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L'album di famiglia

Sturiale a tavola con i Santapaola
Le foto sequestrate al pentito


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CATANIA – Gli storici capimafia sono tutti sepolti al 41bis, sotto il peso di condanne ed ergastoli. Con loro ci sono anche numerosi reggenti e gregari che si sono alternati alla guida dei rioni e della “famiglia” di Cosa nostra, faro di tutto il crimine della Sicilia orientale, quella di Benedetto Santapaola. Nel panorama della mafia catanese a farla da padrone sono però anche i collaboratori di giustizia le cui fila negli ultimi anni si sono allargate sia nel numero che nel “prestigio”. Non solo soldati o affiliati ma anche diversi capi. Uomini che hanno dimostrato di essere capaci di tenere sotto il loro controllo l’area etnea, che hanno deciso però di compiere il grande passo: da Giuseppe Pulvirenti meglio conosciuto come il “Malpassotu” fino a Santo La Causa, il boss che con le sua collaborazione sta facendo saltare solidi equilibri e pericolosi intrecci.

In questa nutrita lista a ritagliarsi uno spazio sempre più importante è stato anche un altro boss passato dal lato della giustizia, Eugenio Sturiale. Personaggio atipico capace di transitare in tutti i principali clan di Catania e provincia prima di “pentirsi” dopo l’arresto nell’operazione “Revenge” del 2009. Due decenni di mafia trascorsi dall’intimità della famiglia Santapaola, come dimostrato da numerose foto mostrate in esclusiva da LiveSiciliaCatania tratte dall’album di famiglia, fino all’appartenenza al gruppo delle “nuove belve” quello del clan dei Cappello-Bonaccorsi.

Un legame diventato di sangue ma improvvisamente interrottosi. I fermi immagine del passato di Sturiale restano indelebili per ricostruire la sua ascesa e sono finiti come elementi probatori all’interno del processo di primo grado a Sebastiano Scuto. Scatti, mostrati durante un udienza del febbraio 2010, che immortalano il boss diventato collaboratore di giustizia.

Sturiale a tavola con i Santapaola



Nella prima foto accanto a Sturiale (alla sua destra) c’è Francesco Santapaola, figlio del boss ergastolano Nitto, Angelo Spinale marito di Cosima Santapaola, Francesca Mangion moglie di Aldo Ercolano, dall’altro lato del tavolo la cognata di Sturiale, Cosima Santapaola figlia del boss Nitto con accanto la moglie di Sturiale.

 

 

 

Il matrimonio di Gaetano D'Aquino

Il matrimonio di Gaetano D'Aquino



Nella seconda foto ritrovata dagli inquirenti a casa di Sturiale c’è anche una foto del matrimonio, celebrato intorno al 2005, di un ex pezzo da novanta del clan Cappello, Gaetano D’Aquino, diventato poi anch’esso prezioso collaboratore di giustizia. Come Sturiale anche l’ex reggente dei Cappello venne arrestato nel 2009 durante l’operazione “Revenge”.

Nel panorama criminale catanese potrebbe essere proprio Sturiale a svelare ulteriori nomi e segreti dei nuovi assetti. Nonostante le ultime operazioni coordinate dalla Procura etnea guidata da Giovanni Salvi che hanno sostanzialmente azzerato i gruppi operanti in tutti i quartieri la riorganizzazione è sempre dietro l’angolo ecco perché il Procuratore Capo ha sempre sottolineato come la “guardia non può mai essere abbassata”.

Le dichiarazioni di Sturiale sono state decisive per numerose operazioni dei magistrati della DDA etnea, per ultima quella che ha portato all’arresto dei presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Luigi Ilardo, il boss originario di Picanello che nel 1995 aveva portato il Ros dei Carabinieri sulle tracce del super latitante Bernardo Provenzano. Il collaboratore è stato anche il grande accusatore dell’imprenditore Sebastiano Scuto, condannato in appello a 12 anni per associazione mafiosa. Le rivelazioni si sono allargate al mondo della politica. Sturiale, durante un’udienza del processo all’ex Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, indicò Antonino Zappalà come l’autista che avrebbe incontrato il boss catanese Orazio Buda per comunicare che il presidente, non si sarebbe dimenticato del sostegno elettorale di alcuni clan mafiosi. Conoscenze a 360° che hanno consentito all’ex boss di conservare particolari scottanti, come il presunto pestaggio di cui sarebbe rimasto vittima l’ex parlamentare autonomista Angelo Lombardo, vittima, secondo Sturiale, di una bastonatura da parte di alcuni “malacarne” della mafia catanese.

I faldoni delle dichiarazioni rese ai magistrati da Sturiale sono spesso affiancati dai verbali della moglie Maria Biondi anch’essa diventata collaboratrice di giustizia insieme al marito dopo il suo arresto. I due vivono ormai da anni in una paradossale simbiosi in un luogo top-secret a completa disposizione degli inquirenti. Secondo gli uomini della DIA, a Catania si starebbero ridefinendo gli equilibri: “Con numerosi affiliati dei Santapaola transitati verso il clan Cappello – si legge nero su bianco nell’ultima relazione semestrale della DIA – quest’ultimo spinto da mire espansionistiche dopo essersi assicurato il controllo di numerosi quartieri periferici starebbe puntando al centro del capoluogo insidiano i Santapaola”.

Lo stato di crisi della famiglia mafiosa che fu tra le più fidate dei “villani” di Corleone è testimoniato anche dall’operazione “Efesto” scattata nel gennaio 2012 e recentemente arrivata a sentenza nel rito abbreviato, “dalle cui risultanze è emerso il passaggio verso il clan Cappello di alcuni affiliati dei Santapaola” scrive la Direzione Investigativa Antimafia. Il braccio di ferro del crimine catanese potrebbe subire presto dei nuovi stop sotto i colpi delle indagini di coraggiosi magistrati, aiutati dai ricordi di “astuti calcolatori” e da uomini redenti a caccia di un difficile riscatto morale.

 


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