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LA DENUNCIA

Mineo, allarme sicurezza
Migranti in strutture non idonee


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MINEO - Il gruppo consiliare "Mineo prima di tutto" (composto da Nella Risuscitazione, Pietro Catania. Chiara Cutrona, Mario Noto e Cristina Venu)  ha appreso dai concittadini - invece che da fonti ufficiali - che nella notte tra il 5 e il 6 luglio sono stati portati a Mineo alcuni migranti, alloggiati in abitazioni private. Nel nostro ruolo di rappresentanti eletti dei cittadini di Mineo siamo stati contattati da molti, desiderosi di conoscere la situazione, poiché sono circolate nel paese tante domande ma nessuna risposta certa. Da una ricognizione effettuata in contrada Sant’Ippolito, nelle immediate vicinanze dell’Istituto Alberghiero, abbiamo riscontrato che quanto descritto ufficiosamente corrisponde a verità: in un appartamento al pianterreno sono presenti un gruppo di persone di origine africana. Il personale addetto a prendersene cura non ha però consentito di prendere contatto con loro, per conoscerne sia l'esatta provenienza che l’attuale condizione.

Né i Vigili Urbani né tantomeno i Carabinieri da noi raggiunti nelle rispettive sedi dichiarano di aver ricevuto alcuna comunicazione dall’Ente comunale riguardo a quanto nelle ore precedenti si andava decidendo e mettendo in atto. Fonti vicine ai responsabili del C.A.R.A. parlano dell’apertura di uno SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), ovvero un “intervento di accoglienza integrata” su scala ridotta (la normativa prevede l’accoglienza mediamente di 15 persone all’interno di uno SPRAR) finanziato con risorse provenienti dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. D'altra parte, tali strutture devono essere attivate con i necessari passaggi di legge dall'Ente comunale, ma il Sindaco, a tutt’oggi, non ha dato nessuna comunicazione al riguardo, né ai cittadini di Mineo né ai consiglieri comunali eletti a loro rappresentanza in Consiglio.

Nell’esercizio delle nostre funzioni di consiglieri, chiediamo con il presente comunicato alle Autorità competenti delucidazioni intorno alle seguenti questioni:

1) quale è l’entità numerica complessiva delle persone richiedenti asilo coinvolte dal progetto in questione (sempre che si tratti dell’apertura di uno SPRAR)?

2) se invece, come sembra, la decisione presa dai dirigenti del centro C.A.R.A. di dirottare parte dei nuovi arrivati in altro luogo diverso dal centro in Contrada Cucinella, e specificamente in alcune abitazioni nell'area urbana, è derivata dalla circostanza di un sovraffollamento all'interno della struttura del C.A.R.A. in conseguenza di nuovi arrivi di immigrati extracomunitari richiedenti asilo, quale è realmente lo stato dei fatti?

3) è possibile escludere ufficialmente e oltre ogni ragionevole dubbio la circostanza che i profughi destinati a risiedere nell'area abitata non siano ignoti appena entrati in territorio italiano, ma persone che abbiano già effettuato all’interno della struttura del C.A.R.A. un percorso di integrazione volto a favorire e promuovere il miglior esito dell'inserimento nella nostra comunità?

Gli interrogativi posti sono solo un doveroso riscontro alle richieste dei concittadini, nella convinzione che la trasparenza dei provvedimenti e delle problematiche che coinvolgono il bene comune e le garanzie di pacifica convivenza siano fattori importanti che non dovrebbero mai essere trascurati, a qualsiasi livello e soprattutto dalle massime Autorità cittadine investite della responsabilità di governare il paese nell’interesse e per conto di tutti i suoi abitanti.


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