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Protocollo asp - comune

Salute mentale, Sirna:
"Superato problema storico"


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La firma del protocollo d'intesa

Presentata nella sala Giunta di Palazzo degli elefanti l’intesa per il Piano d’Azione Locale per la Salute Mentale. Presenti il sindaco Bianco, l’assessore Trojano, e il commissario dell’Asp Sirna.

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CATANIA - È stato firmato nella sala Giunta di Palazzo degli elefanti il protocollo d’intesa per il Piano d’Azione Locale per la Salute Mentale tra il Comune di Catania, rappresentato dal sindaco Enzo Bianco e dall’assessore al Welfare Fiorentino Trojano, e l’Asp etnea, rappresentata dal commissario straordinario Gaetano Sirna. “È la prima volta in Sicilia – ha sottolineato il sindaco Enzo Bianco – che un Comune, in collaborazione con l’Asp, propone, attraverso un protocollo d’intesa, agli assessorati regionali alla Sanità e alla Famiglia di finanziare un progetto integrato che nasca dal territorio e preveda interventi congiunti sia sanitari che sociosanitari. Questo va nella direzione di una sanità sempre più legata al territorio e con il sindaco che rappresenta gli interessi di tutti i cittadini e svolge funzioni di coordinamento”.

“Il protocollo – ha spiegato Sirna – supera un problema diventato storico dopo la chiusura dei manicomi, perché non è mai stata trovata una soluzione vera per il reinserimento di chi ha problemi di salute mentale. Lo sforzo di Asp e Comune sarà quello di individuare un’alternativa al ricovero in residenze ad alta protezione per reinserire questi soggetti nel tessuto sociale e lavorativo”.

Catania, come la Sicilia, negli anni ha costruito, nel settore dell’assistenza alle persone con problemi di salute mentale – psichiatria, neuropsichiatria infantile, patologie da dipendenza e demenza - , un sistema che ha privilegiato la cosiddetta residenzialità ad alta protezione, con un’assistenza 24 ore su 24. Secondo le tabelle nazionali in queste residenze ad alta protezione, si dovrebbero avere 1-2 posti ogni 10.000 abitanti, mentre a Catania ce ne sono 7.

A causa di questa distorsione, l’Asp, su input della Regione, ha stabilito che 164 catanesi devono essere dimessi dalle Comunità terapeutiche assistite, a carico dell’Asp, ed essere trasferite in strutture socio-sanitarie, a carico del Comune di Catania che dovrebbe spendere circa 5 milioni di euro all’anno per assisterli.

“Ecco perché – ha spiegato Trojano - il Comune di Catania, primo in Sicilia e nel rispetto del Piano di azione locale Salute mentale previsto nel Piano sanitario regionale, ha proposto all’Asp di dar vita a un protocollo d’intesa per il coordinamento delle attività di assistenza e un tavolo congiunto che stili Progetto Pilota di integrazione socio sanitaria per la città di Catania”.

Un tavolo capace di riconvertire un budget troppo spostato verso la costosissima residenzialità ad alta protezione e recuperare nuove risorse regionali da destinare alle strutture residenziali a bassa protezione tipo i gruppi appartamento, a strutture semiresidenziali come i centri diurni, all’assistenza domiciliare.

“Le risorse liberate dalla logica del ricovero, insomma – ha spiegato Trojano - potranno essere utilizzate per la creazione di nuovi servizi in ambito della Salute Mentale che si riveleranno centrali per l’assistenza sul territorio e anche per favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati”.

In particolare, secondo il commissario Sirna, i posti letto delle strutture potranno essere riconvertiti per la cura dei malati di Alzheimer. Un apprezzamento per il protocollo è stato espresso dall’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino che, durante una telefonata con il sindaco Bianco, ha chiesto di conoscere il testo dell’accordo che potrebbe rappresentare un esempio da seguire.


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