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Mafia, condannati i fratelli Riela
La difesa: "Siano scarcerati"


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CATANIA – Processo Apate, a un anno dall'operazione è arrivata la sentenza del troncone con il rito abbreviato. I fratelli Rosario e Filippo Riela sono stati condannati a 6 anni con l'accusa di concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata ai danni dello Stato, il fratello Luigi a 4 anni per intestazione fittizia di beni e l'ex amministratore giudiziario Vincenzo Carelli è stato condannato a 2 anni e 8 mesi.

La decisione del giudice di prima istanza arriva dritto al cuore della famiglia che è stata, per più di un ventennio, uno dei simboli del mondo dei trasporti etneo, epicentro, secondo la magistratura, di affari e interessi cari alla mafia. Le indagini della Guardia di Finanza guidata dal colonnello Francesco Gazzani sotto il coordinamento del procuratore Giovanni Salvi e degli aggiunti Antonino Fanara e Agata Santonocito, hanno documentato i rapporti tra Rosario, Filippo e il fratello ergastolano Francesco Riela, killer condannato per associazione mafiosa che da dietro le sbarre avrebbe impartito le direttive su come gestire il consorzio Setra, favorendo, secondo le ipotesi degli inquirenti, elementi di spicco delle principali famiglie siciliane di cosa nostra.

ROSARIO, IL COLLETTO BIANCO. Gli inquirenti hanno ipotizzato che Rosario Riela avesse tutte le carte in regola per essere il “colletto bianco” della famiglia Riela, a partire dal “carisma -si legge nell'informativa redatta dal Gico della Guardia di Finanza- che gli deriva dalla particolare condizione di spicco in ambito mafioso del fratello recluso Francesco”. Questa caratteristica gli conferirebbe “potere decisionale e contrattuale in ogni sede e situazione”.

Non a caso Rosario è presente ai convegni internazionali organizzati dalla Esso carburanti, viene informato tempestivamente della morte di Paolo Rovagnati, patron della Rovagnati Spa, direttamente dalla sede centrale, ma soprattutto interviene -come ha svelato Livesicilia- “accompagnato da politici di Misterbianco” alla riunione nella sede di Italia Lavoro per ribadire: “Senza di me il Gruppo Riela è una scatola vuota”. Orazio Pellegrino, uno dei presunti accompagnatori di Rosario, ex assessore provinciale di Raffaele Lombardo e poi di Giuseppe Castiglione, ha negato di avere mai avuto rapporti con esponenti della famiglia Riela, smentendo gli inquirenti che parlano di “palese rapporto amicale tra Rosario Riela, Orazio Pellegrino e Francesco Galasso”, quest'ultimo era ai tempi vicesindaco di Misterbianco.

I SEGRETI DEL CONSORZIO SETRA Il consorzio Setra viene costituito nel 2005 ed ha come presidente Vincenzo Carelli, che contemporaneamente è consulente del gruppo Riela sotto amministrazione giudiziaria. Al suo interno, oltre alle ditte individuali di Giovanni Borzì, Salvatore Lombardo, Gianluca Vinci, c'è la New Style Log Srl, società che ha sede presso lo stesso stabilimento del gruppo Riela, rappresentata da Giuseppe Spina, figlio di Barbara Riela. Dentro al consorzio Setra c'è anche la Cargo Service cooperativa rappresentata da Filippo Intelisano, figlio di Giuseppe detto “Pippu u niuru”, reggente della famiglia catanese di Cosa Nostra, che insieme a Francesco Riela avrebbe messo in atto una strategia per contrastare i Santapaola e favorire i Carcagnusi, famiglia collegata a Vito Vitale, uomo dei Corleonesi palermitani. Dall'intesa tra Intelisano e Riela nasce una guerra mafiosa che culmina con l'uccisione, per errore, di Giovanni Riela al posto del fratello Francesco.

Tutti i clienti storici del gruppo Riela all'improvviso diventano clienti del consorzio Setra. Il consorzio Setra, amministrato fittiziamente dai Riela, si sarebbe ingrandito perché era il principale fornitore del gruppo Riela in amministrazione giudiziaria. Si arriva al paradosso che lo Stato, amministratore del gruppo Riela confiscato per mafia, diventa debitore per circa 5 milioni di euro del consorzio Setra, controllato dai Riela. Il controllo era sotto gli occhi di tutti, tanto che Rosario Riela si è presentato in prima persona, senza essere titolare di qualifiche che lo consentissero, dall'amministratore giudiziario insieme a Vincenzo Carelli per chiedere di prendere in locazione gli immobili confiscati. Secondo le ipotesi dei pubblici ministeri, il gruppo Riela avrebbe pagato con i soldi pubblici importi maggiorati per i trasporti eseguiti in subappalto con il consorzio Setra. Lo Stato ha pagato come dipendenti del gruppo Riela confiscato, proprio i fratelli Riela. I dipendenti del gruppo Riela, pagati dallo Stato, sarebbero stati in grado di collegarsi, durante l'orario di lavoro, direttamente con i computer del consorzio controllato dai Riela e lavorare per loro. Lo Stato avrebbe pagato gli autotreni del gruppo Riela confiscato per trasportare circa il 50% della merce del consorzio Setra.

LA REPLICA. Mario Brancato, legale di fiducia della famiglia Riela, è convinto dell'innocenza degli assistiti. “Sicuramente -spiega a LivesiciliaCatania- proporremo appello avverso questa sentenza che ha il sapore del compromesso perché il decidente, pur avendo riconosciuto la responsabilità dei Riela, oggi detenuti, ha concesso le attenuanti generiche applicando il minimo della pena e dimostrando che si tratta di soggetti tutt'altro che pericolosi”. “Adesso -aggiunge Brancato- ci attendiamo una scarcerazione degli stessi anche perché in caso analogo, nel processo Iblis, tutti gli imprenditori sono stati scarcerati pur avendo riportato condanne ben più alte di quelle dei Riela. Avremmo molto da ridire qualora questi dovessero restare in carcere, perché si dimostrerebbe che lo stesso ufficio ha due pesi e due misure, fatto che vogliamo escludere”. Secondo Brancato l'accusa di truffa ai danni dello Stato sarebbe “insussistente, e lo dimostreremo in appello e non posso escludere azione giudiziaria da parte dei Riela nei confronti dei veri responsabili della truffa, perché i veri truffati in questa vicenda sono i Riela e abbiamo appreso che vi sono strane connotazioni politiche che guarda caso la vicenda dei Riela era stata anticipata due anni fa in un libro. Ciascuno -conclude Mario Brancato- tragga le conseguenze che ritiene più opportune”.


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