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CONSIGLIO DI STATO

Atteso il verdetto
su Gennaro, Salvi e Tinebra


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CATANIA – La corsa per la guida della Procura, iniziata quasi due anni addietro, non è ancora completata. Oggi il Consiglio di Stato dovrebbe stabilire, una volta per tutte, chi è il Capo dell'Ufficio di piazza Verga. La decisione sarà depositata il 12 luglio, ma potrebbero trapelare indiscrezioni nelle prossime ore.

In corsa ci sono Giovanni Salvi (SCHEDA) attuale numero uno della Procura, Giuseppe Gennaro, procuratore della DDA ed ex presidente dell'Anm e Giovanni Tinebra, ex procuratore di Caltanissetta, attuale procuratore generale di Catania.

L'ARIA CHE TIRA. Il periodo dei veleni sembra finito tanto che Salvi, ai microfoni di LivesiciliaCatania, ha sottolineato più volte che “all'interno del palazzo c'è la massima sinergia sulle cose da fare, i rapporti con Gennaro e Tinebra sono stati sempre eccellenti”.

Insieme, Salvi e Gennaro hanno condotto l'operazione Fiori Bianchi, che ha portato all'arresto di 77 presunti affiliati alle principali famiglie mafiose etnee, entrambi stanno indagando sul settore della Formazione Professionale ed a cavallo dell'estate potrebbe essere eseguita l'operazione.

LA CORSA. Vincenzo D'Agata, l'ex procuratore di Catania, è andato in pensione il 27 febbraio del 2011: per quasi otto mesi, la sua poltrona è rimasta vacante e la guida dell'Ufficio è stata affidata -in quel periodo- a Michelangelo Patanè.

Salvi è stato nominato procuratore Capo il 2 novembre del 2011, dopo essere stato eletto dal Plenum del Csm dopo una votazione sul filo del rasoio. In un primo momento, Salvi aveva ottenuto dieci voti, raccogliendo il sostegno di Magistratura democrativa, Movimento per la Giustzia, due consiglieri laici di area Pd, il presidente della Cassazione, Ernesto Lupo e il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito.

Alla seconda votazione però, il vicepresidente del Csm Michele Vietti decide -a differenza del primo turno- di non astenersi e sceglie Salvi insieme a due esponenti di Magistratura Indipendente: Alessandro Pepe e Antonello Racanelli: Gennaro arriva secondo con un 11 voti e Tinebra conquista tre preferenze, visto che parte del suo consenso finisce in dote proprio a Salvi.

Dopo la nomina di Salvi, Gennaro e Tinebra decidono di fare ricorso al Tar del Lazio sostenendo che Salvi non avrebbe avuto esperienza nella lotta alla mafia, requisito che invece, secondo il Tar Lazio, “al momento della scelta del plenum del Csm, il Gennaro disponeva di tale elemento, così come il Tinebra, non lo possedeva invece il Salvi che, se ha certamente ampia competenza in materia di terrorismo, anche internazionale, non dispone di particolari esperienze in materia di criminalità mafiosa".

Trascorso quasi un anno da quella decisione, i giudici amministrativi potrebbero aggiornare il curriculum di Salvi con le operazioni antimafia che ha condotto dal momento dell'insediamento (LEGGI), che si sommano alla miriade di inchieste contro il terrorismo anche internazionale che ha fatto.  La sua nomina è stata annullata ma il Consiglio di Stato ha concesso la sospensiva. La decisione sul merito dovrebbe arrivare al più presto.

 


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