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L'indagine

I Nas sequestrano casa di riposo
"Presentato ricorso al Riesame"


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Catania, monteverdi, nas sequestrano casa di riposo, Cronaca

Eseguito dai Carabinieri del Nas il provvedimento di sequestro emesso dal Gip di Catania su richiesta della Procura. La casa protetta Monteverdi era priva dei requisiti previsti dalla legge. Gli inquirenti stanno verificando anche dei ricoveri ospedalieri sospetti. (Foto Rei Tv)


CATANIA - Sembrano destinati ad essere le vittime di un sistema di soprusi e inefficienza. Sono gli anziani, indifesi e molte volte neanche autosufficienti, che decidono se non hanno alternative di trascorrere gli ultimi anni in una casa di riposo o in un centro d'accoglienza, per ricevere assistenza o semplicemente per scacciare via l'incubo della solitudine. Una scelta che significa "sacrificare" una parte consistente della pensione per affidarsi alle cure di queste comunità, che sorgono in diversi casi in semplici appartamenti o ville private trasformate per l'occasione in residenze per anziani.

Queste strutture, però, riassumendo le ultime operazioni dei Nas non sembrano garantire i servizi necessari per la cura dei pazienti e degli ospiti. Nell'ultimo mese, a Catania, i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione hanno scoperto tre centri, uno proprio stamattina, privi dei fondamentali requisiti organizzativi e funzionali previsti dalla legge. Nella serrata disposta dal Ministero della salute i sigilli dei carabinieri hanno colpito due comunità nel catanese, uno a Catania nel quartiere Nesima e uno a Misterbianco. Il provvedimento di sequestro notificato ieri invece è stato emesso dal Gip di Catania a conclusione di un'indagine coordinata dalla Procura etnea.

Ambulanza davanti alla struttura sequestrata (Foto Rei Tv)



Sequestrata la residenza per anziani gestita dall'Associazione Monteverdi, ubicata nell'omonima via, a pochi passi da Corso dei Martiri. Dagli accertamenti dei militari nella casa di riposo mancavano figure professionali essenziali come i fisioterapisti, ed inoltre il personale in servizio era inadeguato e non sufficiente. Dalle verifiche dei Nas nei turni di lavoro è emerso che nel pomeriggio e nella notte non erano presenti infermieri. Su queste basi il giudice per le indagini preliminari ha disposto i sigilli alla struttura che ospitava 28 anziani (dai 65 ai 95 anni) alcuni dei quali con gravi patologie, come il morbo di alzheimer e il diabete, che richiedono l'assistenza di operatori specializzati.

Disposto per gli anziani il trasferimento in altre strutture idonee, già avviato da questa mattina attraverso l'ausilio di ambulanze che si sono date il cambio per molte ore oggi in via Monteverdi. I familiari allertati si sono presentati nella residenza e hanno tranquillizzato i loro parenti. A dare supporto i dirigenti dei servizi sociali del Comune che hanno fornito la lista dei centri convenzionati dove poter disporre la nuova degenza.

Denunciato all'autorità giudiziaria per abbandono di persona incapace per vecchiaia o malattia il legale rappresentante dell'associazione. Nell'inchiesta c'è una zona d'ombra (e se fosse confermata sarebbe agghiacciante) che gli investigatori stanno approfondendo: in pochi mesi sono stati effettuati dieci ricoveri d'urgenza in ospedale e si pensa che potrebbero esserci delle responsabilità dirette di chi gestisce la residenza per anziani.

Accuse che l'avvocato dell'Associazione Monteverdi replica una per una. Si tratterebbe infatti di cinque ricoveri dovuti alla patologia del paziente e cinque causati da cadute accidentali di anziani molto in avanti con l'età. "Su questo punto abbiamo tutti gli elementi - dichiara a LiveSiciliaCatania l'avvocato Maurizio Magnano di San Lio - per poter dimostrare che si tratta di ricoveri che nulla hanno a che vedere con la presunta inefficenza della struttura. I cinque ospiti che sono caduti inoltre una volta dimessi dall'ospedale hanno fatto recuperato proprio all'interno della residenza protetta con esercizio di fisioterapia e riabilitazione. In merito alle mancanze sui requisiti organizzativi, funzionali e del personale in servizio, l'associazione è in possesso di una pianta organica - continua il legale  - che era perfettamente conforme a quanto previsto dalla convenzione firmata con il Comune".  Intanto già questa mattina l'avvocato ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame per revocare il provvedimento di sequestro.

 


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