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Il processo

Processo Lombardo, la requisitoria
Scontro sui tabulati di “Why Not”


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CATANIA – Continua a ritmi serrati la vicenda giudiziaria dell'ex Governatore siciliano Raffaele Lombardo. Nel processo in cui il politico di Grammichele è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato, si è entrati nel pieno della requisitoria che potrebbe protrarsi anche oltre le tre udienze inizialmente programmate. A prendere la parola per l’intera udienza di oggi è stato il Sostituto Procuratore Agata Santonocito che dovrebbe concludere già nelle prime ore del processo che proseguirà domani. A continuare nel sostenere l’accusa sarà l’altro Sostituto, Antonino Fanara. Il magistrato, nell’udienza che si svolge a porte chiuse con le modalità del rito abbreviato, ha ricostruito davanti al giudice Marina Rizza le vicende che a stretto giro avrebbero coinvolto Lombardo con personaggi di primo piano della mafia siciliana, tra cui il boss Rosario Di Dio, il geologo autonomista Giovanni Barbagallo (condannato a 9 anni e 4mesi nel rito abbreviato del processo Iblis per mafia) e l’altro “colletto bianco”, l’avvocato ennese Raffaele Bevilacqua, ritenuto dagli inquirenti il capo di Cosa nostra nel centro della Sicilia. Ad essere passati in rassegna anche il contributo dei collaboratori di giustizia che a stretto giro sono entrati con le loro dichiarazioni nel processo, si è passati da Eugenio Sturiale all’ex boss del clan Cappello Gaetano D’Aquino fino ai fratelli Giuseppe e Paolo Mirabile e all’ex reggente operativo della famiglia Santapaola, Santo La Causa. Accusa e difesa stanno però ribattendo colpo su colpo su un altro aspetto, quello relativo alla mancata acquisizione nell'ambito del processo di nuove prove. Un certificato di matrimonio, e dieci anni di intercettazioni captate dall'esperto informatico Gioacchino Genchi, contenute nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Catanzaro denominata "Why Not".  Indizi "rilevanti" secondo il Procuratore Capo della Repubblica, Giovanni Salvi, impegnato in prima persona in aula a sostenere l'accusa; "allunga processo" invece per l'avvocato Alessandro Benedetti, legale insieme a Guido Ziccone di Raffaele Lombardo. Sulla valenza della documentazione si è già espressa il giudice Marina Rizza non ammettendoli nel fascicolo processuale perchè ritenute irrilevanti per la decisione finale.

Nonostante, secondo la difesa di Lombardo, proprio grazie ai tabulati di "Why Not", emerga come l'ex Governatore alla vigilia delle elezioni europee del 2004 non si fosse mai recato nel rifornimento Agip del boss di Cosa Nostra Rosario Di Dio, i legali si sono opposti all'acquisizione dell'intera mole di tabulati  spiegandone le ragioni. "Era stato - spiega Benedetti a LiveSiciliaCatania - Lombardo a dire che lo stesso era stato intercettato da Genchi nell'ambito dell'inchiesta "Why Not" e da queste intercettazioni emergeva la totale falsità dell'accusa mossa da Rosario Di Dio, secondo cui Lombardo si sarebbe recato a casa del boss intrattenendosi per quattro ore. All'epoca – prosegue - l'avvocato Ziccone aveva inoltrato una richiesta alla Procura di Catanzaro per avere questi elementi per fare una verifica anche attraverso le celle telefoniche. La Procura di Catania deposita invece una serie di documenti che hanno riguardo a tutti i tabulati telefonici di Lombardo dal 2000 al 2007 per un totale di 330mila telefonate". Una mole talmente vasta che avrebbe causato a detta del legale un allungamento spropositato dei tempi processuali: "Nella migliore delle ipotesi saremmo andati al 2016, 2017. Per poi avere cosa? - si interroga l'avvocato - Il nulla così come confermato dalla giudice Rizza che nell'ordinanza specifica che non vi sia nessuno spessore probatorio nell'ambito del giudizio. Avremmo buttato altri quattro anni, noi invece difendiamo un imputato in cui il processo lo vuole fare e chiede da anni con forza di poter arrivare a sentenza. Per questi motivi abbiamo detto no all'acquisizione di questa documentazione". Opinione opposta per l'accusa. A spiegarne i motivi è lo stesso Procuratore Salvi. "Per i tabulati sono davvero stupito perchè  c'è stata una polemica sul fatto che ci fossero venendo accusati come coloro che non avevamo acquisito se non occultato questi documenti. Con un lavoro lungo e complesso siamo riusciti a trovarli nonostante non entrarono a fascicolo nel processo "Why Not". Abbiamo esaurito le richieste della difesa che voleva questi elementi, quando li abbiamo trovati e abbiamo prestato il consenso all'acquisizione non c'è stato l'ok della controparte".

Capitolo diverso invece quello riguardante un certificato di matrimonio risalente al 1983 i cui particolari sono stati rilevati a sorpresa nella giornata di ieri. La Procura aveva chiesto l’acquisizione del documento ritenendolo rilevante, di parere opposto il giudice che non ha accolto la richiesta. Lombardo, come ha descritto il Procuratore Salvi, è stato testimone di nozze di Renata Rizzo, sorella di Paolo, poi diventato Sindaco di Niscemi e cognato del boss Giancarlo Giugno. La donna convogliò a nozze con Salvatore Paternò, figlio di Angelo, capomafia di Niscemi. A fare da testimone per lo sposo c’era Giuseppe “Piddu” Madonia. Diventato successivamente il capo di Cosa nostra in provincia di Caltanissetta arrivando ai vertici della “cupola” grazie all’eredità del padre. “Piddu” è il figlio del boss Ciccio, ucciso nel 1978.

“Sul certificato – spiega l’avvocato Benedetti a LiveSiciliaCatania - voglio specificare che Lombardo partecipò in qualità di testimone della sposa, sorella del signor Rizzo, suo compagno di Università in medicina nel 1983 quando era un giovane trentenne. Testimone dello sposo era un tal Madonia che all'epoca secondo quanto emerge dalla nota della Squadra Mobile di Palermo non aveva precedenti penali e aveva il casellario giudiziario intatto attenzionato solo dagli organi inquirenti, nemmeno dalla magistratura”. Sulla parentela di sangue che legava “Piddu” al padre il legale di Lombardo replica: “Qualsiasi privato cittadino viene invitato a fare il testimone di nozze, non conoscendo i parenti dell'altra parte cosa deve fare? Chiedere davanti l'altare la fedina penale di tutti gli invitati perchè altrimenti interrompe il matrimonio?”.


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