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dopo 4 anni di presidenza

Architetti, Longhitano lascia:
"Verso una democrazia urbana"


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Luigi Longhitano

Luigi Longhitano, lascia la presidenza dell’Ordine degli Architetti di Catania dopo quattro anni. “L’ordine - dichiara - diventi interlocutore della politica per la costruzione di una democrazia urbana”

 

 

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CATANIA – Attento alle esigenze della categoria, determinato nel raggiungimento di obiettivi prioritari per il territorio, ideatore di progetti innovativi, consigliere dei giovani e regista per la costruzione di una rete di interlocutori istituzionali: questo, per tutti, è il ritratto di Luigi Longhitano, che dopo quattro anni lascia la presidenza dell’Ordine degli Architetti di Catania. Fino all’ultimo, a due giorni dalla scadenza del suo mandato, ha voluto adempiere agli impegni presi, firmando un protocollo con l’Ente Scuola Edile di Catania e il Comitato paritetico territoriale (Cpt Catania), al fine di attuare una fattiva collaborazione tra i professionisti per promuovere la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Un incontro che ha visto la partecipazione del presidente e vicepresidente del Cpt Marcello La Rosa e Claudio Longo, del presidente e del direttore della Scuola Giuseppe Piana e Giacomo Giuliano.

Un altro passo compiuto per rafforzare quell’autorevolezza che gli Architetti etnei negli ultimi anni hanno conquistato nella vita sociale e nell’opinione pubblica della città e della sua provincia. "Il mondo delle professioni in ambito europeo – ha affermato Longhitano – rappresenta l’interlocutore principale della politica nelle materie di competenza. Anche se in Italia questo modello stenta ancora a decollare: il numero degli architetti cresce, ma solo in pochissimi si accaparrano l’80 per cento delle commesse. A fronte di questo esercito di professionisti la qualità del nostro abitare e delle nostre città non è efficacemente migliorata. L’obiettivo che, coadiuvato dall’intero Consiglio direttivo, ho voluto perseguire durante i miei 4 anni di presidenza, è stato dunque quello di rendere più autorevole la figura dell’architetto, di sottolinearne l’importanza storica, e rendere così il terreno più fertile per le nuove generazioni oggi destinate alla disoccupazione». Un radicale rinnovamento della gestione che ha portato l’Ordine etneo a diventare un modello istituzionale d’avanguardia in ambito nazionale, e voce di confronto per le pubbliche amministrazioni, per gli enti pubblici e privati, per il mondo della cultura catanese e siciliana. «Insieme con l’Ordine degli Ingegneri e l’Ance Catania, la cui sinergia ha portato a risultati concreti, e a cui esprimo il mio più profondo ringraziamento – ha continuato Longhitano – abbiamo affrontato le difficili sfide della riforma delle professioni. La crisi economica e di sistema, i cambiamenti imposti, l’abrogazione delle tariffe, hanno modificato l’attività professionale in attività d’impresa, mortificando le prestazioni senza calmierare il “mercato”: come se un ospedale pubblico selezionasse medici sulla base dell’offerta al ribasso sullo stipendio, anziché tramite un concorso che ne garantisca la professionalità".

"Sono convinto che il prossimo Consiglio dell’Ordine seguirà e migliorerà questo percorso" ha concluso il presidente uscente. Per il futuro dell’intera società, non solo della professione, e per «una democrazia urbana compiuta, mi auguro che possa essere istituzionalizzato il Concorso d’Architettura, quale strumento di qualità della progettazione e costruzione delle nostre città. Per la nostra terra auspico una Casa degli Architetti Siciliani, guidata da codici per la costruzione del governo della Città, fondati sulla contemporaneità, antica frontiera per un nuovo rinascimento che possa essere esportato in tutta Europa".

Domani, 5 settembre, a Bronte si svolgerà l’ultimo consiglio presieduto da Longhitano.

 


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