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Il punto

Il Catania non cerca alibi
E guardare i numeri non serve


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CATANIA. Se vedi il Catania di Livorno e subito dopo ascolti le parole di mister Maran a fine match, non può che balzarti in mente, lui. Il Cavaliere. Il Cavaliere e primo tifoso dei rossoazzurri, Angelo Massimino quando parlava di quell’amalgama che non si sapeva dove andarlo a comprare ma al quale il presidentissimo avrebbe fatto sottoscrivere volentieri un contratto a vita. Quell’amalgama che oggi, in casa etnea, si reclama per mettere a posto le cose. Troppo brutto questo Catania per poterlo definire ed allora finisce che i nuovi innesti riescano a diventare un mezzo alibi per spiegare perchè le cose non girano. Ma l’alibi è troppo debole. Lo è già solo per il fatto che della formazione scesa in campo a Livorno le “facce nuove” rispetto alla stagione scorsa erano appena tre: Biraghi, Plasil e Tachtsidis. Per il resto, gli 8/11 ricalcavano gli stessi uomini che Maran ha impiegato nel campionato dell’ottavo posto.

La verità è che, semmai, ci si dovrà rassegnare ad avere pazienza. Un’attesa che riguarda in primis il centrocampo che è quello che - errori della retroguardia a parte - è stato il grande assente di questo avvio di stagione. Tachtsidis non è Lodi, nè per personalità nè per caratteristiche: al calciatore greco va chiesto di fare da cerniera tra difesa e attacco ma finora c’è riuscito solo a sprazzi. Intendiamoci: è dalla linea mediana che può partire il salto di qualità dei rossoazzurri. E’ lì, soprattutto lì, che Maran è chiamato a lavorare. E, poi, va ammesso senza alcun timore che manca l’uomo del guizzo. Della zampata. Quello che con un calcio da fermo o con un’intuizione ti risolve la partita. Ecco, perchè il problema non sta nel numero di giocatori ceduti ma nella loro qualità. E Lodi e Gomez non si sostituiscono con uno schiocco di dita.

Detto questo, il Catania gli uomini capaci di inventare qualcosa e di fare i numeri ce li ha. Ma, lo abbiamo già detto, occorrerà pazienza perchè questa squadra deve maturare e ritrovare l’orgoglio . Che è ben altra cosa dell’amalgama.


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