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L'intervista

La versione di Ursino:
"Ecco come rilanciare Catania"


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L'imprenditore Giuseppe Ursino

L'addio polemico a Confindustria e l'adesione al Tavolo per le Imprese. L'imprenditore Giuseppe Ursino punta il dito contro quel clientelismo che ha "distrutto" Porto e Aeroporto.

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CATANIA. Imprenditore di prima generazione a capo di cinque aziende e due organizzazioni no profit, nel campo delle applicazioni web e delle energie rinnovabili, Giuseppe Ursino ha le idee chiare. Così com’è non va. Catania, e tutta la Sicilia, arrancano. “La via d’uscita, però, c’è”, spiega Ursino che da Confindustria se n’è andato sbattendo la porta e che oggi rilancia tutta una serie di iniziative attraverso il Tavolo per le imprese.

Partiamo, da due o tre idee per Catania.

“La nostra terra potrebbe vivere bene di turismo, non solo quello estivo fatto di costumi e spiagge: parlo anche del turismo congressuale. Ma per riuscire in tutto questo occorre un’organizzazione che sia vocata all’accoglienza. Avete presente il Porto? E’ servito solo a fare clientelismo: e, così, il porto da opportunità si è trasformato in problema. Uno status quo allestito da una piccola lobby che non si riesce a smantellare. E, poi, c’è l’aeroporto: un’altra struttura che non si riesce a valorizzare. Diciamoci la verità, non abbiamo un aeroporto che può farci fare il salto di qualità”.

Si è parlato, e tanto, di privatizzazione dell’aeroporto.

“Sì, è vero. Io non ho dati certi ma se ne parla tanto: si parla di due cordate ma non abbiamo certezze. Il punto, comunque, è: serve avere un aeroporto pubblico? Se serve solo a portare turisti e non per forza produrre utili, allora sì. Ma, allora, chiediamoci perchè a Catania non si è riusciti a chiudere con Ryanair. Quest’anno, più degli anni scorsi con la fine di Wind Jet la Sicilia è stata strozzata sotto molteplici punti di vista”.

Questione aeroporto ma anche infrastrutture e treni: scopriamo l’acqua calda se diciamo che c’è una carenza da far arrossire di vergogna?

“Siamo molto indietro anche qui. Porto un esempio: oggi la tratta Roma-Milano è più conveniente col treno che con l’aereo perchè puoi lavorare in wi fi ed hai più convenienza. Peccato che l’Italia finisca a Napoli e noi non possiamo usufruirne. Ma è tutto un problema di governance. L’opinione pubblica potrebbe avere una grande forza: ma l’opinione pubblica, nel più dei casi, è influenzata dai mass media ed i grandi poteri dell’editoria hanno deciso da tempo che solo le strutture del nord devono essere garantite. Non quelle del sud”.

Ed allora, da cosa ripartire?

“Un modo potrebbe essere quello di ripartire dalle energie rinnovabili. Sarebbe un inizio: c’è chi ha messo in giro che le energie rinnovabili andavano a braccetto con la mafia. In questo modo è stato ucciso uno dei pochi settori che dava spazio ai giovani ed aiutava l’Italia ad essere autosufficiente dal punto di vista energetico. Siamo indietro rispetto a tutti gli altri Paesi industrializzati”.

Da qui la Sua rottura con Confindustria?

“Certo. Non aveva alcun senso schierarsi contro. Non vi era nessuna ragione. Avevo anche proposto che tutte le aziende che hanno sede legale a Catania potessero avere un vantaggio associativo: appello rimasto inascoltato anche questo. Sarebbe stata una sorta di centralità del ruolo catanese all’interno di Confindustria etnea”.

E la sua adesione al Tavolo per le Imprese cosa costituisce?

“E’ un Tavolo che serve ad ispirare buone opinioni ai cittadini. Se, ad esempio, l’aeroporto rimane un luogo dove dare posti di lavoro e basta, non riusciamo a creare una idea di sviluppo. Ecco, perchè il Tavolo vuole avere una logica esclusivamente cittadina e non con secondi fini. Ci sono tantissimi catanesi in giro per il mondo: quando ritornano tutti mi dicono che questa città continua ad andare indietro. E’ arrivato il momento di cambiare le cose senza fare sconti a nessuno”.


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