisa con forza- non ho utilizzato alcun fondo destinato alle attivita' di rappresentanza dei gruppi consiliari. Non ho mai acquistato a spese dell'Ente riviste, calendari, libri, targhe, biglietti augurali o gadgets di altra natura e non ho mai preso parte ad alcuna missione istituzionale, ne' all'estero ne' in Italia. Credo sia necessario fare le dovute distinzioni, evitando di generare nell'opinione pubblica l'errata convinzione ‘ca su tutti i stissi’, o che la politica sia solo qualcosa di sporco da cui mantenersi a debita distanza. Occorre rendere onore alla Verità. Si dica, o si ribadisca, chi ha acquistato cosa. Si facciano dunque i nomi –conclude- di chi ha autorizzato gli acquisti e si rimetta alle decisioni delle autorità competenti il giudizio sulla liceità di alcune condotte che, per mia natura, non mi appartengono”.

 

 


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