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la risposta a Garozzo

Caso Oasi Cristo Re
L'Asp si difende


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CATANIA – Sul caso dell’“Oasi Cristo Re”, discusso ieri – 11 luglio – a Palermo durante l’audizione della VI Commissione permanente “Sanità” e alle dichiarazioni rese dal sindaco di Acireale Nino Garozzo, il direttore sanitario dell’Azienda etnea Domenico Barbagallo, intende precisare che l’Asp Catania, si è sempre attenuta a quanto previsto dal DP della Regione Siciliana del 4 giugno del 96, in materia di corresponsione della quota aggiuntiva sanitaria.

«Quanto riportato contiene inesattezze relative sia all’iter procedurale per l’integrazione della quota, che ai soggetti che possono beneficiare di una prestazione sanitaria aggiuntiva – continua Barbagallo - due soltanto, infatti, sono le condizioni alle quali è subordinata la possibilità di corrispondere una retta: l’autosufficienza non inferiore al 74% debitamente accertata e documentata e la prestazione in favore dell’assistito di trattamenti differenziati rispetto a quelli erogati dall’ente assistenziale. Questi ultimi, dunque, avverranno previa valutazione da parte della competente Unità di Valutazione Multidimensionale dell’Asp e formalizzate in un Piano Assistenziale Individualizzato. Tutte le prestazioni erogate in assenza di specifica valutazione, risultano infatti prive di titolo, poiché disposte motu proprio dall’Oasi Cristo Re, nel caso specifico. Ecco che nessuna presunta “illegittimità” può essere eccepita all’Asp Catania, anche in considerazione del fatto che la non autosufficienza – superiore al 74% - non implica la necessità di trattamenti sanitari aggiuntivi la cui esigenza, invece, può discendere solo da una valutazione complessiva del quadro clinico/sanitario dell’assistito. Quanto detto è necessario per comprendere che non sussiste alcuna documentazione che giustifichi il pagamento delle rette rivendicate dalla struttura acese».

«Dispiace apprendere le gravi difficoltà finanziarie dell’Oasi Cristo Re di Acireale – conclude il direttore Barbagallo – ma rammarica ancor di più, apprendere che le cause vengono addebitate illegittimamente all’Azienda Sanitaria provinciale di Catania che, peraltro, ha sempre, con grande correttezza e trasparenza, adempiuto ai propri doveri nei confronti degli utenti».

 


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