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Crisi economica e ripresa
Tra speranza e ottimismo

Venerdì 13 Settembre 2013 - 16:40
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L'incontro di oggi nell’Aula Magna dell’Università di Catania è stato organizzato per ananlizzare la situazione etnea alla luce della timida ripresa economica del Paese.

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CATANIA – “Un salasso a un anemico anziché una trasfusione, è la politica fatta in questo paese”: è la dura critica lanciata da Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, nel corso di un incontro sul tema “Crisi economica e ripresa, le ragioni dell’ottimismo”, che ha avuto luogo oggi, alla presenza del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Catania, Giacomo Pignataro, e del vice presidente vicario di Confindustria Catania, Antonello Biriaco. “ In un paese in cui – prosegue Doris – ci sono governi di coalizione l’uno contro l’altro, è difficile tagliare i costi, ed individuare strategie che siano di aiuto ad imprese ed industrie”.

Ma l’economia, come sappiamo, ancora annaspa, e i problemi sono tutt’altro che finiti. Tuttavia, la crisi - di cui si è parlato in tutte le salse - e che da molti mesi ha, ormai, messo in ginocchio il paese, secondo Doris, sarebbe principalmente da imputare ad incaute scelte finanziarie, “Sono state – sottolinea il presidente – aumentate le tasse ai lavoratori, sottoponendoli, così, ad una pressione fiscale insostenibile. Abbiamo, poi, delegato l’Europa per le decisioni di politica economica, perdendo, così, totale autonomia. Le decisioni, naturalmente, sono prese in base ai rapporti di forza, e il paese più potente, al momento, è la Germania. Ma il nostro spread altissimo, unito al conseguente aumento del tasso d’interesse, ha portato, invece la Germania a crescere ulteriormente”. I dati non confortanti dell’Italia, dunque, avrebbero spaventato i mercati europei, e disincentivato gli investimenti, “ Ragion per cui – continua Doris – questo mercato ha iniziato a ritirare il denaro dalle banche italiane. E’ un miracolo che l’Italia stia resistendo”.

Occorrerebbe, invece, incrementare la domanda globale, quest’ultima pari a consumi più investimenti, per tirare, davvero, fuori il paese dalla recessione. “ Ridurre le tasse – dice ancora – e aumentare il potere d’acquisto è l’unico modo per riattivare i consumi, far spendere, e raccogliere nuovamente denaro. Se questo, finora, non è stato fatto, secondo la mia opinione (che può essere condivisibile o meno) è perché non vogliono”. Ma il presidente, animato da battagliero ottimismo, ha deciso di girare l’Italia in lungo e in largo, per stimolare (chi ha un reddito) ad investire. “Mi sono detto – dice ancora Doris – che con la mia banca avrei potuto aiutare l’economia di questo paese, partendo dal settore più trainante: quello dell’edilizia. Per questo – conclude – incoraggiamo coloro i quali hanno un reddito ad usufruire degli incentivi fiscali, per ristrutturare le case”.

Di uguale spirito ottimistico è anche Confindustria Catania, che riporta dati speranzosi. “ Il tessuto imprenditoriale a Catania – spiega Antonello Biriaco, vice presidente Confindustria Catania a LiveSicilia – essendo variegato, soffre un po’ meno la crisi. Le aziende che riescono ad esportare, sono quelle con il “più” davanti. Mi riferisco, dunque, al settore agroalimentare, farmaceutico, nuove tecnologie, e fotovoltaico. Gli altri settori – prosegue – resistono, pur avendo un momento di contrazione, ma non sappiamo ancora per quanto. L’instabilità politica di certo non giova”.



E anche secondo Biriaco, a Catania così come nel resto del paese, occorrerebbe puntare sull’edilizia. “ Occorre – aggiunge il vice presidente – metter più soldi da spendere, nelle mani dei lavoratori. Ritengo sia impensabile che da una spesa pubblica di ottocento miliardi di euro non si possano tirare fuori quattro, cinque miliardi, al fine di diminuire la pressione fiscale. Attraverso l’iva – ha evidenziato Biriaco – questo porterebbe un considerevole rientro nelle casse dello stato, e agevolerebbe, insieme, il rilancio della produzione nelle aziende. Innanzitutto – precisa – sarebbe necessario eliminare gli sprechi, come sappiamo fare noi nelle nostre aziende. E poi – conclude – dare ossigeno agli imprenditori, favorendo maggiore accesso al credito”.

Infine, il Magnifico Rettore, che ha aperto il dibattito, caldeggia perché siano i giovani il vero motore dell’innovazione. “L’ottimismo – spiega il Magnifico Rettore – ritengo sia lo spirito giusto per affrontare il momento. Il flusso migratorio di giovani che scappano all’estero deve preoccuparci. E’ un grido d’allarme che lancio in questa sede”. E infine, incoraggia: “ Devono essere le istituzioni a sostenere tutto questo, e in particolare, l’università. Ma, soprattutto, spero che le opportunità vengano finalmente distribuite in base al merito. Parola, quest’ultima, spesso, declinata male nel nostro Paese”.

 
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